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martedì, 22 febbraio 2005

 Se n'è andato pure lui. Ma, paradossalmente, è andato via per esserci più vicino, per essere più presente che mai alla realtà.

Da stamani, presto, Don Luigi Giussani non percepisce più il Cristo che gli aveva rivoluzionato la vita come una Presenza da riportare con quella che -con una delle sue grandi intuizioni del linguaggio- chiamava la sua "memoria". L'anima del Gius è uscita dal fluire della storia per tuffarsi nell'eternità, nell'eterno presente, nell'eterna Presenza del suo Gesù.

Ho detto altrove che questi giorni stanno davvero segnando, forse, la fine di un'epoca. Un passaggio cruciale, un salto di prospettiva.

Ma questa idea necessita di riflessione e di qualche conferma in più dagli avvenimenti.

Mi interessa ora Giussani, lo straordinario -nel senso, anzitutto, di "poco o nient'affatto ordinario"- interprete di una stagione drammatica per la fede e per la vicenda umana. Un tipo davvero "alternativo", di quelli che dimostrano con i fatti la fecondità binaria del Cattolicesimo, questo tesoro con cose vecchie e cose nuove. Come il linguaggio giussaniano, una svolta, una rivoluzione, un novità "vera", non certo uno slogan, come quelli di quegli anni anche di una certa chiesa. Un linguaggio difficile ma affascinante, in cui i concetti non sono stati mai vuoti: l'avvenimento cristiano, il concetto di memoria... poche cose, quelle che ho letto, di cui sento però -tutt'ora- il fascino e la fecondità.

Come non contrapporre un tentativo così titanico -eppure così "lanciato da basso", da un semplice liceo milanese- alla ripetizione di termini inflazionati fuori e dentro una chiesa, un certa chiesa, "pappagalla" (aggiornamento, riforma, ecc.) che ripete le stesse cose da quasi quarant'anni?

In questo "deserto" lessicale (segno di una aridità spirituale, a dispetto degli spifferi, a sproposito sentiti ovunque e accreditati allo Spirito Santo), la prosa di Don Giussani si pone come elemento in grado di "dividere" e di "seminare": chi l'ha seguito è diventato fecondo e i suoi frutti si sono tutti visti.

"Spaccava" CL, la sua creatura, segno di coraggio in un ambiente ostile ed armato. "Spaccano" la cultura le sue iniziative, a partire da quel Meeting, impostosi come un avvenimento in grado di segnare -anno per anno- il mondo cattolico, culturale e non. "Spaccava" Giussani, ben sapendo che, per seminare, bisogna prima dissodare e, appunto, spaccare il terreno, la realtà, la cultura.

E così, per esempio, sfogliando un libro uscito dopo l'11 settembre, in mano a un amico cattolico "progressista", ritrovo CL fra le fila degli integralismi. Eh sì, doveva subire anche questo, il Don, le incomprensioni di chi comprendeva benissimo e, proprio per questo, magari aveva paura. Gli anatemi e i distacchi di certa intellighentia spocchiosa e, probabilmente, un po' pigra ed annoiata.

Ma non c'era da temere, c'erano i suoi ragazzi; quelli che, fino alla fine, hanno pregato per lui e che, ora, potrà seguire ad uno ad uno dal luogo in cui ciò che avviene è sempre presente. 

sebastianomallia | Permalink | commenti (3)

martedì, 15 febbraio 2005
Lo hanno notato in tanti: l’ultima veggente di Fatima se n’è andata nel pomeriggio di un giorno tredici del mese, così come, nel 1917, lei stessa ed i suoi cuginetti Giacinta e Francisco Marto, videro la Vergine il tredici di ogni mese e così come, nel mese mariano per eccellenza, il 13 maggio 1981, si avverò (con l’attentato al Papa, secondo la lettura datane dal Custode stesso dell’ortodossia cattolica) la terza parte di quel segreto che le fu affidato da quella celeste Presenza.

In una inquietante -o consolante, a seconda dei punti di vista- “numerologia cattolica” (che non ci spaventa affatto, al contrario di un certo laicume che -sui giornali- sostiene la ragione pura e dura per poi, la sera, recarsi di nascosto a rinverdire strani riti o a far ballare i tavolini evocando le voci dei morti), i minuti della morte, trascorsi dopo le 17.00 (ora fatale dello sparo di Alì Agca, partito diciassette minuti dopo), ci riportano anch’essi al mistero dell’apparizione: venticinque, giorno del Natale e, prima ancora, giorno del concepimento di Gesù nel calendario della liturgia romana.

Sono i segni che sono donati ai semplici per seminare certezze e scavalcare ragionamenti, dubbi, perplessità per loro -grazie a Dio- non doverosi, e che nella morte di questa carmelitana portoghese fanno intravedere la fine di una vicenda che ha segnato il ‘900, proiettando la profezia delle tragedie che lo avrebbero funestato e reso “breve” e cioè compreso tra l’esplosione delle ideologie che lo avrebbero contrassegnato, dal loro approdo al potere totalitario ed il crollo, più che di un muro, del simbolo stesso dell’ideologia più pericolosa, perché più subdola e menzognera.

Nel chiuso della sua clausura, Suor Lucia Dos Santos è rimasta ai margini della storia, così come lo era stata quel giorno in cui tutto iniziò: in una radura di pascolo, lontana dalle città che contano, nel più periferico -e non solo geograficamente- dei Paesi europei, il Portogallo.

Ma, da quel momento e -a quanto dicono le cronache- per sempre, anche nella sua cella di contemplativa, questa donna ha visto dipanarsi gli eventi da una prospettiva che non era umana, che non aveva bisogno di gazzette, di televisioni o di portali telematici per “vedere” e per “capire”.

E, soprattutto, rendendo “testimonianza” di quello che le fu dato di vedere, l’ultima veggente di Fatima ha influenzato -sempre secondo quella prospettiva- le scelte future di milioni di uomini e donne le cui sorti, più che dagli apprendisti stregoni del potere di ogni tipo e specie, sono rette dal Figlio di Colei che le parlò.

Qualcuno ha notato che lo scenario di questa avventura -brevissima e drammatica per i due testimoni morti bambini subito dopo le apparizioni, quasi centenaria per la loro cugina ulranovantenne- è questa, allora insignificante, marca portoghese nota per aver assunto il nome di una delle figlie -la prediletta- di Muhammad, il profeta dell’Islam, nel quale la Madre di Gesù Cristo è pure solennemente venerata.

Altro “segno”, pure questo, di un intreccio che ritroviamo nell’apparizione mariana della “nostra” epoca: la discussa, dilaniante ed imponente (per milioni di pellegrini) vicenda di Medjugorje, il villaggio dell’Erzegovina dove il comunismo ateo sembra aver passato idealmente il testimone al conflitto etnico e religioso, dove ad un incubo pare essersi sostituito un’altro, materializzatosi nel crollo di altri muri, quelli portanti le due torri del World Trade Center di Manhattan.

Avrà visto anche questo, la fine di un secolo “breve” e l’inizio di un’altra sfida, prima di morire, l’ultima veggente?

sebastianomallia | Permalink | commenti (6)

domenica, 13 febbraio 2005

Suor Lucia di Fatima se ne è andata.

Un giorno 13, come quel 13 maggio del 1917 in cui cominciò la sua straordinaria avventura "al servizio" della Vergine.

So bene che è inutile pregare per lei. So altrettanto bene che, invece, adesso potrà ascoltare -e riferire- le mie, le nostre preghiere.

Per un disguido, metto solo ora nel sito il pezzo di Messori sulla visita di Mel Gibson a Coimbra, nel monastero dell'ultima veggente.

L'avventura dei cristiani continua, anche quaggiù...

sebastianomallia | Permalink | commenti (5)

lunedì, 07 febbraio 2005

Stasera alle ore 22.50 su RAIDUE, interventi di Messori nello speciale di Minoli sul Papa
"Una parte di anima chiamata corpo"
Non perdetelo.
Scusate, ma l'ho saputo solo ora...

E domani, sul Corriere, ancora Messori sul tema delle dimissioni....

sebastianomallia | Permalink | commenti (3)

venerdì, 04 febbraio 2005

Uno straordinario Card. Biffi da settimane ci delizia su Radio Maria con alcune eccellenti catechesi sull'escatologia cristiana.

Nell'ultima, il porporato ricorda l'intuizione paolina sulla fine dei tempi: deve avvenire che, prima della venuta nella Gloria del Cristo, il popolo ebraico si converta. Ed è uno degli ultimi "segni" della fine imminente, assieme alla manifestazione dell'Anticristo.

Su questo ritorna pure Biffi, ricordando il giovanneo richiamo ai più anticristi, da considerarsi manifestazioni di quello che sarà il "vero" Anticristo per eccellenza.

E' interessante notare come questo binomio si sia, in effetti, manifestato proprio in relazione ad uno dei più evidenti (e "marchiati") anticristi della storia: Adolf Hitler. Suo contemporaneo, non a caso, e quell'Israel Zoller (Eugenio Zolli) -rabbino capo di Roma- che si convertì al cattolicesimo anche, se non soprattutto, per il ruolo ricoperto da Pio XII in difesa degli ebrei.

I due "segni" si accompagnano, quindi, significativamente anche nella storia, forse (ma la Scrittura ne è sicura) per indicarne la fine.

sebastianomallia | Permalink | commenti (6)