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mercoledì, 21 settembre 2005

Esiste, secondo voi, la telepatia intuitiva?

Se si, credo di averne registrato un sintomo l'altro giorno quando, durante la pausa caffè, mi sono imbattuto nelle immagini televisive della celebrazione del Vittoriano dell'altro giorno. E' stato un senso di disagio, avvertito in particolare dopo la visione di alcune bambine, di bianco vestite ma bardate con altrettante fascie del tricolor nostrano, che danzavano sul "sagrato" di quell'altare della nostra amata patria.

L'occasione era la riapertura delle scuole ma, chissà perchè, è andata a coincidere non col lunedì 19, ma con il martedì ventisettembre.

Il disagio, inconsapevole, mi portava da subito con la mente (senza riflettere, però, sulla "coincidenza") alle manifestazioni del ventennio, coi figli della Lupa, arruolati per le occasioni che contano e per ascoltare le prediche che, in queste stesse occasioni, si declamano.

"Suggestione", penso, ricordando una passeggiata dell'anno giubilare dai Fori imperiali a Piazza Venezia con, nel bel mezzo del percorso, quel mausoleo voluto dalla nuova casta degli "italianissimi", a fare da trait d'union involontario (non erano profeti Cavour e compagnia) fra il luogo del paganesimo della Roma che fu e quello della Roma che si voleva, grottescamente, riportare in auge. Non sono, per un cristiano, segni dei tempi (sia pure di quelli che furono)?

Sbofonchio una battuta in merito, mi becco lo sguardo un po' perplesso dei due colleghi di studio che mi accompagnano e la cosa finisce lì.

Oggi, invece, il Corriere riporta le parole del Presidente della Repubblica dettate per l'occasione.

Porta Pia come Gerusalemme, insomma: l'uno e l'altro (purchè italiano) sarebbe nato in essa; in quello squarcio, il parto di una nazione, la fine della divisione e l'inizio dell'unità (quella "vera", perchè certificata dalla cartina geografica).

Ha buon gioco il cronista solferino (per la via da cui scrive, non per quella in cui pare incamminato) a bollar di "papismo" tutti gli "altri", ruiniani compresi: che c'è di più antipapesco che quel buco nelle mura di Roma, della fine del Papa pubblico finalmente ridotto (per i brecciaioli "riconsegnato") al solo potere spirituale, ricacciato -in ultima analisi- nella sua sacrestia?

E' sì, lì è nata l'Italia (poco importa se monarchica e non quella repubblicana da Ciampi presieduta) in un singolar parto in cui, dalla breccia, non si esce ma si entra.

E' nata, infatti, anche l'Italia che entra in casa nostra e che, alla faccia del liberalismo che voleva propugnare, fece tracimare lo Stato nella società. E' l'Italia del catechismo laico da diffondere, ostruendo qualunque altro.

Eh sì, sembra aver risposto infelicemente al Ruini "antipacstico", il nostro Carlazzeglio, mentre ripensava ai Sabaudi che breakavano, mentre ascoltava le note dell'inno patrio.

Noi siamo ancora i papisti e lo saremo sempre, anche se paghiamo le tasse in questo Paese, anche se abbiamo dovuto lasciarlo per la povertà che quei Sabaudi provocarono nel Meridione giusto da allora, anche se abbiamo dovuto pagare il dazio di sangue nelle guerre volute da quei italianissimi per difendere la loro statolatria ed il loro nazionalismo.

Il nostro (?) Presidente non ci degna nemmeno di uno sguardo nè di un pensiero. Ma, perchè mai dovrebbe, se ha inteso ed intenderà sempre rappresentare solo i figli della Breccia?

Post scriptum

Quegli stessi figli che, alle parole presidentesche, hanno reagito così di seguito (copio e incollo dalla newsletter dei lefebvriani: come dare, almeno su questo, loro torto?).

RADICALI/DEPOSITANO CORONA ALLORO PER ANNIVERSARIO 20 SETTEMBRE

Alle 16 alla Breccia di Porta Pia
20-09-2005 12:07
Roma, 20 set. (Apcom) - Verrà deposta oggi, alle 16, una corona di alloro presso la Breccia di Porta Pia, in occasione dell'anniversario del 20 settembre. A compiere il significativo gesto sarà una delegazione radicale composta dal presidente del partito Radicale, Sergio Stanzani, dal segretario, Daniele Capezzone, dal Tesoriere, Rita Bernardini. Ci saranno inoltre il segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato e il segretario di Anticlericale.net, Maurizio Turco.


PORTA PIA/ CIAMPI: ROMA CAPITALE ITALIA FU' COMPIMENTO DI UN SOGNO

Il Capo dello Stato celebra fine dominio Stato Pontificio su Roma
20-09-2005 12:45
Roma, 20 set. (Apcom) - "Mentre cantavamo tutti insieme l'inno di Mameli il mio pensiero è corso alla data di oggi, 20 settembre. Il 20-9-1870, Roma capitale dell'Italia unita in compimento del sogno risorgimentale". Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel suo discorso al Vittoriano, in occasione dell'anno scolastico ha voluto pubblicamente ricordare ed elogiare l'anniversario del 20 Settembre che, con la presa da parte dei Bersaglieri di Porta Pia, segnò la fine della dominazione dello Stato Pontificio su Roma e la sua annessione all'Italia, per diventarne la capitale.


PORTA PIA/ GIORDANO: DA CIAMPI UN GESTO SIGNIFICATIVO

Sancisce la fine del potere temporale della Chiesa su Roma
20-09-2005 13:06
Roma, 20 set. (Apcom) - "Un fatto importante e significativo, molto apprezzabile. L'esatto opposto di quanto accaduto qualche anno fa quando alcune personalità, tra cui Fazio e il principe Ruspoli, avevano visto tale episodio come una ferita della storia del nostro paese". Così Franco Giordano, capogruppo del Prc alla Camera apprezza la celebrazione dell'anniversario del 20 Settembre da parte del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. "Si tratta - sottolinea Giordano - di una vicenda storica che sancisce l'unità del nostro paese e la fine del potere temporale da parte delle gerarchie ecclesiastiche" sulla città di Roma.


PORTA PIA/ CAPEZZONE: GRAZIE A CIAMPI HA RICORDATO DATA CRUCIALE

Oggi alle 16 presenza radicale a Porta Pia
20-09-2005 13:13
Roma, 20 set. (Apcom) - "Desidero esprimere il mio ringraziamento al Capo dello Stato per le parole appropriate e quanto attuali, con cui ha ricordato il 20 settembre 1870, che mi hanno ricordato quelle (che mi parvero altrettanto opportune e benvenute) pronunciate nel corso dell'incontro tra lo stesso presidente Ciampi e papa Ratzinger nel giugno scorso". E' quanto afferma Daniele Capezzone, segretario di Radicali italiani. "Quella data dovrebbe rappresentare un motivo di festa per tutti - osserva Capezzone -, e in primo luogo per i credenti, che videro la Chiesa finalmente alleggerita dal peso mondano del potere temporale. E quanti cattolici dovettero (e devono ancora?) subire l'angoscia, il dramma personale di voler partecipare alla creazione di uno stato, di uno stato liberale e laico, e di essere - invece - 'compensati' con anatemi e scomuniche... Ed è quanto mai opportuno ricordare quella data proprio di questi tempi, mentre sembrano esservi ben più che nostalgie neotemporaliste da parte del clero conservatore, con le vere e proprie 'condizioni' dettate dal cardinale Ruini su tutto, non solo sui Pacs, come un vero e proprio attore della politica italiana". "Anche per questo, insieme a Rita Bernardini, Marco Cappato, Maurizio Turco e Sergio Stanzani, anch'io - annuncia il segretario dei Radicali italiani -, questo pomeriggio alle 16, mi recherò a Porta Pia, per ricordare quella occasione e gli uomini coraggiosi che la resero possibile".


PORTA PIA/ CIAMPI: ROMA CAPITALE ITALIA FU COMPIMENTO DI UN SOGNO -2-

Inviato attendente di campo a deporre corona
20-09-2005 13:19
Roma, 20 set. (Apcom) - Oltre a ricordare l'anniversario della Breccia di Porta Pia nelle prime parole del suo discorso per l'apertura dell'anno scolastico al Vittoriano Ciampi non ha fatto mancare una corona di alloro a Porta Pia in ricordo dei bersaglieri caduti il 20 settembre 1870. Di primo mattino, infatti, il Capo dello Stato ha inviato un attendente di campo a deporre la corona a Porta Pia.


PORTA PIA/VITTORIO FOA: STO CON CIAMPI, SONO PER LAICITA' STATO

E' "naturale" che la pensi così
20-09-2005 14:06 Roma, 20 set. (Apcom) - "Sono naturalmente per la laicità dello Stato. E sono con il presidente Ciampi". Vittorio Foa, dirigente del partito d'azione e padre storico della Repubblica, non ha dubbi nel plaudire alle parole del Capo dello Stato che stamani, in occasione dell'inaugurazione al Vittoriano dell'anno scolastico, ha ricordato la Breccia di Porta Pia quando Roma capitale d'Italia rappresentò "il compimento del sogno risorgimentale". Pochi giorni fa proprio Ciampi aveva ricordato, in un messaggio per i suoi 95 anni, "l'appassionato amore per la libertà" e "il rigoroso e costante impegno politico" di Foa.


LA MASSONERIA ALL¹OMBRA DEL TRICOLORE. DALL¹UNITA D¹ITALIA ALLA GRANDE GUERRA

Roma, 13 settembre 2005. E¹ ricco di iniziative il programma delle celebrazioni per la tradizionale ricorrenza dell¹Equinozio d¹Autunno e del XX Settembre - anniversario della breccia di Porta Pia - che quest¹anno coincide con una delle iniziative organizzate in occasione del Bicentenario del Grande Oriente d¹Italia di Palazzo Giustiniani.
Le celebrazioni prendono il via venerdì 16 settembre, alle ore 16,30, al Museo Garibaldino di Porta San Pancrazio con l¹inaugurazione della mostra sulla Carboneria e sulla fondazione del Grande Oriente d¹Italia, e, alle ore 17.00, con la prima sessione del Convegno internazionale di studi ³La Massoneria all¹ombra del tricolore. Dall¹Unità d¹Italia alla Grande Guerra². (Š)

Con i suoi duecento anni il Grande Oriente d¹Italia costituisce una istituzione imprescindibile nella storia ­ sia profana che massonica ­ dell¹Italia e dell¹Europa. È, la nostra, una tradizione fatta di sofferenze, lotte, discriminazioni. E, in qualche caso, di grandi ingiustizie subite e che, sino a pochi anni or sono, hanno molto pesato. Celebriamo oggi il nostro bicentenario senza imbalsamare il nostro passato. Viviamo il presente e guardiamo al futuro anche rivisitando criticamente la nostra storia. I nostri duecento anni sono stati spesi al servizio di nobilissimi ideali che hanno permesso di creare una società libera, moderna, democratica ed egalitaria, con religione e potere secolare separati e distinti. Sappiamo che la Massoneria è stata ed è, per alcuni, una presenza imbarazzante: ma questo è per noi motivo di orgoglio. Il fastidio che noi arrechiamo nasce, infatti, dai valori e non dagli interessi, dal desiderio di portare una voce costruttiva e non dall¹ambizione di costituire un potere ³altro². Il nostro spazio è quello della libertà e del confronto tra le varie diversità contro omologazioni e conformismi. Attraverso questa celebrazione intendiamo rilanciare il senso del nostro rinnovato impegno e della nostras capacità di offrire nelle Logge un momento di ricerca, di educazione civile, etica e morale: una ricchezza che mettiamo a disposizione del Paese per rafforzarne e accrescerne i valori su cui esso si fonda.
Il Gran Maestro Gustavo Raffi

Update del 25/9/2005

Mi giunge oggi una e.mail che mi permette di precisare che l'istituto Federici -dal quale ho tratto la rassegna stampa che precede- non è dei c.d. lefebvriani, bensì dei c.d. "sedevacantisti". La differenza c'è ed è giusto che venisse da me fatta la doverosa precisazione.

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martedì, 20 settembre 2005

Sono le nove e quattro minuti del mattino di oggi quando -rimasto in macchina davanti alla porta dello studio per il quale lavoro, giusto per ascoltare qualcosa a proposito delle dichiarazioni del card. Camillo Ruini e della CEI sui pacs nel commento alla stampa di una notissima radio cattolica- percepisco la seguente espressione:

"E mentre tutti i giornali impegnano i loro vaticanisti sul tema, il Corriere della Sera si diletta con il sangue di San Gennaro".

La battuta ha un certo impatto sul sottoscritto: ho il piccolo privilegio, in cambio del mediocre lavoro svolto alla cura del sito da lui autorizzato, di ricevere la sera precedente quanto Vittorio Messori ha già inviato al Corriere della Sera per che venga pubblicato l'indomani.
Il Corriere, dunque, si sarebbe "dilettato" con un resoconto dello scrittore cattolico su questo squarcio nel Mistero che, da oltre un millennio, tiene viva e rende appassionata la fede di milioni di napoletani, oltre a fare ammattire centinaia di scienziati. Molti di quali -per quel "diletto" che ha spinto Messori a scrivere diciotto libri che solo un caso, evidentemente, ha voluto che divenissero presso il pubblico altrettanti best e long sellers- sono stati interpellati personalmente dal giornalista.

Lascio ad altri il commento e la libertà di dire o criticare il merito di quanto Messori ha scritto: d'altra parte fra le cose messe nero su bianco dallo scrittore v'è sempre il doveroso ossequio dell'autorità della Chiesa Cattolica e l'altrettanto dovuta precisazione che nessuno, proprio nessuno, è tenuto per la fede nel Cristo a credere nel miracolo che quel sangue sembra volersi intestardire a ripetere.

Mi chiedo, invece, se la patente del "cattolico serio doc" debba essere per forza e solo il frutto di un esame in cui l'unica materia obbligatoria è la morale sessuale della Chiesa Cattolica e che si ripete ogni volta che qualcuno nel centrosinistra o nelle lobby di potere e di opinione che vivacchiano in questo Paese, in assenza di una posizione comune (o, semplicemente, di un'idea) su come uscire dalla crisi che ci attanaglia, decide di distrarre l'attenzione della gente e di chiamare alle armi sè stesso ed i suoi per queste "battaglie".

La ricchezza della Fede non sta, grazie a Dio, solo nella bellezza, nell'utilità, nei buoni frutti del suo insegnamento morale. Esso sarebbe un'utopia, una roba al pari della morale laica (che non si sa bene perchè dovremmo seguire, non venendocene nulla), se dietro -nascosta sempre più anche dal ridondare di questi temi- non ci fosse una prospettiva, un fascino, una realtà altra dalla nostra, miserabile, condizione.

Il sangue di un Santo sta lì a testimoniarla con la stessa dignità del suo esempio etico e spirituale, con l'efficacia (nel cuore) delle parole non dette, ma di un anelito legato, da sempre, ad una realtà che non si può rimuovere.

Se, quindi, la storia del millenario coagulo ematico napoletano è un divertissement, ben venga il diletto: produce frutto, entusiasmo ed energia per tutte le battaglie.

Nessuna esclusa.

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sabato, 17 settembre 2005

Sdegnato editoriale su Avvenire di stamattina (non è ancora on.line, provvedo più tardi se lo trovo) di Vittorio E. Parsi, il giovane politologo cattolico che scrive da anni sul giornale della CEI.

L'oggetto è la brutale, maleducata ed infantile decisione del governo turco (si, proprio quel modello di laicità irenica ed "aperta" di cui si parla due post sotto il presente) di "concedere" a Benedetto XVI di recarsi in Turchia -per rispondere all'invito del Patriarca di Costantinopoli- solo a partire dal 2006 in poi, subordinando il "visto" a questo, altrimenti per loro, "clandestino" ad una rimeditazione della sua posizione sull'ingresso di Ankara nell'UE e ad un'esplicita dichiarazione di favore proprio durante lo svolgimento della prossima e ventura visita.

Come si può vedere, siamo in perfetto old style: il "rinvio" al 2006 è una "sciabolata morbida" avendo il Patriarca invitato il Papa per i festeggiamenti in onore di Sant'Andrea del 30 novembre di quest'anno. E' con questi sistemi che la Turchia vorrà entrare nell'Unione?

A quest'ultima, per inciso, questa significativa schifezza "diplomatica" di Erdogan non fa certo un bel servigio: se davvero, come dice, l'Europa non è un club cristiano (vedi sempre il post sottostante), perchè mai l'opinione di uno dei suoi leaders religiosi (e non politici) dovrebbe avere tanto valore (al punto di non farlo neanche entrare in Turchia)? Non fa egli, così, un torto all'autonomia politica della "laica Europa"?

Se certe cose le avesse dette, che sò, Shroeder (che, invece, fa le fusa a 600.000 immigrati naturalizzati per il voto di domani) poco prima di rispondere a un invito turco o di recarsi, semplicemente, in vacanza ad Antalya, forse che il governo di Ankara gli avebbe mai negato il visto?

E, poi, il visto vale anche per i Capi di Stato?

Credo proprio che qualcuno dovrebbe seriamente rifletterci....

Update h. 13.12

Ecco l'articolo di Vittorio E. Parsi.

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giovedì, 15 settembre 2005

Più realisti del re...

Leggo che il capo della BCE, Trichet, ci intima adesso di far rimanere Antonio Fazio alla Banca d'Italia almeno per 5 anni. Dopo che avevo letto le sue uscite all'ultimo vertice europeo (con tanto di foto col dito accusatore) avevo cercato il suo nome fra i parlamentari e gli eletti in genere della nostra Repubblica, senza tuttavia trovarlo. Non dovrebbe, pertanto, avere molto titolo a dirci cosa fare o meno....

C'è da chiedersi, comunque, cosa faranno i Siniscalco, i Fini ed i "puri e duri" del laicismo moralizzatore dopo questa sua sortita: tireranno avanti, orgogliosi, con questa storia delle dimissioni ovvero cominceranno ad ingranare la classica marcia indietro? E -lato esilarante della vicenda- sulla scorta di quali argomenti (più o meno etici) sceglieranno l'una o l'altra strategia?

"Scomuniche" post mortem

Fra i tanti "paladini" dell'etica pubblica intervenuti sulla vicenda Fazio nei giornali, ritroviamo il presidente -chissà per quanto- dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Amos Luzzatto. La sua reazione pavloviana alle ingenue dichiarazioni del parlamentare di Forza Italia sui "banchieri massoni ed ebrei", lo ha portato alla negazione dell'evidenza: è certo ed è vero, infatti, che non tutti i banchieri sono massoni o ebrei, ma ci sarà stato (e ci sarà) pure qualcuno che appartiene ad una di queste due categorie... In fondo, non c'è nulla di male a fare il banchiere!

E, infatti, per negare l'evidenza, Luzzatto "scomunica" dalla comunità ebraica Camillo De Benedetti e subito succede il finimondo nell'Unione, della quale il figlio del defunto finanziere è, addirittura, uno del probiviri (è sì, la morale è spesso... scivolosa).  Il De Benedetti si dimette e Luzzatto, amareggiato dagli spintoni e dagli spifferi che arrivano dopo questa "piazzata", minaccia ora di farlo lui.

In effetti, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, non è proprio questo saldo monolite: educativa in proposito- la "spalla" del Corsera di oggi sulle "correnti" che si agitano al suo interno, "divise" anche sul giudizio da dare su Ariel Sharon e la sua politica.

In fondo questa storia è "consolante": certe cose non succedono solo nella Chiesa italiana...

Cattivo viso a cattiva sorte

Da qualche mese a questa parte, proprio il Corrierone (sballatosi completamente dal referendum in poi e divenuto la pallida controfigura del giornale autorevole e sobrio del passato) attacca con qualche impegno il Presidente del Consiglio. La nota scalata ricucciana (e l'ombra del cavaliere "mascherato") ha innescato la reazione a catena proprietà-direzione-redazione e ora è un improvviso e ripetuto "dagli al Berlusca".

Per questo gruppo giornalistico non mi sembra una bella figura (aldilà del giudizio complessivo sul Premier): che razza d'indipendenza è mai questa che si fa condizionare dalle manovre di ricambio della proprietà? Ma non dovrebbero, servendo per quanto possibile, la verità dei fatti, dire le cose come stanno a prescindere? Perchè mai, invece, il Silvio passato non era poi così male ed ora è diventato il demonio in persona?  

Politici sopraf(Fini)

Una manna dal cielo, questa storia del ritorno al proporzionale, per Gianfranco Fini (ancora lui!).

S'era già guadagnato la promessa di una ripassatina dai suoi colonnelli per la vicenda dei PACS quando il Capo di Stato Maggiore s'è deciso a rilanciare la nuova legge elettorale per calmare i bollenti ardori dei centristi.

Un sollievo, come dicevo, per il Generale di Corpo d'Armata: la prospettiva di perdere seggi, per una destra relegata in un cantuccio grazie al prop., ha tranquillizzato un po' tutti e riportato la discussione su questioni meno "eteree".

Ma mi colpiscono i tempi di reazione (e qui divento, finalmente, serio): come mai c'è voluto così poco per i ras di AN ad aggredire il loro presidente, mentre sono passati oltre due giorni per abbozzare un distinguo sulla legge elettorale?

Non sarà che, ancora una volta, in politica si fa sempre prima a dividersi (sulle questioni importanti) che ad unirsi (anche se, addirittura, su questioni di mera sopravvivenza del gruppo)?

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venerdì, 09 settembre 2005

Ora è davvero troppo.

Mi arrivano due mail: il primo è la newsletter di Rino Cammilleri che difende Antonio Fazio, il Governatore della Banca d'Italia. Il secondo è quello, periodico, degli scorrettissimi mattacchioni lefevbvriani del Centro studi Giuseppe Federici, che riporta un'intervista della moglie di Wim Duisenberg, il primo Banchiere Centrale europeo, trovato morto settimane fa in circostanze misteriose.

E' "troppo" perchè, da due giorni, mi pervade un leggero senso di nausea per la caciara mediatica sul caso Fazio di tanti sepolcri imbiancati e perchè, proprio stamani, pensavo al suddetto Duisenberg.

Per quella morte, avvolta nel buio, di un uomo tra i più potenti del nuovo ordine europeo, poche battute o quasi, ma molti dubbi.

Per il nostro Governatore, settimane di carta ed inchiostro su questa panzana della "credibilità internazionale" minata dal Fazio con il suo, presunto e ancora non dimostrato in un'aula di Tribunale, favoritismo per una banca italiana...

E dire che, ad esempio, reclama a gran voce le dimissioni del nostro un Gianfranco Fini la cui "credibilità nazionale" è tutta da ricostruire dopo le sue piroette sui referendum per una legge da lui voluta e votata dal suo partito...

E dire che -con imbarazzo- le chiede un Berlusconi, sotto processo (giacobino per quanto si vuole) per cose ben più gravi, al quale non mi pare Fini abbia chiesto di dimettersi...

E dire che è passato sotto silenzio l'ennesimo richiamo europeo alle riforme strutturali del nostro sistema: come dire, non pensate a stò Fazio, visto che i veri problemi sono altri.

Ma quante industrie italiane questo governo ha favorito -anche sottobanco e dovremmo essergli grati- senza che nulla si sapesse e si dovesse sapere.

Chi, dopo la legittima reazione sul tema delle intercettazioni, lassù -a nord di Aosta o Trieste- ha costretto i nostri politiconzi a diventare provinciali come il peggior centrosinistra nostrano? 

E' forse Fazio una vittima sacrificale, magari ancor più gradita perchè cattolica, da immolare ad un dio straniero? 

Update del 9/9/2005, ore 7.48

Rassegna veloce del TG5 delle prime pagine dei giornali di oggi: per Pier Luigi Battista, sul Corriere, quella contro Fazio non è una congiura anticattolica. Ma, Massimo D'Alema -forse su La Stampa e di ritorno dalla barca- ci tiene a farci sapere che il criterio dell'alternanza al Quirinale fra laici e cattolici non è più valido, essendo stato superato dai tempi.

Si, dai tempi referendari in poi....

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