Pubblico di seguito il mio commento a Ipotesi su Maria di Vittorio Messori per il sito autorizzato dallo scrittore.
E colgo l'occasione per gli auguri a tutti gli amici e i visitatori.
Per arrivare, dunque, dal Figlio alla Madre ci sono voluti oltre 25 anni d’indagine, di libri, di studio e di meditazione.
Leggendo questo volume, però, ci si rende conto che è difficilissimo incasellarlo persino nel tempo: è l’Autore stesso a rivelare, infatti, che stava per mettervi mano -a dieci anni circa dal successo internazionale della sua prova di esordio sul Cristo- quando arrivò la chiamata di un certo Joseph Ratzinger, allora “Prefetto della Fede”, per un’intervista da fare al fresco di Bressanone.
Corsi e ricorsi: lo scrittore finirà di sviluppare il suo caleidoscopio mariano su Jesus dieci anni dopo l’uscita di quell’intervista (e dopo aver completato l’avviato percorso cristologico), per poi attendere altri dieci anni e riproporlo in libro, nell’anno in cui inizia il regno di Benedetto XVI, l’intervistato di allora.
Una piccola catena temporale di fatti, indizi e -se volete- enigmi tutta interna alla genesi di questo volume che ne è imbottito dalla prima all’ultima pagina. Tanto che diventa arduo capire se l’inizio sia la fine o se, da essa, si aprano altri mille affluenti.
Creatura sospesa (forse in senso persino letterale, “pendolare” com’è) fra il Cielo e la terra, Maria di Nazareth non si lascia afferrare, incasellare, limitare né nell’uno né nell’altra.
Ecco allora la Madre di Dio -l’eterea destinataria di soavi preghiere di ogni pregio- precipitarsi sulla terra a difendere dalla prescrizione il proprio buon diritto (parola di … avvocato difensore!) al lembo di suolo che fronteggia una grotta pirenaica. Oppure, all’opposto, affidare ad una piccola ed ignorante pastorella l’ardua e preziosa definizione del più complicato (e controverso) dei dogmi sulla sua condizione.
Profondità insondabili che ci portano nel cuore stesso della Verità trinitaria, che difendono il Mistero insondabile del Figlio, ma che suscitano il disprezzo dei “ fratelli separati”, pur essi suoi figli. Profondità della bellezza che riposa, sublime eppure in difetto, nell’arte dei geni e che, però, non disdegna il kitsch delle bancarelle, lo sconcerto del mercanteggiare le sue immagini povere e discutibili nei luoghi in cui Ella, inarrivabile eppure così accessibile, è apparsa.
Un libro di ossimori che sconcerta, che commuove, che, in ultima analisi, stupisce.
Perché lo stupore è il sentimento più intimo del bimbo che vede agire, parlare ed amare la Madre, libera perché umile serva, grande perché si è ritenuta piccola, piena perché è stata pronta a svuotarsi completamente.
Passano da Lei -mediatrice come solo una madre sa essere- le vie infinite della Provvidenza: imboccate pure la porta teologica e finirete per imbattervi in Lei; affastellate gli eventi che La riguardano e troverete in cima la visione del futuro; immergetevi nelle acque della mistica e la rivedrete accanto al Figlio.
Spirito e materia, Lei, come nessun altro, fra le creature: segno di ciò che saremo, se vorremmo quello che vuole da sempre Lei.
Nemica delle eresie -sottolinea, più volte, Messori- proprio perché una Madre tiene a tutti i suoi figli, perché non fa distinzione fra le cose di cui essi hanno bisogno: fossero esse le meno sublimi perchè le più quotidiane.
Va bene, dunque, a Maria, essere la “discepola”, la funzionaria diligente e sottordinata di un Ministero che appartiene al Cristo: ma, smessi questi panni che un certa teologia vorrebbe cucirle sulla pelle, e tornata “a casa sua”, la Madonna torna a fare la mamma, a dare tutta sé stessa, a studiarle tutte pur di aiutare e far crescere i suoi figli.
C’è, e neanche troppo al fondo di questo libro, il filo rosso dell’et-et cattolico, come ha benissimo osservato Roberto Beretta.
Maria è l’immagine -di più, la realtà stessa- della Chiesa di Suo Figlio: ciò che Ella proietta in qualsiasi cosa la riguardi non dà mai l’idea di uno schizofrenico passaggio da un estremo all’altro, bensì quella di un’unità solida, compatta nella sua molteplicità.
E poi, a riprova di una incomparabile familiarità con il Vangelo, ritroviamo in queste pagine il gusto (che pure non è certo da documento ecclesiale, anzi…) del richiamo al versetto della Scrittura, molto più di prima e come prima: come se fosse il tema stesso (a dispetto -o a conferma?- della discrezione con la quale gli evangelisti parlano di Maria) a sollecitare, più o meno incosciamente, l’emersione della Parola di Dio.
Ennesimo paradosso “mariano”: ma, secondo certuni, non è proprio il culto della Vergine ad oscurare la sola Scriptura che conti?
La multiforme sapienza di Dio, celebrata da Paolo, risuona -insomma- nella storia piena di storie di questa Vergine, il cui agire nella storia come nell’esistenza di ognuno, la cui presenza nei libri di alta teologia come nelle immaginette devote, rende appieno l’idea che tutti noi, così diversi, Le assomigliamo e siamo, in una prospettiva carnale oltre che spirituale, Suoi Figli.
Messori lo evidenzia nelle pagine (magistrali -oltre che per la sua leggendaria capacità di rendersi comprensibile e piacevole- per profondità dell’intuizione) in cui compone il mistero mariano con quello eucaristico, evidenziando come il primo “tenga” e confermi il secondo.
Non è esagerato affermare che, in queste Ipotesi su Maria, a modesto avviso di chi scrive, ritroviamo il miglior Messori di sempre.
Migliore perché è un “Messori cattolico”, nelle cui pagine convivono tutti i tratti che hanno contribuito a renderlo lo scrittore che amiamo: gusto della ricerca, solidità della documentazione, assieme all’esprimersi frequente di poderose intuizioni da cui egli stesso prende subito le “distanze”, con quel suo gusto discreto, eppure così umile, da “torinese”.
Il Messori dei Vivai, insomma, che stenti a distinguere, nella lettura di questo libro, da quello della trilogia del Caso Cristo e da quello di Scommessa sulla Morte. Il Messori instancabile indagatore del Mistero e della storia che sa indugiare però un po’ di più nella meditazione e nell’approfondimento delle mille sfaccettature dell’uno e dell’altra.
In questo caleidoscopio mariano, insomma, lo scrittore cattolico dà il meglio di sé stesso.
Come spesso capita quando, a richiederlo, è proprio una Madre.
Pachino, vigilia della Festa di Maria Ss.ma Madre di Dio
sebastianomallia | Permalink | commenti (4)
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