Giorni duri: il lavoro prima delle ferie, malattie di stagione, accalorata frenesia politica cittadina. Poco tempo, dunque, per riflettere, leggere e per il blog. Diamo, con questo post un segnale che siamo, vogliamo essere vivi.
Fiducioso nella collega che fa da magistrato onorario, alle ore 8.30, sono in loco. Il simpatico e baffuto cancelliere, appena arrivato, però mi gela: la collega fa sciopero come tutti gli altri magistrati, i c.d. togati. Devo subito affrontare le due signore da me citate per una deposizione testimoniale: è la terza volta che vengono e non se ne fa nulla. Così tanti altri che vedo vagare per i corridoi della sezione. Ci è cascato qualche collega, venuto pure lui per un'udienza che non si terrà.
Ore dopo, una trasmissione radiofonica conferma il mio lontano ricordo (che volete, certe date uno cerca incosciamente di rimuoverle): il 14 luglio è l'anniversario della presa della Bastiglia, l'inizio dell'epopea giacobina, la fonte battesimale -ovviamente, nel sangue- del concetto di Stato, di istituzioni come oggi noi le conosciamo e le pensiamo. Proprio questo giorno i magistrati hanno scelto per scioperare contro la riforma (?!!) voluta dal governo di centro-destra.
Rifletto sugli esiti concreti e quotidiani di quel momento genetico, di quella sorgente "cultura del diritto e dei diritti", di quella "eguaglianza" che campeggia glorificata anche nell'aula d'udienza (climatizzata eppure vuota...) dove mi sono trovato prima: a ramengo, oggi, "la giustizia" spicciola, quella che il cittadino -così cominciarono a chiamare l'uomo soprattutto da allora- vorrebbe per avere certezze, sicurezza, pace. Il tutto sull'altare di un altro diritto: quello di sciopero di chi dovrebbe garantire i nostri.
Il tizio della radio è in vena di battute: "e mi raccomando, stasera, festeggiate e divertitevi, ma non prendete la... pastiglia!!" Eccolo qui, un altro esito di quei giorni sanguinosi del 1789: dalla moltiplicazione dei "diritti" alla dittatura dei desideri, delle voglie, dei vizi, delle dipendenze più o meno piacevoli.
Tutto, da allora, "è dovuto" e molte cose hanno smesso d'essere gratuite, donate: ci abbiamo davvero guadagnato?
sebastianomallia | Permalink | commenti (5)
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