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sabato, 27 gennaio 2007

La "trovata" in pieno stile Striscia de L'Espresso - che ha suscitato la giusta e proporzionata reazione dell'Osservatore Romano- è, in primis, un profondo atto di ignoranza religiosa e culturale.

S'ignora -o si fa finta d'ignorare- che la confessione sia quel momento nel quale, al centro, si trovano proprio i peccati del singolo, il suo desiderio di espiare davanti a Dio, mettendo in gioco la sua fede nel valore salvifico del sacrificio di Cristo.

S'ignora -e questa è una grave lacuna culturale- quello che è ovvio: che i preti devono assolvere comunque proprio perchè è in ballo quello che a molti giornalisti de L'Espresso (non tutti per fortuna, almeno spero) non importa affatto: il sacrificio, appunto, di Cristo.

E', quindi, quella del settimanale radical-chich, un'inchiesta su un'ovvietà, veicolata con un titolo insulso e banale proprio come l'articolo: "t'assolvo".

Ma, Gesù avrà avuto certo i suoi buoni motivi per dire che "è necessario che gli scandali accadano": il Jimmi Dione de L'Espresso, infatti, è andato a fare ciò che, in fondo, non dovrebbe importare per nulla al fedele che si confessa, che si reca, cioè, dal prete per ottenere l'assoluzione: sapere, cioè, cosa ne pensa personalmente il ministro di Dio da lui interpellato nell'occasione.

Naturalmente, questa offesa al buon senso ed al senso religioso non toglie nulla a quanto, ripeto correttamente, ha suscitato l'indignazione dell'organo ufficioso della Santa Sede: l'offesa al sacramento.

Offesa che si traduce, in ultima analisi, in ciò che -per Cristo stesso- è si trova ai confini (se non oltre i confini) di ciò che, con il sacramento in questione, si può chiedere di vedersi perdonato: l'offesa allo Spirito Santo, del Quale nessuno può prendersi gioco.

Quando si dice, insomma, la "banalità del male". Anche di quello che, per Dio stesso, è il più difficile da perdonare. 

giovedì, 18 gennaio 2007

Sono già in ritardo nell'impegno preso con un nuovo amico: un professore che abita nell'isola Margarita, in Venezuela.

Le sue e.mails, toccanti per la sua storia personale, mi invitavano a fare mio e diffondere in Italia questo appello di alcuni cattolici di questa meravigliosa isola dei Caraibi.

Naturalmente, il tono della missiva va capito e contestualizzato: solo al "calduccio" della nostra libertà ci possiamo permettere di ricordare che Chavez....

Mah, meglio lasciar perdere. Per ora.

ALL’ECCELLENTISSIMO SIGNOR PRESIDENTE

HUGO CHAVEZ FRIAS

PRESIDENTE DE LA REPUBLICA BOKLIVARIANA DE VENEZUELA

PALACIO DE MIRAFLORES

SU DESPACHO.

 

Ci dirigiamo alla sua cortese attenzione con animo pieno d’amore e con il rispetto dovuto alla sua persona e all’alta carica di Presidente della repubblica bolivariana del Venezuela per manifestarle il nostro dolore e la nostra sorpresa per le parole da Lei espresse il giorno 8 di gennaio del 2007 nel teatro Teresa Carreño di Caracas durante la cerimonia per il giuramento del nuovo gabinetto.

Noi, sottoscritti, nell’esprimere il nostro rammarico e la nostra preghiera all’Altissimo, affinchè illumini con la sua misericordia l’azione politica e sociale del suo governo, non possiamo non manifestare il nostro dissenso per le parole offensive con le quali Lei ha chiesto a nostro Signor Gesù Cristo di condannare i vescovi del Venezuela.

Nel ricordarle il nostro profondo rispetto e la nostra solidarietà per la battaglia che Ella, Signor Presidente, conduce nel suo paese per mitigare gli effetti della povertà di milioni di esseri umani nel suo paese, e la nostra trepida attesa per il suo programma ideologico basato sul così da Lei chiamato “socialismo del secolo XXI, che ci auguriamo risolva le grandi questioni irrisolte del suo paese,  in un clima di libertà e di rispetto alla dignità della persona umana, inclusi per coloro che dissentono dalla sua impostazione ideologica, non possiamo non deplorarela gravissima affermazione da lei profferita, durante la citata cerimonia di giuramento dei ministri del suo gabinetto.

Con profonda amarezza, osserviamo che non è la prima volta che Ella lancia accuse contro i vescovi del suo paese, che possono sbagliare come tutti gli esseri umani di questo mondo, quando esprimono considerazioni che esulano dalla missione dottrinale e morale della gerarchia della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, ed entrano in un campo squisitamente politico.

Però consideriamo anche che non è la prima volta che Ella, tenta in maniera surrettizia di dividere il Mistero e l’Insegnamento di Gesù dall’insegnamento della Chiesa Universale.

Le rammentiamo che nostro Signor Gesù Cristo si fece carne e abitò in mezzo agli uomini per la salvezza di tutta l’umanità e dunque anche dei vescovi del Venezuela, incluso il defunto Cardinale Monsignor Velasco Ibarra, che non può difendersi dalle sue accuse e contro il quale Ella tiene una particolare avversione.

Gesù ci insegna l’amore di Dio e l’amore verso il prossimo e verso i propri nemici, mentre osserviamo con molta tristezza che dalle sue espressioni non appare l’osservanza di questo fondamentale comandamento.

La invitiamo ,con molta umiltà, di riflettere sulle nostre considerazioni, perchè il continuo richiamarsi a Cristo in numerosi dei suoi discorsi non significa che Lei ne sia l’interprete autentico, avendo nostro Signore lasciato questo ruolo al trono di Pietro e ai Vescovi, supremi pastori della comunità ecclesiale.

Ci allegriamo del suo ripetuto richiamo allo spirito del messaggio del Salvatore, però Le ricordiamo anche che l’amore, la giustizia e la carità sono virtù indispensabili per adempiere al suo mandato.

Tutti noi abbiamo il dovere cristiano di proclamare nelle nostre azioni, ma soprattutto nei nostri cuori il Regno di Dio in questa terra, ma siamo anche consapevoli, secondo l’insegnamento di Gesù che siamo in questo mondo ma non apparteniamo a questo mondo nè al suo principe, per cui tentare di dare del suo messaggio un’interpretazione puramente sociologica, è contraria alla sua dottrina, che si realizzerà sicuramente nella patria celeste a cui tutti noi siamo chiamati, mediante la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù.

Nell’esprimere l’augurio di successo per la sua missione a favore dei poveri, Le riconfermiamo il nostro amore e il nostro rispetto, augurandoci che il Venezuela possa vivere sempre in un clima di libertà e di giustizia e di amore, obbedienti al sublime messaggio di Gesù nostro Signore.

venerdì, 12 gennaio 2007

Il Papa "ossessivo"

A loro modo, ne hanno parlato -per un verso- Sivan e Gino, per l'altro: certo è che, da Regensburg in poi, l'esasperazione mediatica su Benedetto XVI si è fatta più tambureggiante ed ansimante, segno che il Papa aveva colto uno dei suoi tanti bersagli.

La sparizione, cioè, anche dall'orizzonte mediatico, del Logos, della razionalità.

Credo anche io -in tutta e sincera umiltà- che noi cattolici dovremmo essere i primi ad anteporre alla tracimazione giornaliera d'informazioni (per quanto anticonformistiche e in controtendenza esse siano), più serenità di riflessione: in fondo, il luogo privilegiato di Colui che è la Parola è proprio il silenzio.

In campo laico, la furia informativa porta a conseguenze tristemente esilaranti: presa dall'andare addosso a Mel Gibson per il suo Apocalypto, una giornalista di Sky News 24 ha riferito che il capolavoro del regista, The Passion, era stato recitato in sanscrito: il link qui accanto basta a spiegare la confusione con l'aramaico.

Ritornando al Papa, siccome, giorni addietro, il Pontefice ha dedicato alcuni significativi passaggi diretti alla questione, giornali e tv infuriano, sotto il segno di una ben precisa strategia: portare la gente a scancarsi di questo Papa e di quello che dice, specie in campo morale.In fondo, la Polonia non è così poi tanto lontana: anche da noi i poteri "alternativi" si alleano per andare "contro".

Il quadro è un po' più chiaro da stamani: con quel suo fare  spesso assai "affabile", il vicepresidente del Senato, Gavino Angius ha denunciato l' "invadenza ossessiva" del Papa.

Peccato però che il pezzullo di Repubblica sia stato richiamato dalla home page del giornale on.line per qualche oretta appena: quelli dell'altro potere hanno capito subito che, a qualcun altro, le parole "invadenza" ed "ossessiva" potevano far riflettere qualcuno sul fatto che, se in realtà, Ratzinger appare "ossessivo" è perchè, in fondo, qualcun'altro è interessato a farlo apparire così....

Altezze profonde

Bellissimo, davvero, il post di Claudio LXXXI, sul libero arbitrio.

Una concreta applicazione del -fin qui misconosciuto da troppi- amore per il Logos: una spiegazione pacata, precisa ed tempo semplice sul rapporto fra tempo ed eternità, con implicazioni nella libertà dell'uomo.

Dall'immagine esemplificativa dei fotogrammi del film (rimando al post per capire) riprendo il concetto di profondità: ogni nostro attimo di vita, compresso nella sua limitatezza, nella sua esiguità, è presente una profondità inconmensurabile che solo accostandoci a Dio è possibile sondare o, quanto meno, intravedere.

Mi piacerebbe chiamarla, però, "altezza": dà l'idea dell'Infinito in cui, guardando verso l'Alto, ci si può dolcemente perdere, mentre il concetto di profondità lo utilizzerei per il nostro essere, in fondo all'intimità più nascosta del quale troviamo, ancora una volta, il Tu che ci fonda e che ci ama.

Ecco la più vera, la più estesa ed illimitata delle libertà: quella nella quale ogni attimo della nostra vita s'innalza vero il cielo, portado con sè noi stess, nella nostra interezza, in ciò che di noi stessi spesso neanche sappiamo, rimanendo spesso in superficie.

"Assenza" reale 

Ci pensavo oggi: perchè questa irriducibile avversità del Sud alle "regole", alle "leggi"?

La "colpa", penso, è "anche" del cattolicesimo.

Prima che si pensi che la troppa enfasi mi ha fatto un brutto scherzo, mi spiego: è il proprium delle realtà segnate dalla Riforma, da un lato il ritorno all'Antico Testamento e, dall'altro, dal definitivo smarrimento di tre entità "concretamente personali": in ordine di dignità, il Cristo eucaristico, Maria Santissima e, infine, il Papa.

Eppure, la rivoluzione di Gesù nei confronti della religione ebraica consisteva anche, se non soprattutto, nella sostituzione della presenza personale di un Mediatore alla presenza dello scritto, come luogo del confronto con Dio. meglio, più che sostituzione, secondo la Parola del Cristo, completamento e compimento.

Da Lutero in poi, la cassazione della dimensione della "personalità concreta", dello scavalcamento del confronto diretto, caldo, personale, portano ad un ritorno al passato: con l'idea di affidare a tutti la Parola da leggere e da interpretare si finisce, eterogenesi dei fini, per renderla di nuovo "ostaggio" dei sapienti, di coloro i quali sanno interpretarla, elaborarla, veicolarla.

Al prete cattolico, ai vescovi, portatori dei sacramenti e della loro mediazione "calda", "tattile", si sostituiscono i teologi, gli esperti, i "dottori" che hanno nella punta del "manico della veste" la giusta interpretazione della Parola di Dio.

Cosa c'entra questo con la "legalità"? E' intuitivo: il regresso porta a quella che noi giuristi chiamiamo "iperfetazione" delle norme e che non è una conquista, ma un ritorno all'indietro.

Al tempo, cioè, in cui tutto era regolato da cavilli ed articoli, fin quasi a soffocare.

La mediazione cattolica, fedele al "personalismo caldo" introdotto da Gesù, "affida" gli esiti della norma all'amore verso una -o più persone- l'amore per Cristo, per la Madonna, per il Papa, con quel che segue in termini di autorevolezza, di volontà, di affetto. Di cose, che spesso smuovono le coscienze ben più dei deterrenti e delle sanzioni.

Da qui la diffidenza del Sud verso leggi sempre più numerose e stringenti e, azzardo, la diffidenza di queste ultime verso un Sud ancora troppo legato al calore dell'incontro.

Infine, ma solo come accenno: il venir meno della dimensione "calda" nel protestantesimo è forse una della cause della secolarizzazione.

Provocatoriamente, mi rendo conto, verrebbe quasi da dire che, "espunto" o "sfrattato" il Cristo eucaristico, il tempio protestante si sia inesorabilmente condannato, nel tempo, a "perdere" anche la Parola scritta dei due Testamenti: "perderla" sia nel senso di sfumerla, spezzetterla, disintegrarla (nell'esasperazione esegetica, ad esempio), sia nel senso di "smarrirla", del che -appunto- la secolarizzazione inevitabile e sempre più selvaggia.

Quasi che, mandato via un Testamento, si sia finito con il perdere anche l'altro.