Se n'è andato pure lui. Ma, paradossalmente, è andato via per esserci più vicino, per essere più presente che mai alla realtà.
Da stamani, presto, Don Luigi Giussani non percepisce più il Cristo che gli aveva rivoluzionato la vita come una Presenza da riportare con quella che -con una delle sue grandi intuizioni del linguaggio- chiamava la sua "memoria". L'anima del Gius è uscita dal fluire della storia per tuffarsi nell'eternità, nell'eterno presente, nell'eterna Presenza del suo Gesù.
Ho detto altrove che questi giorni stanno davvero segnando, forse, la fine di un'epoca. Un passaggio cruciale, un salto di prospettiva.
Ma questa idea necessita di riflessione e di qualche conferma in più dagli avvenimenti.
Mi interessa ora Giussani, lo straordinario -nel senso, anzitutto, di "poco o nient'affatto ordinario"- interprete di una stagione drammatica per la fede e per la vicenda umana. Un tipo davvero "alternativo", di quelli che dimostrano con i fatti la fecondità binaria del Cattolicesimo, questo tesoro con cose vecchie e cose nuove. Come il linguaggio giussaniano, una svolta, una rivoluzione, un novità "vera", non certo uno slogan, come quelli di quegli anni anche di una certa chiesa. Un linguaggio difficile ma affascinante, in cui i concetti non sono stati mai vuoti: l'avvenimento cristiano, il concetto di memoria... poche cose, quelle che ho letto, di cui sento però -tutt'ora- il fascino e la fecondità.
Come non contrapporre un tentativo così titanico -eppure così "lanciato da basso", da un semplice liceo milanese- alla ripetizione di termini inflazionati fuori e dentro una chiesa, un certa chiesa, "pappagalla" (aggiornamento, riforma, ecc.) che ripete le stesse cose da quasi quarant'anni?
In questo "deserto" lessicale (segno di una aridità spirituale, a dispetto degli spifferi, a sproposito sentiti ovunque e accreditati allo Spirito Santo), la prosa di Don Giussani si pone come elemento in grado di "dividere" e di "seminare": chi l'ha seguito è diventato fecondo e i suoi frutti si sono tutti visti.
"Spaccava" CL, la sua creatura, segno di coraggio in un ambiente ostile ed armato. "Spaccano" la cultura le sue iniziative, a partire da quel Meeting, impostosi come un avvenimento in grado di segnare -anno per anno- il mondo cattolico, culturale e non. "Spaccava" Giussani, ben sapendo che, per seminare, bisogna prima dissodare e, appunto, spaccare il terreno, la realtà, la cultura.
E così, per esempio, sfogliando un libro uscito dopo l'11 settembre, in mano a un amico cattolico "progressista", ritrovo CL fra le fila degli integralismi. Eh sì, doveva subire anche questo, il Don, le incomprensioni di chi comprendeva benissimo e, proprio per questo, magari aveva paura. Gli anatemi e i distacchi di certa intellighentia spocchiosa e, probabilmente, un po' pigra ed annoiata.
Ma non c'era da temere, c'erano i suoi ragazzi; quelli che, fino alla fine, hanno pregato per lui e che, ora, potrà seguire ad uno ad uno dal luogo in cui ciò che avviene è sempre presente.
sebastianomallia | Permalink | commenti (3)
![]()



