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Devo ammetterlo: sono anche io, da oltre 24 anni, un tifoso del Catania Calcio. E di quelli che -se possibile- lasciano altre occupazioni, come venerdì, per vedere (in Tv per fortuna) il derby siciliano del secolo.
Così, proporzionale a questa passione, ho visto montare l'amarezza e il disgusto per quanto accaduto venerdì. Che è molto di più della morte di un uomo: un clima di odio, di paura, di violenza e disprezzo che- allo stadio- hanno terrorizzato bambini, bloccato disabili, impegnato centinaia di poliziotti.
Nei due giorni successivi, il nostro media system, assecondando la nostra natura secolarizzata, ha elaborato a suo modo il lutto.. anzi, i lutti. Vomitando un interminabile fiume di parole.
Il primo per il povero ispettore Raciti. Il secondo per la morte del dio calcio (che, in fondo, è anche un demone e, come tale, non muore mai o, fate un po' voi, è morto in eterno), assente dai palinsesti per ora, ma pronto a tornare, inesorabile, nella vita di questo Paese. Il terzo funerale -sottotraccia- l'hanno celebrato al buon senso ed alla ragione, seppellendoli con innumerevoli palate di melasse, finte indignazioni, buoni sentimenti, denuncie "coraggiose".
Senza fare, è un coro ripetuto alla nausea, generalizzazioni fra i tifosi "veri" e quelli che sarebbero solo teppisti.
Io, invece, ho una gran voglia di "generalizzare" perchè -in verità- è tanto ipocrita dire che alcuni trasgrediscono, odiano, insultano, imprecano e, quindi, delinquono con la scusa del calcio.
Tante volte l'innocenza di mio figlio mi ha manifestato il suo sguardo perplesso ed un po' impaurito davanti al genitore che impreca contro l'arbitro e l'avversario della Tv. Tante volte ho capito quello sguardo al volo e, tutte le altre volte dopo, ci sono ricascato, rivedendolo di nuovo in quei piccoli occhi.
Un cristiano sa quanto lo accomuna con il teppista di Catania che ha sprangato Raciti, o con quello che ha gettato le bombe carta, o con il senegalese (ne sono arrestati quattro) che -quella bomba- l'ha venduta al summenzionato tifoso.
Si chiama peccato e non c'è riforma, interruzione dello spettacolo, rinvio della festa di Sant'Agata, ammonimento papale che tenga o valga ad estirparlo dal tuo cuore.
Eh sì, perchè un'altro tifoso eccellente dell'Elefante, Pippo Baudo, se l'è presa con la Chiesa catanese e persino con Benedetto XVI dopo i fatti di Cibali.
Alla prima, il Pippo nazionale ha rimproverato di non aver annullato i festeggiamenti per Sant'Agata in segno di lutto per la morte di Raciti.
Potremmo dire, con una battuta, che -in fondo- Baudo è di Militello e non del capoluogo.... Ma non è il punto: che cristiano è -e il presentatore rivendica d'esserlo- chi non sà che grano e zizzania debbono crescere assieme, senza che lo spuntare della seconda ci costringa a tagliare via il primo.
Ma Pippo Baudo se l'è presa pure con Ratzinger perchè non ha citato i fatti di Catania oggi all'Angelus. Anche qui potremmo dire che, in fondo, nell'orticello del Papa -in settimana- sono accadute cose anche più gravi: decine di morti in Indonesia, 132 massacrati in Iraq, 32 minatori travolti in Colombia....
Epperò qui, a Baudo, un po' lo comprendiamo: ormai certuni vedono il Papa come un commentatore di fatti, un innocuo moralista appena più autorevole degli altri, un elzevirista che parla alla TV di quello che accade. C'è -è ovvio- il desiderio di una guida, di qualcuno che sappia interpretare la realtà al nostro posto o possa aiutarci a farlo. Ma c'è anche il drammatico sintomo della crisi profonda della fede di tanti cristiani, che nel Papa vedono solo una guida morale, magari attardata ed ingenua.
Parafrasando Baudo, insomma, non è la Chiesa ad essere "lontana dalla realtà": è vero, piuttosto, che molti sono davvero "lontani dalla realtà della Chiesa".
Insomma, caro Pippo: "questo non me lo dovevi dire", anche se -in fondo- da te e da altri me lo potevo aspettare....
sebastianomallia | Permalink | commenti (4)
fede, attualitĂ , benedetto xvi, conformismi
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