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giovedì, 31 agosto 2006
Ascoltando Radio Maria, intercetto la voce di Alessandro Mazzerelli, autore de “Il profeta tradito”, libro con il quale l’autore si scaglia, dati e documenti alla mano, contro il “Don Milani del mito”.
Fra le altre espressioni e circostanze che fanno da contorno all’anticomunismo viscerale di questo profeta misconosciuto, Mazzerelli ne cita una, contenuta in una lettera del prete di Barbina e riferita a l’Unità, il giornale di quel PCI e di questi DS, definito un “giornale infelice”.
Espressione fulminante, sotto tutti i profili.
  • “Infelice” per le cose che ha scritto e scrive.
  • “Infelice” per quel livore, quell’essere “contro” che, assieme al rosso acceso della sua testata, pare il sintomo di una continua insoddisfazione, di un dimenarsi senza posa nell’avversità, presa come priorità programmatica, magari contagiosa (si veda la sorte di un Furio Colombo, notista misurato e distaccato prima di diventarne l’accanito direttore).
  • “Infelice”, perché no?, per un limite intrinseco di prospettiva politica ed umana: quello di un messianesimo destinato a fallire sempre, nella sua superficialità, nel suo non aver compreso (né allora con l’ideologia ormai rinnegata, né oggi con quella presa in affitto da Pannella) il proprium dell’essere umano.
  • “Infelice”, insomma, per un paradiso profetizzato per la storia terrena e trasformatosi nell’inferno preconizzato dalla Chiesa.

Davvero un profeta, questo Don Milani: quello vero, non quello da slogan rubacchiati per tutt’altri congressi….

sebastianomallia | Permalink | commenti (7)

martedì, 22 agosto 2006

A margine dell'ultimo sinodo di Torre Pellice, il  moderatore della Tavola  Valdese, Maria Bonafede, ha illustrato al TG1 delle 13.30 di ieri alcuni fra gli argomenti in discussione.

Dopo la presentazione dell'autore del servizio sul tema dell'ecumenismo, la pastora ha affrontato la spinosa questione delle unioni di fatto. Condannando, anzitutto, certe posizioni "ideologiche" che mal si sposerebbero con "la vocazione cristiana all'amore" da intendersi, sempre secondo la Bonafede, come universale chiamata superare la solitudine che è propria del nostro tempo e che, quindi, andrebbe combattuta favorendo il più possibile tutte le forme di condivisione umana.

Fra queste ultime, sottintesa, sarebbe compresa anche quella fra persone dello stesso sesso: la pastora non lo dice ma, elaborato in tal guisa il concetto ed il fine stesso dell' "amore", lo lascia chiaramente intendere.

Poco mi interessa però, in questo momento, soffermarmi sul sottinteso, essendo appetibile per la riflessione proprio l'idea di "amore" (inteso, come dovrebbe essere anche per i discepoli di Valdo da Lione, come "amore cristiano") veicolata dalla rappresentante dei valdesi.

Un 'idea che getta luce su tante cose.

Anzitutto a cosa si è ridotto l'amore in senso cristiano: un astratto rimedio contro un'altrettanto astratta "solitudine", da intendersi come la condizione di chi non si accompagna, prevalentemente con un soggetto in grado di interagire con lui o con il quale interagire.

Esagerando -ma la discesa del linguaggio sembra avere proprio queste pendenze- si potrebbe perfino affermare che anche il tubo catodico (o lo schermo al plasma, in modo più futuribile) potrebbe divenire oggetto di "amore", fornendo oggi sempre maggiore e più duratura "compagnia" all'essere umano. Con ciò volendo trascurare cani e gatti, già ampiamente compresi nell'idem sentire.

Ma è proprio questa apparente dicotomia assoluta fra amore cristiano e solitudine, su cui si basa la contro-ideologia della pastora valdese, a creare qualche problema.

È innegabile -e, probabilmente, neanche la corrosiva esegesi biblica protestante è stata in grado di metterlo in dubbio- che la più alta testimonianza dell'amore del Cristo per gli uomini ebbe a realizzarsi in una condizione di totale ed angosciosa solitudine, lungo quella via dolorosa che dal Getsemani il Nazareno percorse verso il Calvario.

Nessuna compagnia ebbe quello Sventurato (né volle averne, sembrerebbe di capire) in quel prolungato, profondo e drammatico atto di amore per il genere al quale volle appartenere fino in fondo. Piuttosto circondandosi del dileggio, del disprezzo, dell'odio e dell'indifferenza di chi, episodicamente, lo circondava.

Con quelle preziose eccezioni delle quali, tuttavia, proprio il protestantesimo al quale i Valdesi hanno subappaltato la loro riflessione teologica ha portato a sminuire il ruolo: quella costituita dalla Madre e dal discepolo preferito, figura dei santi e di coloro che la Chiesa cattolica addita come "compagni" del Cristo nello spezzare non solo della Parola, ma del pane eucaristico e della sofferenza.

E -volendo ancora affondare il coltello nella piaga non per infierire, bensì per evidenziare con la critica più schietta i veri temi sui quali bisognerebbe "dialogare"- non sembra casuale, nella "evoluzione" verso una realtà come la nostra in cui la solitudine sembra farla da padrona, il contributo proprio della teologia subappaltata di cui si diceva, in cui viene espunta -con il disprezzo della prima ora di un Lutero- ogni mediazione umana; in cui l'asetticità (sin da quei templi che sono la spia stessa di un certo modo di intendere la fede) permea ogni approccio verso il Divino; in cui, in ultima analisi, il confronto viene visto in cagnesco, raccomandandosi -per contro- il solipsismo sin da quel momento doloroso per eccellenza che è l'esame e la revisione della propria condotta.

Solipsismo che, come da dibattito sinodale, oggi si raccomanda di superare abolendo i presunti "steccati ideologici" (da che pulpito, verrebbe da dire, viste le presenze a Torre Pellice di tanti habitués della politica e dell'ideologia, non ultimo un Valdo Spini) contro le unioni di fatto, occasionali o transeunti che siano.

Unioni in cui la precarietà.... dell'unione (se vogliono, i maliziosi possono intenderla anche con la lettera maiuscola) è il connotato principale, voluto, praticato e sbandierato come adatto ai tempi ed ai modi d'essere dell'uomo di oggi.

Unioni in cui, alla fine, ci si sente più soli.

sebastianomallia | Permalink | commenti (10)

lunedì, 21 agosto 2006

Lavori in casa tengono me e la mia famiglia relegati al mare e lontano da questo terminale. Ciò rende ardua la ripresa dei post anche dopo aver abbandonato l'attività politica nella città in cui vivo.

Me ne scuso con chi è passato e non ha trovato che avanzi: nei prossimi giorni ci sarà qualcosina che merita. Almeno credo....

sebastianomallia | Permalink | commenti (2)