E' l'alba di un'altra domenica di Resurrezione. Il giorno di Pasqua non è un giorno come gli altri: salta qua e la nel calendario, di anno in anno, fra i giorni di primavera, pronto a regalare a certi "patiti" (ed io sono uno di quelli) interessanti sollecitazioni.
Il Dio che ama ordire trame lungo la storia -e, nella storia, con la stessa vita di ciascuno di noi- spesso si compiace nel "giocare" con le date, disegnando significati e suggestioni anche con le coincidenze: non è forse Egli Colui la cui Parola, ad ogni lettura, richiama alla mente ed al cuore -ogni volta- un senso, un concetto, un sentimento sempre nuovi? Così egli, per chi come me ama "sfruculiare" nella storia, giocando con lui a trovarLo laddove Egli -giocando- si nasconde, è impareggiabile nel ricamare collegamenti e nodi nel calendario.
Anni fa -mi pare fosse propio il 2000- coincisero la Pasqua cattolica e quella ortodossa. Oggi, più "modestamente" forse (ma non troppo per me), è una di quelle Pasque non "come le altre": è un sedici aprile.
Una data "irrilevante" anni fa, ma che ora "polarizza" la mia attenzione e, dopo l'anno che è trascorso, la richiamerà per sempre. Oggi è nato il nostro Papa, Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, settantanove anni fa.
C'è da pensarci: prima Pasqua da Successore di quel Pietro che, dopo una corsa affannosa entro per primo nel sepolcro vuoto e vide che le bende non avvolgevano più il corpo del suo Maestro, nel giorno del suo compleanno. Ancora due anni, poi, di Giovanni Paolo II -ne avremmo voluti, per carità, almeno altri dieci!- e, poi, non ci sarebbe stato un nuovo Benedetto per superati limiti di età...
Ma un sedici aprile nasceva colui che a Ratzinger come a Wojtyla avrebbe legato per sempre il suo nome: Vittorio Messori. Con quello di oggi sono sessantacinque. Scriverà, sul prossimo Timone di maggio, un altro dei suoi stupendi Vivai dedicato a questo "passaggio" -non è la Pasqua un passaggio?- in questa dalla quale l'OMS fa partire la vecchiaia: da non perdere questo piccolo bilancio di una vita singolare, unica.
Mi ha sempre "unito" al mio carissimo Vittorio, ma da qualche tempo prima che io lo approfondissi, imparando ad amare quello che scrive, la succitata passione per le date: lui che -da oggi possiamo dirlo- è "anziano" (ma è forse meglio dire "vecchio" sennò s'incavola) sa frenare la tentazione di inseguirne i suggestivi percorsi. Io, invece, no: ma da lui seppi la coincidenza del 16 aprile con il dies natalis di Bernardette Soubirous, della piccola veggente cioè, il cui nome sarà per sempre legato all'epopea della Lourdes amata da Messori.
E seppi anche, poichè discretamente Vittorio mi segnalò quella sua devozione, che il 16 aprile 1783 morì (o, meglio, come mi pare di ricordare, venne traslata la sua salma, fra la folla romana che lo acclamava) San Benoit Joseph Labre, "il vagabondo di Dio", altro santo seminascosto fra le pieghe della storia dei grandi, in un mondo che -come questo- stava cambiando radicalmente. Quel santo da quale, per richiamo alla sua umiltà -non certo a quella sua santità che del tutto mi manca- prende il nome questo blog.
Sì, "Benedetto Giuseppe", proprio come il Ratzinger che oggi è Papa con il nome del secolo e quello che sibi imposuit.