Dal sito: Lo Straniero di Antonio Socci
Ma neanche molti “intellettuali cattolici” hanno capito il Paese Mi ha colpito che ieri sul Corriere della sera siano tornati a riveder le stelle due famosi intellettuali cattolici che credevo desaparecidos: Vittorio Messori e Giuseppe De Rita. Il primo è tornato sulla scena non per difendere le posizioni della Chiesa in questo referendum (sebbene più volte sollecitato si è sempre rifiutato), bensì con l’infelice intenzione di rilanciare l’ottocentesco “caso Mortara” (di cui nessuno sentiva il bisogno se non i seminatori di discordie che cercano lo scontro fra cattolici ed ebrei). E’ un modo per degradare la fede cattolica a ideologia. De Rita a sua volta non ha trovato di meglio che attaccare le “autorità ecclesiastiche” perché non hanno obbedito alle sue indicazioni (dimostratesi peraltro sbagliate). Vengono in mente i versi di Eliot: “Dov’ è la vita che abbiamo perso vivendo?/ Dov'è la saggezza che abbiamo perso nella conoscenza?/ Dov’ è la conoscenza che abbiamo perso nell'informazione?”.
Volevo dire la mia sul quorum, sulla vittoria del buon senso e della vita, su Pannella, sul Riformista e la sua presunta terza via di analisi della loro sconfitta. E, invece, eccomi qui a commentare -con immensa amarezza- questa stilettata pubblica (pervenutami via e.mail due volte: forse si voleva che la leggessi a tutti i costi?) i cui termini -"desaparecido", "riveder le stelle", "degrado della fede cattolica"- lasciano di sasso.
Socci saprà certo, conoscendo Messori meglio di me e da molto prima di me, che lo scrittore di Sassuolo non ha mai, se non di striscio, affrontato temi di morale di alcun tipo. La ricerca, le pubblicazioni, la vita stessa di Messori sono state dedicate alle ragioni della Fede dalla quale sola, aldilà di qualunque "diritto naturale", scaturiscono molte delle conseguenze che vorremmo spiegare o suggerire ad altri che tale fede non hanno, o ricordare a chi questa fede ce l'ha annaquata al punto da non seguire la gerarchia cattolica. Rassicuriamo tutti, per averlo incontrato e sentito il giorno prima del referendum: Messori è stato ben lieto di non andare a votare e di averlo fatto anche su indicazione del Presidente della CEI.
Si voleva forse che parlasse per forza? Ma non è questo l'atteggiamento dell'inquisizione laicista, denunciato da Sciascia proprio a Messori (vedi La Sfida della Fede), che giudica e manda pure sui silenzi, oltre che sui fatti e le cose dette? Non bastava stigmatizzarne, poi, il silenzio: s'è dovuto pure metterlo in compagnia del De Rita (per Socci, pari sono) a sottolineare che chi è rimasto zitto s'è comportato esattamente come chi ha "disobbedito" alla Chiesa...
Ma non si è detto, giustamente, legittimamente, che astenersi era un diritto? Non s'è condotta una battaglia su questo diritto? Com'è che ora chi ha taciuto come in passato su questi temi -e non certo per furbizia, ma per coerenza e umiltà, credo, su una materia che non giudica sua, ma di chi ha davvero il dovere di guidare ed orientare (nella libertà) le coscienze- viene messo sullo stesso piano di chi è contro la Chiesa e le sue indicazioni?
Perchè allora, caro Socci, fra i suoi desaparecidos, non c'è elencato il Presidente del Consiglio, di cui -dopo- apprendiamo le nobili ragioni: forse che i silenzi non sono tutti uguali?
Sempre su questa scia di fiele, si afferma che lo scrittore cattolico sarebbe "riapparso" a seminar zizzania fra cattolici ed ebrei, con il "poco opportuno" caso Mortara.
Volendo prescindere dalla libertà (che anche in Socci apprezziamo e stimiamo, sul serio) di incursioni nella storia fuori dal coro, s'è forse accorto chi censura che non è uscito un libro del Messori, ma che è stata data alle stampe l'autobiografia di Edgardo Mortara in persona? E che l'uscita del libro era stata prevista con molti mesi d'anticipo (tanto da essere anticipata nel sito autorizzato dello scrittore il 31/10/2004).
Sa bene Socci che tutti -compresi lui e Messori- hanno parlatto e straparlato di Mortara: ora, lo scrittore di Sassuolo s'è permesso di far sì che potesse parlare, finalmente, anche lui, Mortara.
"Ma no! Non è opportuno! Taccia anche stavolta Mortara -con Messori- sennò gli ebrei si arrabbiano!" Da notare che, fra le mille cose che ho letto su Melloni e la sua sparata sui bambini ebrei non gli è stato mai detto che, forse, era opportuno che lo storico tacesse, viste le "discordie" fra ebrei e cattolici" che fece nascere quel caso... A Melloni questo è stato perdonato, a Messori no... Mah!
E, poi, che strana "morale" in appena cinque righe: si rimprovera Messori per aver taciuto e, subito dopo, per aver sollevato il velo della storia, dei documenti, non "tacendo".
Non è, infine, un modo per impedire il "degrado a ideologia" della fede cattolica, rendere pubblica l'autobiografia di chi quella fede l'ha misteriosamente ricevuta e, in molti frangenti, eroicamente vissuta? Non è, questo, un modo per dar contezza di "una Vita non perduta", ma guadagnata, "vivendo"?
Tiriamo avanti, con amarezza e voglia di dimenticare: il seme della zizzania cresce, però, anche nel giardino di chi ama la vita e, con essa, il Cristo.
Non lo farò mai più, ma questo è DAVVERO il caso: chiedevo consiglio a Messori sugli argomenti da usare, in un possibile dibattito on.line con il segretario dei DS della mia città.
Ecco la sua risposta, copiata e incollata da un e.mail personale:
Ti consiglio di procurarti al più presto l'intervista di Socci a Carlo Casini, dal titolo "In difesa della vita", ed. Piemme( www.edizpiemme.it ) E' appena uscita , è svelta e in poche pagine hai tutti gli argomenti per le tue repliche.
Ogni altro commento è superfluo....