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martedì, 06 giugno 2006

06.06.06... Aldilà del "numero dell'Apocalisse", dell'uscita di un film sull'anticristo e di altre amenità, una cosa sembra certa: il male sembra crescere o, quanto meno, cresce la consapevolezza in noi del male, dell'errore, dell'ingiustizia.

Complici, senza dubbio, i molti scandali nostrani e non; la strafottenza del potere che pure vorrebbe ammantarsi di una legittimazione di popolo

E, ancora una volta, è il Dio cristiano il capro espiatorio (vedi l'ultimo numero di Panorama): altro segnale inquietante di un pervertimento delle idee, della prospettiva, dell'andazzo stesso delle cose.

Un Dio nel quale non si crede, che -in fondo e per molti, i più- sembra non essere neanche un problema, immolato sull'altare dei nuovi sacerdoti del nostro tempo, gli intellettuali.

Ancora una volta, deriso, invitato a scendere dalla croce per farci vedere chi è.

Un Dio che si rifiuta come compagno di viaggio, fosse esso il viaggio del dolore e della solitudine.

Il crescere del male, il divenire sempre più contorta, insidiosa, sfuggente della menzogna (elevatasi a sistema); il gusto verso il brutto elevato a forma d'arte, il delitto giustificato dal diritto in forme sempre più elaborate, rassicuranti, accettate. Tutto questo sembra, però, avere un senso.

Il massimo dell'impostura, dell'odio per l'uomo, del suo sfruttamento, l'indifferenza verso il divino, come forma definitiva del rifiuto per esso. Il nascondersi di queste stesse cose dietro apparenze di luce, dietro l'idea del progresso, sembrano tollerati da un Dio che non vuole farla finita con il male fin tanto che non ne comprendiamo la debordante portata, la sua capacità di mimetizzarsi, di legarci, di farci schiavi.

E, al contempo, non verrà posto un fine alla storia sin tanto che con questo male non conviverà -come nel campo dove cresce il grano con la zizzania- il bene, l'amore, fosse esso quello più debole e fragile, perchè frainteso. E la verità, depurata da una continua ed instancabile ricerca, dal desiderio di difenderla dai mille trabocchetti di cui è piena la storia ed il cuore di ciascuno di noi. La verità in cui ci è dato -come dovere, anzitutto- di adorare Cristo.

Perchè, quando il Padre vorrà dire basta, ciò sia fatto a ragion veduta: dopo che l'umano abbia potuto esprimere tutta la sua pienezza.

sebastianomallia | Permalink | commenti (4)