Mi fa un certo effetto vederlo così, vestito di bianco, fra la gente, con i bambini. Non è la sensazione di chi, essendo cresciuto con un Papa, vede ora quelle vesti bianche avvolgere un altro volto, un altro incedere, altri gesti: parlo proprio di lui, di Joseph Ratzinger, del Prefetto della Fede.
lo chiarisco subito: i moti che mi assalgono nel vederlo vestito così non sono di sorpresa. Questa è terminata subito dopo l'annuncio che era bastato il quarto scrutinio per eleggerlo: ho capito subito (ed ho i testimoni!) che era stato scelto lui. Questi moti sono, invece, di commozione, di tenerezza: quella di vedere un maestro, una guida, un baluardo del cuore diventare Papa. Ma anche, se non soprattutto, di vedere quest'uomo timido, nascosto eppure così vituperato fuori e dentro la sua, la nostra Chiesa, messo lì da un Dio che se ne frega delle nostre chiacchere, delle nostre false battaglie, delle nostre improbabili campagne elettorali pro eligendo Pontifice.
Non potevo, nè posso, non reagire così: tante, troppe volte avevo chiuso con scatti d'indignazione e di rabbia giornali riviste, anche quotate e lette in una Chiesa "che conta", dove l'insinuazione, la malignità, il pregiudizio ed il partito preso contro di lui erano di casa. Chissà, mi chiedo, se lo saranno ancora. Ma non importa: saprà garantire anche loro, ne sono certissimo.
Questi, in ordine sparso, senza pretese, sono degli appunti a margine della sua elezione, in attesa di seguirlo, meditarlo e continuare a volergli bene "da Papa".
Due livelli di superficialità
Sono quelli che, in questi giorni, hanno accompagnato il prima ed il dopo il Conclave. S'è detto, in primo luogo, tra la gente: "scontato che vincesse, lo dicevano tutti". Non è vero. Non tutti sanno -nè erano, per carità, tenuti a sapere- quale complessità animasse un Conclave come quello che ha eletto il decano dei Cardinali. Non tutti sanno le correnti che animano la Chiesa, la sua varietà umana, prima che geopolitica, spirituale ed intellettuale. Non tutti conoscono le tensioni che fanno vibrare la nostra vecchia e cara Catholica. L'elezione rapida, di chiunque, non era scontata: men che meno -per chi sa e legge- quella di Joseph Ratzinger.
Ma qui si è formato un secondo livello di superficilità: quello in cui ho sguazzato pure io, quello di chi ha creduto e crede di sapere e, per questo, ha finito col troppo dubitare. Pensavamo ci sarebbe voluto molto, anche se ragionevolmente molto: troppe cose da considerare, appunto, con l'immagine di Giovanni Paolo II ancora viva nei cuori e nella mente. E invece no: subito Benedetto XVI. Il Sacro Collegio ha dato una risposta meravigliosa e, sia chiaro, sarebbe stata così anche se l'eletto fosse stato chiunque altro. Ha detto bene Giuseppe Vassalli, il mio diacono: avevano giurato sulla Parola di Dio di scegliere il migliore, il più adatto, quello che avevano nel cuore. Così hanno fatto, con semplicità che non esclude ma percorre tutta la profondità e la complessità di questa scelta. Woytjla ci ha lasciato in eredità una Chiesa gerarchica capace di un segnale straordinario di unità e compattezza.
Il "prima" al posto del "dopo". E viceversa.
Deve aver influito, non poco, sulla scelta, la straordinaria omelia del nuovo Papa -da decano del Collegio cardinalizio- nella messa che ha preceduto l'inizio del Conclave. Deve aver risuonato, nei cuori, quel "noi abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, vero uomo" che ha tagliato come un fendente la nebbia del dubbio e delle inquietudine. Una frase che è una certezza ed, al tempo stesso, un programma. Ben più di uno slogan, in un contesto nel quale Ratzinger aveva l'occasione di fare "aperture", di dire e non dire, di farsi propaganda: una contropubblicità elettorale, con quella sua lucida e sferzante stoccata al relativismo, contro i "venti di dottrina".
Un discorso ma, soprattutto, un'omelia: chi l'ha letta sa bene che il neo Papa ha solo commentato, come un parroco qualsiasi, i tre passi della Parola di Dio che quella liturgia proponeva. Si è fatto servo della Parola. E i suoi pari ascoltatori l'hanno ritenuto, anche per questo, credibile e meritevole.
Dopo l'elezione, Benedetto XVI ha rivolto i suoi primi pensieri all'ecumene, agli ebrei ed al dialogo interreligioso. Ha capovolto tutto anche qui: non era questo il discorso da farsi "prima" di essere eletto, per "farsi eleggere"? Non era il caso di marcare, "dopo", la continuità con sè stessi. No, qui è tutto capovolto, come accade -non di rado- nel Vangelo stesso...
Saprà fare il Papa
Questa apertura, nella continuità di Giovanni Paolo II ci conferma e ci conforta con una certezza: come già, giovane Vescovo a Monaco di Baviera e, prima ancora, enfant prodige della teologia conciliare, seppe calarsi nel ruolo di custode dell'ortodossia, il nuovo Papa saprà ... fare il papa.
Così come per Giovanni Paolo II non dovremo avere paura: sappiamo infatti che, con Benedetto XVI, la roccia della fede resterà ben salda al suo posto. La Chiesa cattolica potrà ritrovarla sempre lì, quale riparo sicuro per i suoi figli, stanchi ed dispersi dal duro confronto col mondo, pronta ad accoglierli e proteggerli dai marosi. Anche di lui ci possiamo fidare, anche nelle imprese più insidiose, proprio perchè la barca di Pietro sarà condotta con mano ferma e sicura lungo le rotte della storia.
Come Benedetto, al cuore dell'Europa
Ha voluto darsi un nome straordinario: Benedetto, come il patrono d'Europa. Una scelta che denota il senso, tragico ma pieno di sfide da raccogliere, della Storia e del suo fluire. E' in atto una nuova barbarie, il disfacimento di un mondo sotto le insegne di un impero. Il cuore di questo processo è l'Europa, dove sono collocati i due polmoni della cristianità. Essi respirano affannosamente aria stantia, chiusa, viziata. L'Europa è consapevole dei suoi errori ma, per essa, questi errori costituiscono le sue uniche certezze. L'Europa s'inganna affermando che tornare a Cristo significa tornare indietro e, quindi, rimane ferma dov'è a rimirare sè stessa, ad autocompiacersi dietro il miraggio di un progresso tecnico che non è, però, il progresso dell'uomo.
Ecco allora il nuovo Benedetto per una Chiesa che riprenda la ri-evangelizzazione voluta da Giovanni Paolo II ma che sappia, prima di tutto, conoscere qual'è il vero Vangelo, il vero Cristo, la vera Chiesa da annunciare.