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giovedì, 30 dicembre 2004

Breve, ma illuminante. E' il botta e risposta su La Sicilia di lunedì di Giorgio Bocca. Come ci vede, a noi siciliani, -si chiede questo giornale sempre all'inseguimento- l' "anti-italiano"?

Basta un passaggio, uno solo: dove il nostro racconta di quando chiese a Leonardo Sciascia di spiegargli cos'era la mafia. Sciascia, per tutta risposta, si limita a dirgli di rivolgersi alla famiglia Valloscura di Carrapipi (i nomi sono inventati da me), senza dargli troppa corda. Bocca s'informa e scopre che i Valloscura sono una nota famiglia di mafiosi e ci tiene a farci sapere di essere rimasto un po' interdetto con Sciascia.

Non ha capito, insomma....

Io, invece, ho capito benissimo: come fai a sapere cosè la mafia, cosè la Sicilia, cos'è il Sud se non t'incontri personalmente con la nostra realtà. I "rapporti caldi" di Giafranco Miglio, "rilanciati" da Messori in uno dei suoi Vivai. Niente sociologia, niente fiumi d'inchiostro, niente inchieste costruite sui libri, niente dispacci o statistiche... Si può "capirla" solo vivendoci in Sicilia, solo "vivendola".

E dire che Sciascia era un siciliano "illuminato" ed un po', pure lui, "anti-italiano"...

sebastianomallia | Permalink | commenti (1)

martedì, 28 dicembre 2004

Una terribile energia dalle viscere della terra. La scossa che semina panico e distruzione, che sposta la terra e che incide persino su come "gira il mondo" (l'asse di rotazione del pianeta).

La sua terrificante ricaduta: un'onda d'acqua (il mare, per gli antichi, è simbolo della morte che tutto inghiotte e che tutto fa sparire) che si espande ed invade la terraferma, travolgendo tutto e tutti, senza distinzioni di nazionalità, sesso, colore, classe ed età.

Quale "metafora", quale "segno dei tempi", è più angoscioso e denso di quello che abbiamo avuto l'altro ieri?

sebastianomallia | Permalink | commenti

giovedì, 16 dicembre 2004

Il Duomo di San Giorgio a Modica Alta: ci càpito per la prima volta lunedì, per un matrimonio. E' per larga parte un cantiere. Un peccato ed una fortuna perchè finalmente qualcuno s'è accorto che le ricchezze non vanno buttate via, quando possono essere accessibili a tutti.

Entrando, mi sento avvolto dalla Storia: le alte navate, gli affreschi sul tetto, il ciclo pittorico dietro l'altare, i dipinti alle pareti. In una parola, il trionfo del nostro barocco -patrimonio dell'umanità: parola di UNESCO-, il ritorno alla vita dopo il terremoto del 1693, l'esplosione dei simboli cristiani.

In una parola, la Chiesa che si fa accessibile: tutelava con il latino il mistero liturgico (non ho nostalgie di tempi che non ho vissuto, ma cerco di comprenderli) ma insegnava con la bellezza e l'arte la fede e la sua storia anche agli illetterati. Ed essi, ammaliati, capivano, meditavano e pregavano, immersi in uno scenario nel quale erano uguali agli altri, in questo anticipo del Paradiso.

I pensieri si fanno molteplici: rimedito sulla lotta iconoclasta e sul suo essere espressione del ritornante gnosticismo (anche ora, ed in misura intollerabile) e penso che cosa ne sarebbe stato di contadini, villani ed analfabeti, della loro fede, del loro cuore senza quelle immagini, senza quel "catechismo muto" straordinario che ti educa emozionandoti.

E ripenso ad Andrè Frossard, il convertito che, Dio, "L'ha visto":

"un mondo, un altro mondo d'uno splendore e d'una densità che rimandano di colpo il nostro tra le ombre fragili dei sogni irrealizzati"

Un mondo raffigurato, con i poveri ed inadatti colori molteplici e sgargianti del Barocco, nelle tavole di questa chiesa che ritornano in vita, meglio che con le ancor più povere parole -che pretendono di farsi sentire ed apprezzare, più sono difficili ed astruse- di certa teologia a noi contemporanea.

Ripenso, infine, alle radici che l'Europa dei burocrati (non a caso grigi, scoloriti) ha deciso di recidere: le tolgano pure dalla loro carta, chè di esse testimonieranno -come rami frondosi- "le pietre".

E, fra esse, pure quelle affrescate delle cattedrali e dei duomi, delle cappelle, come San Giorgio a Modica Alta, Sicilia, Italia.

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domenica, 12 dicembre 2004

E' successo di nuovo.

Stamattina, su RAI SAT Ragazzi. Mia moglie e mio figlio fanno colazione, mi sento chiamare ed ecco di nuovo Elmo (vedi post sotto) occuparsi di nuovo di "famiglie". Non ha ospite Cecchi Paone, ma basta l'elenco visivo delle famiglie filmate: una indiana, una semplice e poi... tre facce. Due uomini di colore con una bambina, anch'essa di colore, che assaporano un gelato.

Ho visto: mia moglie non si sbagliava.

Subito dopo il pupazzo va a ballare con al "famiglia nonsocome": ancora due uomini, un po' attempati. Si badi bene, non i "fratelli nonsocome" ma la "famiglia nonsocome".

Semmai, prima, i bimbi non avessero capito...

sebastianomallia | Permalink | commenti

mercoledì, 01 dicembre 2004

Con l'aria di chi dice : "E ora beccatevi questa", il prof. Emanuele Severino, sul Corsera di stamattina, ha rilanciato le sue "ragioni" a favore della sperimentazione sulle cellule staminali embrionali, nonostante lui e la Svizzera di cui si fa propagandista siano stati superati proprio da quella "scienza" che vorrebbero imporci.

Rimando al suo articolo per la tesi.

Da neanche Bertoldo ma Bertoldino (e forse, quasi quasi Cacasenno) quale sono, mi permetto di abbozzare una antitesi di buon senso prima che di filosofia: lascio alla fanteria pesante cattolica le risposte sul piano aristotelico e filosofico.

Il centro del ragionamento del filosofo palermitano dovrebbe essere questo: se l'embrione è un essere umano in "potenza" egli contiene -appunto- il potenziale sia dell'essere umano sia del non essere umano, sicchè sarebbe da dogmatici (categoria che egli affibbia, senza molta originalità, alla Chiesa Cattolica) aderire a priori ad una equazione uomo in potenza = uomo tout court, in quanto l'uomo in potenza può divenire anche un non essere uomo.

Ma, c'è da chiedersi, cosè un non essere uomo? O esso è un non uomo ovvero non è nulla, perchè è un non essere.

In quest'ultimo caso egli morirebbe da sè: dolore sì, ma pazienza, perchè egli non è ma non per mano d'altri.

L'interrogativo, però, con lo spostamento del non davanti alla parola uomo apre scenari inquietanti: se dall'embrione può venir fuori, secondo la potenza impotente di Severino, un non uomo vien da chiedersi cosa intenda egli con questa definizione. Forse egli allude ad esseri che, per malformazioni, deficenze psicofisiche o altro, ci porterebbero a definire questo alternativo esito dell'uomo in potenza non uomini?

E se così è, gli esiti, sul piano della bioetica non sembrano somigliare tremendamente a quelli dell'eugenetica o, peggio, del razzismo biologico?

Non vogliamo pensare che Severino abbia potuto pensare a questo.

Resta il fatto che l'essere umano, in fondo, è sempre in potenza qualcosa di nuovo: anche dopo che è nato. Solo che mentre all'uomo nato viene riconosciuto il diritto alla vita sicchè egli può decidere ed operare da sè anche di non essere qualcosa, all'embrione -che pure è potenza anch'egli- non si vuole darlo (il che è impossibile, perchè egli non può esercitarlo) nè gli si vuole tutelare (il che è possibilissimo, invece, alla società ed allo Stato).

Non è un caso che il concetto di persona, nel cristianesimo, non si completi neanche con la morte: l'uomo morto non diventa un non essere, ma -già da questa vita- è in potenza un uomo "diverso". Un cambiamento, un "divenire" -questo- che determina, proprio come nel caso dell'embrione, conseguenze anche "fisiche" (la resurrezione della carne).

Un ultima cosa: si dice che da Aristotele non si può prescindere, sia che siamo laici o cattolici.

Ho la sensazione che, tagliate via e gettate alle ortiche le radici cristiane, questo ritorno alle radici greche (filosofiche) sia il preludio di quello che ci aspetta: "abbiamo in comune solo questo, per cui, attenetevi ad Aristotele, Platone e C., senza disturbarci con il vostro Cristo" ovvero, più filosoficamente, "con il vostro Tommaso d'Aquino". 

sebastianomallia | Permalink | commenti (3)