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martedì, 28 agosto 2007

Povero Antonio Puerta: ha dovuto morire affinchè il suo nome e la sua tragica vicenda trovassero più spazio del calcio assestato da Silvio Baldini a Di Carlo durante Parma-Catania.

Evento, quest'ultimo, che ha avuto un'eco mediatica pari ai fucili di Bossi, seconda (a mia memoria) solo all'undici settembre ed ai fatti di Catania. S'è infuriato, fino a sbraitare -ieri sera- durante una trasmissione televisiva locale, il solito Pippo Baudo, in piena trance "etica".

Il che la dice lunga sulla condizione dei media italiani (oltre che di chi, consentendo loro ascolti, li incoraggia a continuare così). 

sebastianomallia | Permalink | commenti

venerdì, 17 agosto 2007

Una voce

Cambia tutto, prima o poi, in TV: programmi, gusti, pubblicità, format. Cambiano, sia pure raramente, anche le proprietà.

Ma nella TV commerciale più vista (i canali Mediaset) una cosa non cambia ormai da decenni, quasi da quando è nata: la voce fuori campo che annuncia e promuove i programmi in ciascuna delle tre reti. Per Italia Uno e Retequattro, se non erro, dovrebbe essere persino la stessa....

Bisogno di almeno una certezza, di un filo conduttore nel turbinio dell'intrattenimento? O un richiamo, misterioso quanto inquietante e consolante assieme, a Qualcun altro?

Il tempo degli angeli

E' la solita storia: giudichiamo sempre più spesso i nostri simili per un solo gesto, un solo pensiero, un solo atto. E, oltre che violare quel "non giudicate" che è comando di Cristo fra i più disattesi (specie da chi spara a zero sui Papi), finiamo per dimenticare in che modo avverrà il nostro di giudizio, sia personale che universale.

Un esame complessivo, generale prima che analitico, la sintesi di ogni complessità, ben significato -mi pare- da quel "ricapitolare" che sarà l'operazione finale della storia. Logico e consolante assieme: Chi giudicherà le genti e ciascuno potrà farlo anche perchè è stato compagno nel tempo, perchè lo ha visto fluire come noi lo vediamo, perchè sà in che modo tempi e tempo ci condizionano o ci aiutano a vivere in uno piuttosto che in un altro modo.

Per contro e per contrappasso, dovrebbe inquietarci -da cristiani- la consapevolezza di aver emesso sentenze capitali per semplici gesti di un momento. Certo, la giustizia umana deve fare il suo corso: ma, aldilà dell'ordine sociale al quale essa è finalizzata, il giudizio morale dovrebbe -per quanto possibile- considerare tutto. Un giudizio orientato solamente all'atto in sè stesso, infatti, richiama alla mente chi -per natura e sostanza- si è giocato tutto in un attimo (il secondo istante di Tommaso): Lucifero e chi lo ha seguito e non può fare a meno di vedere (e di farci vedere) tutto con l'angusta e tranciante lente di un solo momento.

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fede, spunti

martedì, 14 agosto 2007

Mi càpita sotto gli occhi l'ultimo numero di Panorama con l'articolo di Ignazio Ingrao sullo "sfogo" del nostro Presidente del Consiglio contro gli scarsi accenni delle prediche all'evasione fiscale (un chiaro esempio -è appena il caso di dirlo- di "laicità" dello Stato).

Leggo, così, che Benedetto XVI starebbe indirizzando ai temi sociali la sua seconda enciclica, evidenziando -fra gli altri- proprio il tema dell'equità e dell'etica verso lo Stato, con particolare riguardo a quella fiscale....

Leggo, quindi, e comincio a comprendere il disappunto ed il malumore di molti prelati: Romano Prodi non solo si è permesso di dettare loro quello che dovrebbero predicare alla gente, ma lo ha fatto -e nessuno potrà togliermi questa convinzione- dopo che qualche uccellino gli ha sussurrato di cosa si sarebbe occupato il Papa nella sua seconda enciclica.

Di uccellini curiali che volano nei cieli sopra il capo del Governo, infatti, ce ne sono tanti, disposti a cinguettare (altro che "organizzazione di stampo massonico!")...

Ed a consentire a Prodi -pensionato o no che sia quando uscirà l'enciclica- di dire "quello che il Papa ha scritto, io l'avevo suggerito a suo tempo!".

 

martedì, 14 agosto 2007

Tempo di ferie (e, quindi, più tempo anche per il blog).

Nella colonna dei links -sezione "Scrittori & cattolici"- si trovano da oggi anche i collegamenti ai blog di Paolo Rodari (bravo ed equilibrato vaticanista de Il Riformista) e di Andrea Tornielli (giornalista de Il Giornale, oltre che apprezzato e preparatissimo scrittore). 

sebastianomallia | Permalink | commenti

martedì, 07 agosto 2007

Davvero sintomatiche le reazioni "a caldo" delle massonerie italiane alle accuse di Don Pierino Gelmini, finito nel tritacarne mediatico -con tutta la stola liturgica, come da foto grande metà pagina de La Stampa- da sabato scorso.

Stamani presto becco il piccato rimpallo della Gran Loggia d'Italia Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi, nella persona del gran maestro Luigi Danesin, che invita il fondatore delle Comunità Incontro a "fare i nomi degli appartenenti a questa lobby massonica che lo perseguita e, lui perseguitando, perseguita di conseguenza tutta la Chiesa Cattolica Apostolica Romana".

Uscita non priva di un paradossale sense of humor: l'unico modo di "fare i nomi" dei massoni, infatti, non può prescindere in alcun modo dalla volontà di "trasparenza" -secolarmente disattesa- delle stesse Logge, i cui membri, com'è noto anche al più somaro scolaro di liceo, sono vincolati al più rigido ed impenetrabile riserbo sull'identità dei fratelli.

Molto più mellifuamente, Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiani (l'opportuna "epifania" delle Logge dell'epoca della comunicazione globale) , nel respingere le accuse, vede in Don Gelmini "un uomo che soffre" nel quale intravedere, dietro "lo stato confusionale che" lo agiterebbe "di fronte al più infamante degli addebiti", "suo fratello".

"Sintomatiche", dicevo: la sensazione dell'ordine sparso è abbastanza evidente (e, affondando nella malignità, forse volutamente evidente).

Ma, purtroppo, è proprio questo il punto: come si fa a non prendersela -negli anni in cui trionfano le dietrologie di cui è lo zenit letterario "Il Codice Da Vinci"- con chi fa della segretezza dell'identità dei suoi adepti un pilastro della sua stessa sopravvivenza e del suo modo d'essere? Come non dubitare di chi, per operare ed agire, s'impone di non "fare i nomi", se non dei morti?

sebastianomallia | Permalink | commenti (5)
attualitĂ , tempi