Dunque, manca mezz'ora o poco meno alla chiusura di questo sipario. E' tutto pronto, compresi gli amici della compagnia, i coprotagonisti (non so vedere comparse) di una rappresentazione serissima e reale come poche.
Sono stati preparati bene, ma -in fondo- erano e sono già pronti: da prima che io mi accostassi per poi venir catapultato da loro davanti, in trincea, fra le avanguardie. Andranno avanti alla grande, come hanno sempre fatto, anche senza di me, perchè -in fondo- nell'agone quello che so, l'ho imparato solo da loro, perchè sono loro, tutti e ciascuno, il "segreto".
Neanche senza di me resteranno soli: li intercetterò -per strada ed altrove- e saprò sempre di essere, comunque, uno di loro; pregherò per loro, perchè il mio Dio possa essere fra di loro più di quanto non lo sia stato quando ero con loro.
Andranno avanti comunque e resisteranno perchè so che sono allergici al potere sterile e fine a sè stesso, come mi sono riscoperto io, al loro fianco, grazie al loro esempio.
In fondo, Mauro, è per questo che -se il Cristo ti ha chiamato a sè- non è sbagliato pensare che tu abbia risposto con un sì: sapevi, Mauro carissimo, destinatario della maggior parte dei miei auguri di un gioioso riposo, che li lasciavi (che ci lasciavi) quando erano in grado di potercela fare anche da soli. Con i loro limiti, con i miei. Ed il peccato, che ci ha sbattuti fra gli scoglie nell'oscurità.
Sapevi, Mauro. Oggi, le cose sono come tu le hai lasciate: con i tuoi avversari di allora a fianco dei tuoi amici di sempre. Con lo stile che rende il potere così simile all'amore: guardare ed andare oltre tutto il male, per il meglio e per il bene.
Non ce l'avrei fatta senza il tuo aiuto, Mauro, nè senza quello del mio primo diacono.
Grazie allora, anche a te ed a lui, per tutto questo. E per questo taglio ad un filo che non si interromperà, comunque vada.



