E' in corso, da un paio di giorni, un serrato dibattito sulle dichiarazioni rese dal card. Martino a proposito della richiesta dell'Ucoii (l'organizzazione che raggruppa molti gruppi di musulmani italiani) di concedere anche ai figli degli islamici un'ora di religione tutta loro, ovviamente dedicata al Corano e dintorni.
In questo dibattito è si è inserita un'intervita concessa a La Stampa da Vittorio Messori che ha destato le reazioni più disparate, ovviamente, anche nella blogosfera cattolica.
Lungi da me ergermi a non richiesto avvocato difensore di Messori, sebbene gli siano state appioppate attestazioni un po' bizzarre come quella di essere autoreferenziale: se ognuno di noi -sol perchè si sogna talvolta di uscire dalla linea tracciata da qualche cardinale o da qualche cosiddetto "ateo devoto"- dovesse essere tacciato di autoreferenzialità bisognerebbe dubitare seriamente della libertà nella Chiesa.
Anche perchè l'ora di religione non appartiene alle proposizioni dogmatiche di alcun concilio, nè ad insegnamenti pontifici ex cathedra, ma è il frutto di un Concordato che (sia pure con il respiro dei decenni) è tanto provvisorio da essere stato già riveduto e corretto dopo meno di sessant'anni.
Stiamo parlando, oltretutto, di un signore che, non più di un mese fa, ha ricevuto (e riceve ancora) entusiastiche adesioni ad una sua particolarissima idea (autoreferenziale?): quella di costituire, in ambito cattolico, una sorta di Anti Diffamation Legue sullo stile di quella ebraica, con tanto di avvocati (io stesso ho già in corso contatti con altri colleghi), giornalisti e, chissà, anche bloggers arruolati allo scopo.
E questo non è che il più recente esempio.
Fra cose che mi sono capitate di leggere attorno all'intervista messoriana, mi è sembrata singolare pure la riproposizione di un ritornello già sentito sulla vicenda del crocifisso: l'ora di religione, insomma, come quel simbolo (la cui portata inquietante per le coscienze è stata così... inquietantemente ridimensionata), l'ora di religione, dunque, "servirebbe" all'educazione complessiva dell'alunno, a fare "cultura", a farlo sentire sempre più consapevolmente "occidentale", conscio, in una parola, della sua vera storia e della sua genuina identità.
Ma vien da chiedersi: quante ore di religione servirebbero per far acquisire ad uno studente -con riferimento alla storia dell'arte, come a quella del pensiero o alla storia tout court- la consapevolezza delle proprie "radici cristiane"? O, almeno, quante ne servirebbero per tracciare i collegamenti (ormai sepolti da secoli di ..."secolo") fra la fede cattolica e il modo di essere italiano dei suoi genitori e, prima di loro, dei suoi avi?
Non dovrebbe essere, questo obiettivo, quello di tutta la scuola vera e propria, di una scuola che insegni non solo a "giudicare" con le lenti dell'oggi il proprio passato (intendendo con esso il coacervo di pensieri ed avvenimenti che contribuiscono a formarlo) , ma a "giustificarlo" secondo la mentalità degli infiniti "ieri", inclusi quelli cattolici?
Ed è singolare che l' "appunto" sulla funzione "culturale" ovvero "educativa" in senso lato, dell'idr -mosso a Messori- investa proprio lo scrittore che, da decenni ormai, a partire da anni in cui il clima era senza alcun dubbio molto più ostile di quello attuale (i famigerati Settanta), ha forse contribuito più di tutti a divulgare in tanti (e, soprattutto, in molti cattolici) proprio la consapevolezza che -appunto- si vorrebbe così ricavare dall'ora di religione.
Così come stona un poco che questo argomento polemico affiori proprio alla vigilia della riproposizione al grande pubblico (vedi post qui sotto), di quello sforzo decennale fatto di studi approfonditi ma anche di straordinarie capacità divulgative e, quindi, "educative" che sono i tre ponderosi volumi di Vivaio. Una riproposizione che, sarà bene ricordarlo, è il frutto di una scelta precisa, perseguita di tasca propria dallo scrittore: riscattarne i diritti dai Paolini per ripubblicarli sotto i tipi di una casa editrice non proprio "cattolica" (quella Sugarco, insomma, nata in appoggio al PSI ed oggi emergente realtà apprezzata dal pubblico dei credenti anche per operazioni felicissime, per i cattolici, come quelle relative ai libri di padre Livio Fanzaga).
Insomma, andiamoci piano ad accusare il nostro di masochismo, a metterlo sullo stesso piano di qualche tonaca dalle abitudini "tafazziane": il ragionamento non viene solo da chi può, avendo già dato e molto, essere considerato affidabilissimo.
Il ragionamento di Messori in quesll'intervista sottende una questione ancora più vitale dell'ora di religione, sulla quale meditare seriamente.
E' quanto faremo in un prossimo post.