Posto di rado cose scritte da altri. Ma questa ne vale davvero la pena.
E' un post tratto dal blog di Luigi Accattoli, lo storico vaticanista del Corriere della Sera.
Lo riporto, sottolineando un passaggio interessante, a proposito di come certuni (Micromega & Friends) siano sempre bravi ad imbastire polemiche, salvo inciampare sui fatti. E che Accattoli avesse parlato del sondino a Giovanni Paolo II e di come esso venisse utilizzato -parte da me sottolineata- è cosa del 14 aprile 2006, ben prima che la medichessa e l'intellettuale si decidessero a teorizzare l'equazione Wojtyla=Welby. Un equazione in cui le uniche tre cose combacianti (oltre al morire che ci accomuna tutti) sono tre condivise consonanti...
Wojtyla il sondino e la “dolce morte”
di Luigi Accattoli
Sul sito di Micromega e sulla Repubblica sono chiamato in causa per l’articolo sulle ultime settimane di papa Wojtyla che ho pubblicato sabato sul Corrriere della Sera con il titolo “Quel sondino che nutriva Wojtyla. Ma l’annuncio arrivò molto dopo”.
Con quell’articolo rspondevo a una delle questioni sollevate dal medico anestesista Lina Pavanelli con un saggio pubblicato sull’ultimo numero di Micromega intitolato “La dolce morte di papa Wojtyla”: come mai i medici curanti del papa gli abbiano impiantato il sondino nasogastrico solo il 30 marzo, come risulta dal bollettino medico di quel giorno e non l’abbiano fatto prima, stante l’insieme delle sue patologie che certamente gli impedivano un’alimentazione adeguata per bocca.
La mia risposta era che del sondino fu dato annuncio quel giorno ma esso era impiegato già da tempo: veniva impiantato per far fronte al “deficit nutrizionale” e poi veniva tolto quando il papa doveva affacciarsi alla finestra. Lo portava stabilmente dal 21 marzo ma già a più riprese gli era stato impiantato e tolto durante l’ultimo ricovero al Gemelli che va dal 24 febbraio al 13 marzo.
Lina Pavanelli in una “risposta” sul sito di Micromega osserva che se anche le mie informazioni fossero vere, quell’uso con interruzioni del sondino sarebbe risultato di un’efficacia “molto ridotta”. Sia lei, sia Paolo Flores d’Arcais (direttore di Micromega) oggi su Repubblica sotengono che dev’esserci stata una “decisione” di rifiuto del sondino da parte di Giovanni Paolo, della cui possibilità e necessità i medici dovrebbero certamente averlo informarlo.
Il papa dunque avrebbe optato per un deperimento progressivo e una fine meno tragica di quella a cui sarebbe andato incontro con il protrarsi dell’alimentazione artificiale, che comunque l’avrebbe potuto tenere in vita anche a lungo. Avrebbe cioè scelto per sè quello che nei documenti del pontificato aveva escluso in linea di principio: che si possa cioè lecitamente rifiutare una terapia salvavita.
Non sono medico e neanche cultore di bioetica. Mi limito a precisare un dato di fatto e un convincimento da cronista che ha seguito l’intero pontificato di Giovanni Paolo II.
Il dato di fatto è che la mia ricostruzione dell’uso già in febbraio del sondino non è il frutto di una macchinazione vaticana dell’ultimo momento, tendente ad accreditare “una nuova versione ad hoc delle ultime settimane del papa” come scrive Flores d’Arcais: quella ricostruzione io l’avevo pubblicata su questo blog in data 14 aprile 2006 come ognuno può controllare. Aggiungo - come appendice a questo dato di fatto - che il sondino tolto solo quando il papa si doveva affacciare non può essere considerato poco efficace, in quanto gli affacci del papa sono stati pochi e la loro durata sempre breve.
Il convincimento poi è questo: che la questione del deficit nutrizionale - affrontata con flebo e sondino impiantato e tolto - vada inquadrata nell’insieme delle circostanze in cui è maturata la morte del papa: 85 anni, un parkinson che andava avanti da oltre 15, un indebolimento generale e progressivo evidente da più mesi. Farne una questione a sè mi appare come un’operazione ideologica.
Update ore 14.58
Ecco l'articolo del 14 aprile 2006 di Accattoli (quando ancora non si parlava di "macchinazione vaticana" ed i redattori di Micromega erano impegnati in altre faccende): il link all'originale è questo.
Wojtyla con il sondino
14 Aprile 2006 alle 15:30 · Archiviato in Varie
Oggi, Venerdì Santo, viene spontaneo ricordate papa Wojtyla con il crocifisso nelle mani, ripreso di spalle il Venerdì Santo dell’anno scorso, otto giorni prima della morte. Aveva il sondino nasogastrico e per non mostrarlo con un segno così invasivo i responsabili della “famiglia pontificia"? decisero che la telecamera lo riprendesse solo da dietro, o di lato.
L’inserimento del sondino per l’alimentazione sarà annunciato il mercoledì seguente, 30 marzo. Ma in verità il papa lo portava stabilmente dal lunedì della “settimana santa"? e a più riprese gli era stato inserito durante gli ultimi giorni del secondo ricovero al Gemelli, che andò dal 24 febbraio al 13 marzo.
Ho ricostruito la vicenda del sondino con una minuta inchiesta tra le persone che accostarono il papa in privato lungo l’ultimo mese, sia al Gemelli che “nella sua casa"?, come si espresse con i collaboratori quando scelse di morire nel palazzo vaticano. Quella sui tempi dell’uso del sondino è l’unica discordanza di rilievo che la mia indagine ha messo in evidenza rispetto a quanto era stato annunciato pubblicamente, giorno dopo giorno, dal portavoce Navarro-Valls, ma rispetto anche alla narrazione delle ultime settimane stesa dal medico curante Renato Buzzonetti e pubblicata dagli Acta Apostolicae Sedis il 19 settembre 2005. Per non affermare il falso e non contraddire – post factum – le dichiarazioni del portavoce, gli Acta affermano: “Il 30 marzo veniva comunicato che era stata intrapresa la nutrizione enterale mediante il posizionamento permanente di un sondino nasogastrico"?.
Era stata “intrapresa"? infatti, ma non quel giorno! Alla riga successiva la narrazione ufficiale della morte del papa così riprende: “Lo stesso giorno, mercoledì, il Santo Padre si presentava alla finestra del suo studio e, senza parlare, benediceva la folla.
Fu l’ultima statio pubblica della sua penosa via crucis"?. Si affacciò – quell’ultima volta – senza sondino, come senza sondino si era già affacciato altre due volte da quando gli era stato inserito con l’intenzione che fosse “permanente"?: e cioè il mercoledì della “settimana santa"? e il giorno di Pasqua. La televisione aveva mostrato tutto del papa operato alla trachea – per l’inserimento della cannula – e reso muto dall’operazione: il cerotto che copriva l’ago della flebo sul polso della mano destra e la veste aperta che lasciava indovinare la presenza della cannula. Egli voleva mostrarsi alla finestra ogni domenica e ogni mercoledì e i collaboratori l’ubbidivano consolandosi con il motto – caro a don Stanislaw, il segretario polacco – che “il papa non può essere invisibile"?. Quando veniva l’ora della finestra gli toglievano il sondino e lo rimettevano poco dopo. Essendo praticamente annullata la capacità di ingestione di cibi – le ultime comunioni le riceve con una goccia di vino sulle labbra – l’uso del sondino era inevitabile.
Ma toglierlo e rimetterlo ogni tre giorni era un tormento che il papa sopportava male e Buzzonetti disse: “Basta, il papa non si affaccia più"?, scontrandosi però con don Stanislaw che voleva farlo contento e replicava: “La prossima volta si affaccerà con il sondino"?.
Ed ecco che si arriva al Venerdì Santo, 25 marzo. E’ la «Via Crucis» numero 26 di Papa Wojtyla, che si tiene come sempre al Colosseo, ma senza di lui, che vi partecipa per televisione, dall’appartamento privato e si fa vedere in collegamento video più volte ma soprattutto alla fine, quando tiene un crocifisso con le mani tremanti, mentre si svolge l’ultima stazione. Legge un suo messaggio di apertura il cardinale Camillo Ruini: “Offro le mie sofferenze, perché il disegno di Dio si compia e la sua parola cammini fra le genti"?.
Più forte del verbo è l’immagine curva e silenziosa del papa che appare sui maxischermi, ripreso di spalle nella sua cappella, seduto davanti all’inginocchiatoio, che segue la «Via Crucis» attraverso la diretta di Rai 1, guardando verso un grande schermo piatto, collocato sul davanti dell’altare.
Più volte, tra una stazione e l’altra, il papa ricompare sugli schermi, mentre ascolta i testi dettati – su sua richiesta – dal cardinale Ratzinger. La camera del Centro televisivo vaticano – che passa le immagini alla Rai – lo riprende da dietro e da lato, mai di faccia. Molti si chiesero, anche sui media, perché quella sera non fosse stato mostrato il volto del papa.
Vi furono risposte del tipo: non voleva togliere la scena alla croce. La verità è che non ebbero il coraggio di togliergli e rimettergli il sondino. Era a letto, lo vestirono, lo portarono in cappella, dove ebbe la forza di restare inginocchiato per un’ora e mezza e stabilirono di riprenderlo di spalle mentre teneva quel crocifisso al quale ormai così tanto assomigliava.
Una piccola nota a margine (mi pare "logica"): la ricostruzione di Accattoli si confà non solo con gli 85 anni, la malattia e le precarie condizioni del Papa, ma anche con quel suo desiderio (che drammaticamente abbiamo visto, in diretta, emergere e prorompere dalla sua voce afona e devastata) di essere pastore e presenza fino alla fine.
Sondino no, dunque, ma solo perchè il Papa voleva apparire (e, intuisco, senza dar segni di quanto egli stava soffrendo) quando era strettamente necessario apparire.
Siamo proprio sicuri che volesse davvero morire?
Anche in quei frangenti -mi piace pensare- ebbe modo di dire "lasciatemi andare". Ma, come in tutta la sua vita, "ad evangelizzare".
sebastianomallia | Permalink | commenti (9)
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