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domenica, 29 ottobre 2006

Vedo ora che Wikipedia non ricorda, fra le citazioni tratte dall'opera di André Malraux, quella -celeberrima peraltro- che qui sotto riporto:

"Il secolo XXI sarà religioso o non sarà"

Malaux fu un agnostico disilluso dalla cultura che lo aveva formato: quel lampo, rimosso da Wikipedia, è in verità assai geniale.

Non solo, e non tanto, per quella preveggenza sulle religioni che oggi vediamo "realizzarsi", quanto in quel "secolo" che "non sarà"....

Non è proprio, infatti, questo "non essere", questo voler -a tutti i costi- "non essere", questo essere tutto (avere, apparire, sembrare) piuttosto che "essere", il connotato maggiore del nichilismo di questi nostri anni, di questo nostro "secolo"?

sebastianomallia | Permalink | commenti (2)

lunedì, 23 ottobre 2006

Giorni duri ed intensi -ma meravigliosi- e poco tempo, quindi, per postare.

Tempo per ritornare a respirare l'aria di Regensburg -o di Verona, se preferite- ce ne sarà e bisognerà ritornarci.

Per ora, rimango dalle mie parti: ha avuto una certa eco, almeno nei giornali regionali, la querelle sul pavimento della Cattedrale di San Nicolò di Noto, crollata nel 1995 ed in via di completamento in queste settimane, in vista della riapertura, fissata per il prossimo Natale.

Che io sappia, sono il solo o quasi a chiedermi per quale ragione ultima il tetto di quel meraviglioso edificio Barocco sia crollato.

Non mi riferisco, è ovvio, al processo (che pure un po' conosco, collaborando da anni con lo studio di uno dei legali che difese il Vescovo del tempo), finito con l'assoluzione di tutti gli ecclesiastici coinvolti fra le altre, in quella che apparve subito un'accusa assai grottesca: associazione per delinquere finalizza al crollo... colposo dell'edificio. Come dire, mettiamoci d'accordo per sbagliare, per trascurare o sorvolare tutti assieme, senza che ce ne rendiamo conto, però...

Alludo al segno, inquietante e drammatico in quell'anno assai "scomodo" (che ebbe in Civitavecchia il suo cardine), costituito da una sede vescovile che crolla proprio mentre sta per aver termine il secondo Sinodo di quella stessa Diocesi. Chi si pone più, da cattolico, simili domande? Chi s'interroga per sondare, prima di tutto nell'esame della propria coscienza di fedele e di cristiano e, solo dopo, nell'andazzo della propria Chiesa locale e della sua comunità sociale, economica e politica, se davvero simili eventi non abbiano -per caso?- qualcosa da dirci su cosa siamo diventati e su quali strade ci siamo incamminati?

"Incontrare Gesù sulle nostre strade" s'intitolava quel Sinodo al quale avrei dovuto partecipare anche io se la Provvidenza, travestita da generale-ministro del Governo Dini, non mi avesse spedito a fare il servizio civile ad oltre 1.500 km di distanza, in Toscana.

Ed ha a che fare coi passi, con qualcosa da calpestare anche questa storia della pietra di Modica, scelta ed imposta dalla Soprintendenza di Siracusa alla Curia di Noto ed al Parroco della Cattedrale quale piano di calpestio della "nuova" cattedrale, ricostruita seguendo gli stessi criteri dell'inizio del 1700.

Don Bellomia ed i fedeli che da undici anni attendono di ritornare a sedersi su quei banchi proprio non ci stanno: vorrebbero un più pratico, solido ed elegante marmo per i loro passi, liturgici e non.

A dirimere la querelle, notizia di ieri l'altro, è arrivato Vittorio Sgarbi, al cui "equilibrio" -in queste materie- è stata affidata da anni la ricostruzione: vada per la pietra di Modica, materiale che utilizzarono al tempo in cui San Nicolò venne elevata dopo il terremoto del 1693, con il Giardino di Pietra dei palazzi e delle Chiese che hanno deliziato, questa estate, anche Francesco Agnoli, più a valle rispetto alla vecchi Netum.

Non avevo dubbi sulla soccombenza del parroco e della committenza cattolica: da anni il nuovo totem -da adorare assieme ad altri- è quello (tutto post ideologico) del vecchio, dell'antico, magari spacciato per "bene culturale", da salvaguardare ad ogni costo così com'era o, meglio, così come è stato, così come fu...

Nella sua sapienza antica, sovrapponendo gli stili, gli arredi, le strutture ed i decori su quelli originari, la Chiesa coltivava l'et-et che salvaguarda il "tesoro dello scriba" descritto da Gesù stesso: cose vecchie sì, ma anche nuove, sempre nuove, da aggiungere a quelle...

Noto stessa, in fondo, come Città capolavoro, è nata dalla volontà di tutto rifare dopo che tutto era andato distrutto: fu tutta nuova, dopo il devastante sisma del 1693.

Ma il finanziatore pubblico -le sempre più potenti Soprintendenze, scatenate in vincoli sempre più stringenti- ha cacciato fuori la maggior parte dei soldi e poco importa se, dopo qualche anno, il pavimento si consumerà per l'inevitabile calpestio dei fedeli, dei visitatori, dei turisti: "è il pavimento "originario", perbacco, bisogna rispettare la storia dei luoghi".

Peccato però che ci fossero, prima del crollo, mattonelle di ceramica al pavimento e che -come da cura "amorevole" di quella stessa Soprintendenza, non a caso processata anch'essa per il crollo- fosse rimasta intatta la coltre di calce che rendeva desolatamente bianche le volte della cattedrale, quelle che un tempo erano affrescate (come tutte quelle delle chiede vicine) e che-al tempo- non ci si curava proprio di riportare alla luce.

Il tempo passa e bisogna "andare avanti" anche se ciò significa... ritornare inesorabilmente, per la paura del futuro e per un riflesso inconscio, completamente indietro.

domenica, 15 ottobre 2006
Lunedì prossimo, il 16 ottobre 2006, subito dopo il TG 2 Rai delle 20.30, dunque verso le 20.50, nella rubrica "Dieci minuti", Messori sul Convegno Ecclesiale di Verona.

Martedì 24 ottobre, h 18, Sala Montanelli del Corriere della Sera, via Solferino 26, Milano dibattito sulla laicità con Ernesto Galli della Loggia e Gianni Vattimo. Modera Pierluigi Battista. Solo su prenotazione gratuita al numero 0229532248.

Domenica 29 ottobre, ore 11, teatro Carani di Sassuolo. Presentazione di " Emporio cattolico" in dialogo con la principessa Alessandra Borghese. Nell'occasione, al padre dello scrittore, Enzo Messori, sarà consegnato dal Comune un premio per la sua attività di notissimo poeta dialettale.

Venerdì 1 dicembre, h. 20,30, presentazione di " Emporio cattolico" nella Villa Vecelli Cavriani di Mozzecane (Verona) con l'organizzazione del Centro Culturale San Francesco.

Venerdì 3 novembre, Este (Padova), Sala "Nassiria" c/o l'Istituto Vescovile, conversazione su "Il Miracolo" con il professor Landino Cugola, (direttore Unità Operativa Chirurgia della mano – Azienda Ospedaliera Università di Verona). A cura dell'associazione “La Lente” (www.associazionelalente.it).

Venerdì 10 novembre, h. 20,30, conferimento Premio Nazionale Cultura Cattolica ad Ettore Bernabei, presidente della Lux Film, presentato ed intervistato in pubblico da Vittorio Messori.

Giovedì 16 novembre, h 18, Sede di Roma del Touring Club Italiano, via del Babuino 20, presentazione volume su Stato Pontificio di cui Messori ha curato la prefazione.

domenica, 01 ottobre 2006

Il divorzio della ragione dalla fede

Sono passati quindici giorni dalla pietra miliare piantata da Benedetto XVI a Regensburg: si può oggi ritornare a parlarne con calma, per coglierne gli aspetti più genuini e fecondi (quelli, per intenderci, che il media system ha cercato di seppellire sotto una coltre di reazioni geo-politiche). Perchè, sospetto, l'Occidente cinico a Papa Ratzinger non ha perdonato l'omelia del giorno prima e meditava, prima o poi, di replicare a modo suo, cioè con un bel casino mediatico dal vago sapore nichilista.

Il cuore di Regensburg, lungi dall'essere il passaggio di Manuele II Paleologo, è un'implacabile critica a come si è andata evolvendo negli ultimi secoli la teologia cristiana o, meglio, al divorzio della ragione dalla fede o, piuttosto, di quest'ultima dalla prima. 

Il Papa teologo, insomma, non sembra aver risparmiato nessuno: ma nel farlo ha soffermato la sua analisi a quanto noi stessi abbiamo finito per perdere, riconosciendo quanto -in questo progressivo separarsi della ratio dalla fides- sia dovuto alle scelte di percorso del pensiero teologico cattolico e cristiano.

Perchè si deve parlare di perdita di qualcosa che, in realtà, il Cristo sembra aver voluto per noi .

"Perdita" o "deminutio" -apro e subito chiudo una parentesi- sono le parole-chiave di Regensburg, per un Occidente che sta perdendo l'uso della ragione per le questioni umane che davvero contano, come il senso dell'esistenza, e per l'Islam che -nell'incontro-scontro con questo stesso Occidente- rischia (o si auspica, per paura del confronto?) di vedersi sfuggire quella stessa ragione; ma di "perdita" si deve parlare anche per noi cristiani, nel senso che dirò fra breve.

Joseph Ratzinger parte da lontano e si fa (mirabilmente) teologo della storia, evidenziando quanto solo i superficiali vorrebbero escludere: che il Dio cristiano -e, prima ancora, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe- ha voluto che la rincorsa della fede passasse attraverso le strade della logica ellenistica. Solo un pregiudizio protestante, di quelli che riducono e vivisezionano quella stessa Scrittura che vorrebbero proteggere, ci porta a distinguere San Paolo da quel Cristo che, con le vesti di un macedone bisognoso, lo chiama a deviare dal percorso che egli si era prestabilito -l'Asia, l'Oriente- per deviare verso l'Europa.  Quella che -da subito, peraltro- gli avrebbe riservato le amarezze dell'Areopago, quasi dei semi che dovevano morire per dare l'abbondante frutto che sappiamo.  

Si chiude così un abbraccio in cui il movimento inverso vede l'ellenismo incontrarsi con lo spirito semitico nei libri sapienziali, sì che Giovanni potrà -con il prologo del suo Vangelo- tracciare il punto in cui le due realtà si fondono, in cui l'uomo si fa tutt'uno con il Trascendente.

Con questo affresco storico -così potente e, per questo, così volutamente misconosciuto- il Papa tedesco ripercorre il formarsi delle radici più genuine dell'Europa, ne prova in modo inconfutabile l'esistenza.

"Radici"  che -però- di lì a qualche secolo si separano (e qui, in sottofondo, ma senza troppa enfasi, forse il Professore di Regensburg pensa ad un disegno provvidenziale anche se drammatico) nei due rami della ragione e della fede che via via si allontanano -come detto- a causa di un fattore scatenante -la corrente teologica che va da Duns Scoto in poi- dovuto non a "colpe" della prima (la ragione) ma al crescente solispismo della seconda (la fede).

Esse si "perdono" così, via via e sempre più, reciprocamente in questa sorta di "adolescenza" in cui si ritrovano sole, a fare affidamento solo su loro stesse, anche nel loro contrapporsi. 

E, alla fine, la ragione semplificata a mero empirismo, a modello matematico che da solo vorrebbe spiegare la realtà, da una parte, e la religione ridottasi a morale (anzi, ritornata indietro a ciò che -in larga parte- era prima dell'avvento del Cristo, a libro normativo), pagano entrambe il loro rifiuto di confrontarsi con Dio: la prima, considerando il confronto cosa impossibile in quanto non empiricamente verificabile; la seconda ritenendo quello stesso Dio così lontano e trascendente da rendere inutile -o persino offensivo per la Divinità- qualunque confronto con Lui.

E, così, entrambe oggi si scontrano presumendosi, tronfiamente, autosufficienti e perdendo l'ennesima occasione per reincontrarsi e fondersi in una sintesi che -bene o male- "conservata" oggi dal cattolicesimo.

Quel cattolicesimo che nel suo leader terreno ha chiamato entrambe, a Regensburg, a rispondere alla sfida secolare dell'eterno  "perdersi reciprocamente" con l'unica arma possibile: imparare a ritrovarsi.