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mercoledì, 23 novembre 2005

Vediamo un po'. Carlo Azeglio Ciampi è nato a Livorno il 9 dicembre 1920. Quindi, nel maggio del 2006, quando finirà il suo mandato, avrà 86 anni e mezzo circa. Karol Józef WojtyĹ‚a, Giovanni Paolo Magno, era nato meno di sette mesi prima, il 18 maggio 1920, ed è morto poco prima di compiere 85 anni, il 2 aprile 2005.

Il confronto fra i due non sarà certo sulle polemiche che, a suo tempo, si ebbero sulle dimissioni del secondo: grazie a Dio Ciampi gode ancora di buonissima salute che, lo speriamo sinceramente, lo accompagni per lunghi anni.

In realtà a me pare che, invece, il confronto lo voglia a tutti i costi qualcun altro: chi, insomma, vuole proporre l'attuale Capo dello Stato per un 'altro settennato al Quirinale. Con tutti gli auguri e le preghiere che potremmo fare per lui appare assai improbable che, a 93 (novantatre) anni suonati, il nostro Presidente possa giocarsi una chance di essere rieletto per la terza volta...

E allora? Allora non vorrei che tutto questo giro di valzer sulla sua rielezione (possibilmente legittima ed opportuna sotto il profilo politico) non nasconda l'intenzione di stabilizzarne la figura fino alla sua morte. Di farne, insomma, un Papa laico, magari da canonizzare con tanto di cerimonie e ricordi.

Il che ci fa capire che, certuni, devono stare proprio messi male, se hanno bisogno di trovate come questa.

sebastianomallia | Permalink | commenti (3)

martedì, 22 novembre 2005

Nel Corriere on.line di ieri appare questa notiziola sullo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia. Si afferma che, in presenza di acqua dolce proveniente dai ghiacciai così liquefattisi determinerà un blocco della Corrente del Golfo che fin'ora avrebbe garantito a Città come Londra di non avere le temperature -quasi glaciali- del Labrador (Canada).

Proprio ieri sera, però, su Sky Cinema 1 e 2 passano il catastrofico film The Day after Tomorrow, con i gravissimi danni arrecati da una nuova era glaciale sull'emisfero nord del pianeta. Causa della glaciazione: proprio il confluire di acqua dolce sull'oceano, secondo lo scienziato, interpretato da Dennis Quaid, al quale nessuno vuole credere ma che finirà, tragicamente, per avere ragione.

Una coincidenza? Forse. O, forse, i signori della rete TV hanno voluto favorire, diffondendo questa notizia, l'audience (meno probabile).

Ovvero ancora, chi ha diffuso la notizia lo ha fatto ben sapendo che l'utente avrebbe verificato -con l'impatto proprio di un film in cui non si lesinano gli effetti speciali- il risultato delle solite considerazioni sull'effetto serra, sullo spreco delle risorse del Pianeta, e via moraleggiando.

Non è un caso che il film si conclude con un vice-presidente americano (canuto e oltre la sessantina, un simil-Cheney, insomma...) che, dall'ambasciata del Messico, ove si sono rifugiati tutti i profughi americani che vivevano sotto la il parallelo ideale che passa per New York, confessa di "aver sbagliato", mentre il presidente -più giovane di lui..- muore nella sua fuga dalla Casa Bianca. 

Non ci credete? leggete l'articolo e vedete il film mercoledì su Sky Cinema 3 dalle 21.00.

sebastianomallia | Permalink | commenti

lunedì, 21 novembre 2005

All'isola di Saona (da Savona: tutto richiama quel ligure dal quale partì l'epopea del nuovo mondo) si arriva con i motoscafi dopo uno scenario irreale -le cosiddette piscine naturali, ricche di grandi stelle marine- e mezzoretta di navigazione e di vento sulla pelle.

Bello lo scenario, quasi incontaminato, ma non troppo dissimile dalle spiagge di Punta Cana e dell'albergo che ci ospita.

La gente è sempre la stessa: non mancheranno, certo, le teste calde (i giornali accusano la polizia di qualche eccesso di brutalità), ma la media umana che ci è dato di vedere è di una sorridente gentilezza, mista ad allegria che sembra davvero sincera. Solo il tizio che rompe le noci di coco col machete sembra in un certo affanno e tradisce una certa tensione di guadagnare, da noi appena arrivati, un euro il cui cambio col dollaro è alla pari proprio perchè alla buona.

Da appassionato dei Pink Floyd e dell'elettronica di Alan Parsons non mi sarei mai aspettato di trovare gradevole quell'insistente, ma non martellante, sottofondo di musiche caraibiche che ci invitano al ballo: persino io mi muovo un poco, dopo secoli, cingendo mia moglie.

Il pranzo, dopo un bagno caldo nelle acque tropicali, è semplice e buono. Si prolunga un po' per l'abbondante frutta e per la voglia di parlare.
Di colpo viene a sedersi con noi "Pocahontas" -così l'ho subito battezzata per le trecce da nativa sioux che un po' stonano a sud della Florida- una donna dall'apparenza di cinquantenne che stava accanto al guidatore della nostra barca.

Inizia una conversazione che si prolunga grazie al mio pur claudicante spagnolo: una pacchia linguistica per me che, dai dodici anni in poi, non ho potuto più parlare la mia seconda (o forse prima?) lingua.

La signora ha avuto -così dice, almeno- una vita movimentata: figlia di francesi, un diplomatico -a quanto ho capito- di stanza in Spagna nel momento più sbagliato possibile: le sinistre al potere e poi Francisco Franco. In famiglia non amano troppo le rogne e vanno via in Francia.

Qui crescono un po tutti, Maria –la nostra interlocutrice- compresa che si sposa e ha due figli prima di venire nella Repubblica Dominicana.
La più grande dei due rimane in Francia, vicino Montpellier. Il secondo e più piccolo sta con la mamma e cresce felice a Bayahibe, il porticciolo di pescatori da cui siamo partiti. La madre è felice per lui e preoccupata per la maggiore: troppo casino, oltralpe ed oltre l’Atlantico, che lei imputa ai magrebhini ed alla droga, capace di rovinare le vite degli uomini.

Eppure -anche se dissimulata dall’abbronzatura- i tratti di questa cittadina del mondo non sono europei: capelli corvini, bocca grande, voce profonda e un po’ rauca. Solo il naso è un po’ fuori luogo, all’insù, esposto al sole che brucia la pelle in soli tre minuti, se non ti proteggi.

La conversazione spazia su Chavez, il dittatore venezolano, sulla vita ai caraibi, e sulla sua impresa: proprio quella dei motoscafi che ci hanno portati qui. Lei ne possiede sei, una piccola flotta all’assalto ripetuto dell’isola. I suoi incursori la nostra mercenaria li noleggia preferibilmente per Club Med (il “numero uno” dice, con un filo di patriottismo): va bene la vita modesta, alla giornata, serena, ma business are business anche nella parte sud-orientale di Santo Domingo.

Notiamo che la gente sorprende per serenità: lei, che ha la faccia di chi sembra averla cercata a lungo, percorrendo molta strada, felice di fare ogni giorno che Dio la manda, o quasi, quel tragitto col vento in faccia sull’acqua turchese, lei che un po’ il mondo l’ha visto ci snocciola la chiave di tutto.

Niente droghe. Proprio così, niente stupefacenti. Una politica repressiva del governo e della polizia verso spacciatori e consumatori. Se ti trovano addosso la “roba” ti arrestano.

La riprova è la vicina Haiti, crocevia dei peggiori traffici -armi comprese- devastata, con la popolazione in fuga verso questo ovest alla rovescia che è, nell’isola, la Repubblica Dominicana. E poi Jamaica e Cuba: posti infidi e pericolosi, disordinati, per la nostra ospite a tavola. Anche li la droga gira indisturbata, per quella mentalità un po’ così, come quella che piace a tanti, troppi, qui da noi.

La vecchia cara “repressione” al posto del buonismo: non siamo in Svezia, ma ai carabi. La gente sorride, ti accoglie, non si spazientisce mai, sente sempre musica e, per finire la giornata, non ha bisogno di sballarsi. Gli basta ballare, al ritmo della vita.

sebastianomallia | Permalink | commenti

domenica, 20 novembre 2005

Vedo in tv che il card. Camillo Ruini sta tenendo un'omelia.

L'ennesimo "attentato alla laicità dello Stato italiano"?

sebastianomallia | Permalink | commenti

domenica, 13 novembre 2005

Riflettendo sull'et-et cattolico (vedi la premessa, due post sotto) il pensiero va a satana, il capofila degli angeli "pervertiti".

Non è un caso che egli abbia assunto il nome di diavolo (diabolos", colui che "si getta di traverso", dividendo): egli opera per separare, staccare, frammentare la realtà. E non è un caso che la divisione si spesso il frutto di scelte fra alternative (l'aut-aut che, nei secoli cristiani, s'è contrapposto al et-et cattolico, caratterizzando, ad esempio larga parte delle eresie).

La pensata sul maligno riguarda proprio il fatale "secondo istante" (per usare la celebre impostazione di Tommaso d'Aquino).

E' qui -per scelta, appunto, irreversibile- che Lucifero divarica sè stesso (il tempo al presente non è casuale, trattandosi di creatura puramente spirituale) : creato "buono" da Dio sceglie di opporsi a Lui creando l'insanabile frattura fra la sua natura e la sua volontà.

Non è un caso, quindi, che una radice satanica sia sempre presente in tutti i feroci moralismi (compresi gli ultimi, quelli ideologici), nell'etica garantita con le armi e l'arresto: satana è sì l'accusatore dell'Apocalisse ma conosce bene cosa è il bene, avendolo inscritto nella sua natura.

Ma, per scelta e volontà (una scelta che molti teologi ritengono dettata proprio dall'avversione verso il progetto divino dell'uomo e, probabilmente, con il disgusto verso la materia, la carne che, non a caso neanche qui, caratterizza il sempre ricorrente atteggiamento gnostico) egli perverte il bene, l'etica. Anzi, fra le sue attività preferite -quelle in cui, almeno, è possibile individuare i tratti della sua raffinata perfidia- c'è proprio questa manipolazione della proposta del bene attraverso la menzogna.

Ed è curioso -a me, ignorante come sono, non m'è mai capitato di sentirne parlare- che tanto più radicale, estremo ed integrale è il cambiamento della realtà proposto dalle ideologie sanguinarie, tanto più è possibile ravvisare (o sospettare) la longa manus di chi, appunto, quando "ha fatto la sua scelta" l'ha fatta "per sempre" ed in modo assolutamente contrario alla propria realtà.

Colui che ha scelto il distacco, la discontinuità "radicale" (altro aggettivo inquietante, specie se riferito ad alcune forze così accanite contro la Chiesa Cattolica...), sembra -insomma- volerci invitare, ricorrentemente, a fare altrettanto, magari con la furia di distruggere i segni del passato.

Non implica forse l'aut-aut, olte che una scelta fra le alternative, la sparizione, l'eliminazione financo dalla visione stessa, di quella per la quale non si è optato, perchè non ci possa più passare per la testa la possibilità di tornare indietro?

sebastianomallia | Permalink | commenti (4)