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martedì, 28 novembre 2006
Vittorio Messori sarà ospite domani, 29 novembre 2006 su RAI UNO di Porta a Porta, subito dopo il TG1 di mezza sera, ore 23.00 - 23.30 circa, per un dibattito su Nativity, il filma sulla Sacra Famiglia in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane.
martedì, 21 novembre 2006

Amici e fratelli ci chiedono, anche se non direttamente, di ospitarli visto che sono stati banditi dal web, mercè i buoni uffici di qualche protettore troppo zelante.

Ecco, faccio la mia parte: da http://www.culturacattolica.ilcannocchiale.it

CI HANNO OSCURATI E NOI CHIEDIAMO ASILO PER POTER FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE.

I FATTI

la nostra collaboratrice Nerella Buggio ha fatto un articolo sulla fiction di Lino Banfi, chiedendo, tra altre considerazioni, di spostare il programma in seconda serata. La Repubblica ha messo la notizia in prima pagina sul suo sito web, dicendo che «i cattolici della rete contro Banfi» chiedono di «oscurare la fiction omosessuale».

L’esito di questo è stato un attacco verbale e informatico contro il nostro sito, per cui ora non è più visibile, nonostante i tentativi dei responsabili del servizio di riparare la situazione.

Nonno Libero diventa "il padre delle spose"
Lino Banfi, interprete di Nonno Libero, nella fiction televisiva "un medico in famiglia", ci ha lentamente abituati con la sua aria sorniona, alle famiglie "aperte", dove regna l’allegria, la mancanza della mamma è surrogata da nonni e tate premurose, dove il padre si sposa la zia e insieme spariscono per lunghi mesi, lasciando la famiglia nelle mani di questo instancabile nonno, che denigra la scuola libera, inneggia al sindacato come risolutore di tutti i mali e si sposa la consuocera borghese per redimerla.

Ora nonno Libero, si lancia in un’altra operazione di "marketing culturale", con la prossima fiction in onda su RAI UNO, il 20 novembre, in prima serata, dal titolo "Il padre delle spose", racconta la storia di un padre, pugliese, vedovo, che dopo molti anni che non vede la figlia che vive in Spagna, decide di andare a Barcellona a trovarla e la trova, sposata con un’altra donna.

Dopo il rifiuto iniziale del padre tradizionalista, gli autori garantiscono il lieto fine, ci mancherebbe altro, del resto sempre di un matrimonio si tratta, o no?

No.

Due donne sono una coppia che vive insieme, non basta che una legge dica che anche se dello stesso sesso possono dirsi "sposate", il matrimonio è un’altra cosa, spiacente, ma le parole hanno un peso e gli impegni che si prendono sono differenti.

Lo so, le accuse di razzismo e di grettezza mentale, sono assicurate, persino un vecchio patriarca pugliese si arrende e finisce per accogliere le due donne come figlie e voi vorrete protestare?

Beh, io sì. Una cosa è accogliere la figlia lesbica e un’altra è dire che il matrimonio tra due omosessuali e due eterosessuali è la medesima cosa.

Io voglio protestare, perché questo continuo far passare in televisione l’idea, che tutte le unioni possono essere equiparate, è una forzatura innaturale.

Non sospenderanno certo la fiction per le nostre proteste, ma far sentire la nostra voce, chiedere lo spostamento in seconda serata e magari disdire il canone RAI potrebbe essere utile.

TV: SPOSE GAY, OSCURATO DAGLI HACKER SITO CATTOLICO. L'ATTACCO INFORMATICO DOPO LE CRITICHE ALLA FICTION

Milano, 21 novembre - Il sito internet www.culturacattolica.it, "contenitore" tematico di informazione, documenti ed articoli di attualità, storia e cultura, da sabato pomeriggio non è più accessibile a causa di un micidiale attacco di hacker. A scatenare il bombardamento dei "pirati informatici" è stato l'intervento pubblicato dal sito con il quale si chiedeva che la fiction televisiva di Lino Banfi, "Il Padre delle Spose", oggi al centro del dibattito sociale e politico, venisse trasmessa in seconda serata. "E' una plateale, gravissima manifestazione di intolleranza oscurantista (infatti ci hanno oscurati) - commenta in una nota don Gabriele Mangiarotti, responsabile del sito - un inaccettabile attacco alla democrazia e alla libertà di espressione". "Se qualcuno pensa - continua don Gabriele - di mettere il bavaglio a chi, nel rispetto dei principi base della Costituzione e in maniera civile, vuole esprimere i propri pensieri e le proprie idee si sbaglia di grosso. Abbiamo già chiesto l'intervento della Polizia Postale affinché ci venga data la possibilità di riappropriarci di un mezzo d'informazione legale e democratico. Non ci interessa conoscere i nomi degli esecutori materiali che stanno agendo sui nostri sistemi informatici e neppure degli eventuali mandanti che vorrebbero tapparci la bocca. Chiediamo soltanto che venga ripristinata la legalità e riaffermato il principio della libertà di espressione, per noi e per tutti".


lunedì, 20 novembre 2006

Il post di Gino (a cui vi rimando per la sintesi di quanto è successo), giustamente parla di un "pensiero unico".

Cose di questo genere, infatti, riescono ad imporsi solo con il metodo dell'annichilimento dell'avversario, con la violenza che -qui- si è tradotta con l'attacco hacker al sito di Culturacattolica, reo di aver chiamato i cattolici di internet a protestare contro l'orario di messa in onda della fiction in cui un certo nonno si è dimostrato... un po' più "libero" del solito.

Curioso che, a fronte delle invettive contro i cattolici (sempre accusati di "crociate"), certi metodi siano stati utilizzati solo per difendere i "sacri valori" della "tolleranza", del "politicamente corretto": ce da prenderne nota, per il prosieguo....

Gli amici della "libertà sessuale", insomma, godono di ben agguerriti protettori fra gli hackers: di gente, insomma, davvero perbene...

Per quanto ci riguarda, la nostra più totale solidarietà a Culturacattolica ed a chi lo gestisce: siamo, cum familia, tutti con loro.

lunedì, 20 novembre 2006

Mi è capitato di accennarne, su Sivan, a margine della polemica di Antonio Socci contro Joaquìn Navarro-Valls: da tempo è in corso un fenomeno di frammentazione nella cultura cattolica, dovuto ai più svariati motivi, non necessariamente legati alle idee ed alle distinte prospettive culturali o politiche.

Che questa frammentazione sia destinata a diventare una vera e propria disgregazione o, viceversa, a comporsi in una qualche sintesi, allo stato, non è facile dirlo (né, probabilmente, è utile o necessario).

C’è però che vicende di “differenziazione” -come le chiamerebbero gli psicologi- in seno agli stessi schieramenti non solo ecclesiali, ma persino intraecclesiali, è dato notarle anche in quella parte della cultura cattolica che, oggi, sembra la più vivace: la blogosfera e, in generale, il mondo di internet.

È ovvio, se vogliamo: lo strumento blog -laddove non si configura a molteplice stesura- è il portato di scelte ed indirizzi individuali, come tali singolari e destinati a distinguersi.

Ma c’è dell’altro.

Dalla diversità di accenti su molti temi “caldi” (non posso che pensare, in primis, alla vicenda mediorientale ed all’individuazione delle sue cause prima ancora delle distinte letture che se ne danno, oltre che a quel suo spinosissimo corollario che è il tema della guerra al terrore), al prendere posizione con o contro qualcuno dei protagonisti della vita culturale o mediatica legati alla Chiesa; dalle legittime differenze politiche alle preferenze teologiche ed alle letture da dare alle vicende storiche, quelle della Catholica incluse, è tutto un magmatico emergere di distinguo.

Si tratta di un pericolo per la già fragile idea di un corpo unico, di una “tunica inconsuntile” che rischierebbe -in tal modo- di essere fatta a brandelli più di quanto oggi non lo sia già?

Non credo.

L’organismo ecclesiale sembra mostrare, innanzitutto, la sua impetuosa vitalità: le sue cellule, sotto le viste di un mondo cattolico ufficiale che appare disorientato dalla globalizzazione, dai nuovi scenari culturali e politici, e che solo adesso -dopo la cura energetica del pontificato di Giovanni Paolo II e grazie al rigore culturale e razionale di papa Benedetto XVI- sembra individuare la scia da seguire- le sue cellule, dicevo, stanno metabolizzando il vecchio ed il nuovo e da questo incessante confronto, di cui la blogosfera cattolica sembra essere il più stimolante terreno di “battaglia”, potrebbero davvero venir fuori i germi di una rinascita religiosa, culturale e -perché no?- politica.

Quella “nuova cristianità” che saprà cogliere il modo più efficace e più vero per coniugare il Vangelo con il tempo presente senza -al contempo- staccarsi dal tronco della Chiesa che ha camminato nella storia ed le cui orme sono parte integrante del proprio bagaglio, questa “cristianità” si sta formando così, nel confronto con sé stessa e con la realtà che la circonda, sotto traccia o quasi, al di fuori dei circuiti “tradizionali”.

Essa non è lontana dalla “sapienza multiforme” di Dio e, in tempi connotati dall’incertezza, dalla paura delle illusioni (e delle disillusioni), caratterizzati dall’esitazione e da quel suo portato che è l’esplodere di un decisionismo isterico, questa cristianità ha così una parola per tutti e per ciascuno.

È in grado di vagliare, fino in fondo, tutto; ma, alla fine, saprà trattenere ciò che è buono.

Chiudo raccontando cosa mi disse il mio Autore di riferimento, verso la fine di questa primavera, dopo un giorno che -anche per le scelte che ha determinato- non dimenticherò mai, davanti a due pizze impastate e cotte, in piena Padania, dai gestori egiziani di un ristorante.

La mattina di quello stesso giorno mi aveva “scoinvolto” (chiedo perdono per il neologismo che però dà l’idea di quello che ho provato…), amando la verità al punto da rimettere in gioco -con le cose che disse- il suo stesso ruolo di capofila, d’iniziatore di un certo modo di fare cultura “cattolica”, per il quale stava per essere -di lì a poco- celebrato.

Ebbene, spiegandomi (anche per rassicurare me che, in fondo, conoscendolo bene, non ne avevo troppo bisogno) dove volesse andare a parare con quell’uscita, mi disse che oggi -più che in passato- la Chiesa, il cattolicesimo, avevano bisogno di una “difesa mobile”, “elastica”.

In tempi “labirintici”, fatti di luce ed ombre che sono -spesso- anche le nostre, comincio a comprendere un po’ di più a cosa egli stesse pensando.

sabato, 11 novembre 2006

Caro Friedrich,
eccolo maturato, lo spunto per riprendere a scrivere.

Per reagire -scrivendo- a momenti in cui, nonostante la vita intorno aumenti (riproponendosi con l’unica veste vera, quella del reale), senti il peso di un pessimismo cosmico, tocchi con mano la nostra inadeguatezza, osservi la lucida follia dei tuoi fratelli in umanità i quali, in ogni campo dello scibile e del fattibile, danno prova -spesso assieme a noi, ovviamente- di una superficialità, di una voglia di fuggire dalla realtà, di un carpe diem in cui è il dies a carpere loro (ed un po’ anche noi) senza posa e senza rimedio più o meno apparente.

Lo spunto è quello che, in questi casi ed in queste condizioni psicologiche, può venire solo da un amico. 
da te che -da solo- festeggi la vittoria della libertà, diciassette anni dopo il crollo del muro.

Non potevo commentare da te, ora, ma (ripassando più e più volte, per vedere se qualcuno avesse raccolto l’invito alla memoria), si aperto uno squarcio e da questo squarcio viene fuori un barlume.

Ora come allora la nostra libertà è minacciata: il cristiano sa e crede che, a metterla in pericolo, ugualmente concorrono la violenza e la seduzione. E, aggiungo io, la libertà è ancor più minacciata, oggi, dall’indifferenza militante, dalla superficialità, dal desiderio smodato di divertimento, da quel morbo -insomma- che sembra portarci a dissolvere noi stessi in un torrente in piena, senza una direzione.

Ora come allora –ma in una forma che non ci ripugna subito come quella che elevò, a Berlino, quel muro- pare impossibile scavalcare la parete che sembra formarsi attorno a noi, dentro di noi.

È tutto coerente, in fondo, amico mio.

È coerente che gli eredi di quel sistema disumano, perverso, che sfiancava ed opprimeva gli oppressi come gli oppressori, oggi sgattaiolino nelle mille forme dell’unico nichilismo che costituisce la loro sorte: era un sistema fatto per i furbi e che odiava, come odia oggi, le intelligenze libere.

Ecco, allora, vedere un ministro della Repubblica che si preoccupa di impedire, per legge, le sfilate delle ragazze troppo magre (ultimo rigurgito di una schizofrenia che ci porterà, probabilmente, a sbandare -dal precedente- verso un’altro eccesso).

Ecco allora imbatterci in un altro ministro che “vota contro”, immiserendosi in un clichet che deve prevalere su tutto, persino sul bisogno -per una nazione- di rifiatare durante l’infinito tiro alla fune fra i suoi vecchi ed i suoi giovani.

Ecco, infine, assistere allo sconcertante fatto di un altro ministro che sfila contro un provvedimento del governo di cui fa parte e per il quale ha magari votato.

Tutti costoro sono gli eredi di quella corrente di pensiero che, finita dove doveva finire, nella più amara delle delusioni; di quella ideologia che -se avesse dato spazio ad una coscienza che ha, però, sempre brutalizzato- si sarebbe disperata per aver seminato senza riposo disperazione e morte.

Quell’ideologia che, nata con la pretesa di aver carpito la chiave della Storia, è stata sbaragliata essa stessa dalla Storia, fermando il tempo, il progresso, il miglioramento, laddove essa, od i suoi grotteschi simulacri, continuano ancora oggi a rimanere al potere.

Tutti costoro ed altri -inclusi coloro che vorrebbero rifondare ciò che, per definizione, dovrebbe essere un progresso inarrestabile, l’ “orizzonte insuperabile”, un non ritornare mai indietro- tutti costoro pullulano come bolle nella schiuma di un mare che s’infrange di continuo sul giorno che volge al termine e che di notte risacca per ritornare a sbattere, magari in altre parti della riva, il giorno seguente.

Avrebbero potuto capire, avrebbero dovuto capire, da quando crollò quel muro, cosa significasse.

Ma sono rimasti coerenti, in fondo, con il nulla a cui avrebbero voluto condurre (e vogliono, in fondo, ancora condurre) anche noi.

Ma quel muro è crollato e, con le sue macerie, sta lì a dire a chi crede della libertà (che è vera solo se è reale e di quella realtà che non la tocchi se non la senti dappertutto ed innanzitutto dentro te stesso) che solamente il vero Signore della Storia, inclusa la nostra, è in grado di sbriciolare ogni prigione, squarciandolo con il segno di una croce.

Non è finita, ovviamente, allora.

Ma ciò che sembrò inspiegabile, perché avvenne senza sangue, senza rese dei conti, senza purghe (come avrebbero fatto, insomma, quegli altri), ciò è “segno dei tempi” che, in quanto tale, è rimasto oscuro a tanti.

Segno di una realtà non ancora compiuta, segno di speranza in Chi non ha deluso.

Speranza nel fatto che, amico mio, certi muri crollano, prima o poi.