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martedì, 20 febbraio 2007
Alcuni importanti impegni mi porteranno, da qui a Pasqua, lontano dalla rete.
Prima di augurare a chi legge una buona Quaresima, lascio qui di seguito una raffica di pensieri e di spunti, senza alcun minimo comune denominatore.
A presto!
 
Inutili ripetizioni
 
Ha proprio ragione il segretario della CIGL, Guglielmo Epifani, nel non voler accettare lezioni da nessuno, neanche da quello sconsiderato di Prodi.
Non avendo accettato neanche la lezione della storia, non si vede come un comunista possa accettarne da altri….
 
Futuro (remoto?)
 
Sempre Epifani s’è impegnato solennemente ad isolare le “mele marce” (ma, rosse come sono, sembrerebbero fin troppo “mature”) dal suo sindacato.
 
E’ sempre così, da Marx in poi: il trionfo della giustizia, la fine del “male”, l’eliminazione del peccato, la società “perfetta” rinviati al “dopo”, ad un futuro da venire…
 
Giusto, in fondo, ma su quali premesse?
 
Visto -ad esempio- quanto s’è detto sopra sulle lezioni del passato, non rischia anche questa “lezione” di venire -assieme alle altre- messa da parte e, alla fine, rimossa?
 
Le ramificazioni del solito odio
 
Non mi sorprende l’uso del cordiale epiteto con il quale la Senatrice Franca Rame ha apostrofato il Ministro della Difesa Parisi durante la manifestazione di Vicenza.
 
Chi ha fatto politica sa perfettamente che, da qualunque parte ti schieri, fosse anche la loro, se non sei di sinistra -marxista, post o similia- sei comunque destinato a subire un’inesauribile pregiudizio.
 
Per questo i c.d. “cattolici adulti” sono davvero “da compatire più di tutti gli altri uomini”: assumono posizioni contro la gerarchia, pur di non sentirsi dire di fare (o non fare) qualcosa, si vedono costretti a “supplicare” che questa, la gerarchia, se ne stia un po’zitta per poi, alla fine, ottenere che cosa?
 
Non il plauso e nemmeno il rispetto, dei loro stessi alleati. Da Togliatti alla Rame è cambiato -per loro- solo l’epiteto: da “idioti” a “cazzoni”.
 
Di.Co...nsi “zitelli”
 
Chissà in quanti lo avranno già notato: Ministro di questa Repubblica per la Famiglia è, con tutto quanto è seguito, l’On. Rosy Bindi, una donna -cioè- non sposata (a quanto mi ricordo) per scelta.
 
Il disegno di legge sulle unioni di fatto che porta la sua firma -sotto tutela della “ortodossa” (vedi sopra) Pollastrini- è divenuto così la materia, secondo la CEI, del più grave attacco alla famiglia avvenuto nel nostro Paese. C’è forse un nesso fra queste due cose?
 
Suona abbastanza amaro, se -magari estremizzando- lo consideriamo un “segno dei tempi”, che a raccogliere per primo lo “sfogo”-“lezione”-“invito” della predetta Ministra alla sua Chiesa sia stato, inoltre, il giornale chiamato “Famiglia Cristiana”, proprio nella settimana in cui questo settimanale promuove una raccolta di “favole per la famiglia”….
 
E’ come se, davvero, “il cuore di molti” venisse davvero svelato….
 
Minestra (globalmente) riscaldata
 
L’ho notato pure da Gino (sicuramente con molti altri): l’inverno che sta passando sarà ricordato come il più caldo e mite dal 19…., no, dal 1865.
 
Avete letto bene: a Milano e nelle Dolomiti -è scappato detto ad un trafiletto nella prima pagina del Corsera di alcuni sabati fa- non c’erano queste temperature da poco prima che l’Italia fosse “fatta”….
 
Ogni tanto, a furia di controllare che tutto sia “ortodosso”, scappa detto qualcosa di significativo: forse che i luddisti dell’epoca si batterono anche loro, come i nipotini di oggi, per uno “sviluppo ecologicamente sostenibile”, oltre che per il loro posto di lavoro, messo a rischio dalle macchine a carbone?
 
In realtà, anche allora si andavano sperimentando -per la prima volta- le conseguenze dell’ “effetto serra”: di quello, però, mediatico in cui (a furia di ripetere sempre le stesse cose) hai davvero la sensazione di soffocare.
 
Le radici “penultime”
 
Pensavo fosse più lungo, il documento con il quale Alleanza Nazionale ha presentato il suo III forum delle idee.
 
Antonio Socci lo ha commentato da par suo: qui, però, si potrebbero dire due cosucce.
 
La prima riguarda l’estensore della paginetta, Fabio Granata, che chi scrive ben conosce ed apprezza avendolo visto -per usare un verbo a lui caro- “tracciare” le sue traiettorie politiche dalle mie parti.
 
In fondo, nell’On. Granata, per chi lo conosce, simili banalità -dette, però, con quel fare suadente- non sorprendono: il vicesindaco di Siracusa si distingue spesso per saper dire tutto ed il suo contrario. Memorabile, in tal senso, una sua velina di qualche mese fa sui parchi eolici.
 
Né sorprende quell’accenno al politeismo che tanto ha indispettito Socci: Granata nasce politicamente come un militante dei verdi, ragion per cui questa sua nostalgia per il paganesimo percorre un sostanziale doppio binario (di destra e di sinistra, insomma).
 
Naturale, ovviamente, è altresì il fatto che egli voglia saltare a piè pari, salvo l’ossequio formale iniziale, l’eredità cristiana, passando dal Rinascimento (altra stazione neo pagana) alla modernità.
 
Nulla di nuovo, dunque.
Ma c’è da chiedersi se, dietro questo mettere fra parentesi un segmento delle proprie radici, quello cattolico, non si nasconda, ancora una volta, il rischio di interrompere il flusso della linfa che, dal passato, ha consegnato al nostro presente la nostra cultura.
 
Con ciò perdendo, magari, quanto ha impedito che attecchissero nel nostro Paese, “né in ambito religioso, né in campo politico, forme gravi di intolleranza e razzismo”: a troppo assecondare l’anima pagana -le leggi razziali insegnano- si rischia davvero di raggiungere l’obiettivo opposto.

sebastianomallia | Permalink | commenti (3)

domenica, 04 febbraio 2007

Devo ammetterlo: sono anche io, da oltre 24 anni, un tifoso del Catania Calcio. E di quelli che -se possibile- lasciano altre occupazioni, come venerdì, per vedere (in Tv per fortuna) il derby siciliano del secolo.

Così, proporzionale a questa passione, ho visto montare l'amarezza e il disgusto per quanto accaduto venerdì. Che è molto di più della morte di un uomo: un clima di odio, di paura, di violenza e disprezzo che- allo stadio- hanno terrorizzato bambini, bloccato disabili, impegnato centinaia di poliziotti.

Nei due giorni successivi, il nostro media system, assecondando la nostra natura secolarizzata, ha elaborato a suo modo il lutto.. anzi, i lutti. Vomitando un interminabile fiume di parole.

Il primo per il povero ispettore Raciti. Il secondo per la morte del dio calcio (che, in fondo, è anche un demone e, come tale, non muore mai o, fate un po' voi, è morto in eterno), assente dai palinsesti per ora, ma pronto a tornare, inesorabile, nella vita di questo Paese. Il terzo funerale -sottotraccia- l'hanno celebrato al buon senso ed alla ragione, seppellendoli con innumerevoli palate di melasse, finte indignazioni, buoni sentimenti, denuncie "coraggiose".

Senza fare, è un coro ripetuto alla nausea, generalizzazioni fra i tifosi "veri" e quelli che sarebbero solo teppisti.

Io, invece, ho una gran voglia di "generalizzare" perchè -in verità- è tanto ipocrita dire che alcuni trasgrediscono, odiano, insultano, imprecano e, quindi, delinquono con la scusa del calcio.

Tante volte l'innocenza di mio figlio mi ha manifestato il suo sguardo perplesso ed un po' impaurito davanti al genitore che impreca contro l'arbitro e l'avversario della Tv. Tante volte ho capito quello sguardo al volo e, tutte le altre volte dopo, ci sono ricascato, rivedendolo di nuovo in quei piccoli occhi.

Un cristiano sa quanto lo accomuna con il teppista di Catania che ha sprangato Raciti, o con quello che ha gettato le bombe carta, o con il senegalese (ne sono arrestati quattro) che -quella bomba- l'ha venduta al summenzionato tifoso.

Si chiama peccato e non c'è riforma, interruzione dello spettacolo, rinvio della festa di Sant'Agata, ammonimento papale che tenga o valga ad estirparlo dal tuo cuore.

Eh sì, perchè un'altro tifoso eccellente dell'Elefante, Pippo Baudose l'è presa con la Chiesa catanese e persino con Benedetto XVI dopo i fatti di Cibali.

Alla prima, il Pippo nazionale ha rimproverato di non aver annullato i festeggiamenti per Sant'Agata in segno di lutto per la morte di Raciti.

Potremmo dire, con una battuta, che -in fondo- Baudo è di Militello e non del capoluogo.... Ma non è il punto: che cristiano è -e il presentatore rivendica d'esserlo- chi non sà che grano e zizzania debbono crescere assieme, senza che lo spuntare della seconda ci costringa a tagliare via il primo.

Ma Pippo Baudo se l'è presa pure con Ratzinger perchè non ha citato i fatti di Catania oggi all'Angelus. Anche qui potremmo dire che, in fondo, nell'orticello del Papa -in settimana- sono accadute cose anche più gravi: decine di morti in Indonesia, 132 massacrati in Iraq, 32 minatori travolti in Colombia....

Epperò qui, a Baudo, un po' lo comprendiamo: ormai certuni vedono il Papa come un commentatore di fatti, un innocuo moralista appena più autorevole degli altri, un elzevirista che parla alla TV di quello che accade. C'è -è ovvio- il desiderio di una guida, di qualcuno che sappia interpretare la realtà al nostro posto o possa aiutarci a farlo. Ma c'è anche il drammatico sintomo della crisi profonda della fede di tanti cristiani, che nel Papa vedono solo una guida morale, magari attardata ed ingenua.

Parafrasando Baudo, insomma, non è la Chiesa ad essere "lontana dalla realtà": è vero, piuttosto, che molti sono davvero "lontani dalla realtà della Chiesa".

Insomma, caro Pippo: "questo non me lo dovevi dire", anche se -in fondo- da te e da altri me lo potevo aspettare....