Avvertenze
e modalitĂ  d'uso
Chi visita questo blog può lasciare commenti, cercando -per quanto possibile- d'essere rispettoso verso gli altri e verso... se stesso. Mi riservo di bloccare l'accesso ai commentatori molesti e di cancellare i loro commenti sgraditi. Dei commenti sono responsabili esclusivamente i rispettivi autori.
............................................................... Questo weblog non è una testata giornalistica, non essendo aggiornato
con periodicitĂ  regolare.
Commenti recenti
Archivio
Categorie
Blogs
Websites
Scrittori & Cattolici
Chiesa & Magistero
Pastori & Testimoni
Informazione & Formazione
Campagne & Portali
Bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
visitato *loading* volte
lunedì, 28 aprile 2008
Contro il logorio dell'assistenzialismo giustizialista contemporaneo, una famiglia che è diventata ciò che dovrebbe essere.

sebastianomallia | Permalink | commenti (6)

giovedì, 17 aprile 2008

Ritenuto quanto scrive oggi Maurizio Blondet su Effedieffe, a proposito della visita del Papa negli USA e di quanto detto dallo stesso Pontefice all'arrivo, mi piace proporre ai lettori il seguente quiz, a mo' di interludio, con una piccola -ma non vincolante- rosa di risposte:

"Al ritorno del Papa in Italia, come commenterà Maurizio Blondet i possibili accenni che il Pontefice farà -in occasione di incontri bilaterali con il nuovo Governo Italiano- ai valori ed alla storia del nostro Paese?"

A) si riporterà, sine glossa, alla monnezza italiota;

B) citerà un episodio di ordinario fancazzismo nel settore pubblico;

C) si limiterà a dire che siamo stati capaci di far eleggere in Parlamento Fiamma Nirenstein;

D) non dirà nulla: noi non siamo gli USA.

mercoledì, 16 aprile 2008

Ce la mette tutta, sul Corriere di oggi, Claudio Magris per veicolare il suo disappunto contro la decisione di riesumare il corpo di San Pio da Pietrelcina, per esporlo alla venerazione dei fedeli in occasione dei quaranta anni dalla sua morte.

Lo fa sin dall’attacco del suo pezzo, con il netto appoggio all’iniziativa di una corrente dei suoi devoti di denunciare -fra gli altri- il Vescovo di San Giovanni Rotondo proprio per la supposta “profanazione” dei resti del Santo.

E lo fa persino fingendo di non volersi riportare all’ormai remoto libro di Sergio Luzzatto (chè tale lo hanno reso i tempi e le vendite), eppur citato apertamente così, tanto per scrivere, ma che però riappare, subito dopo, in quel cenno a quei critici che Padre Pio lo avrebbero “seriamente messo in discussione”.

Non c’è da dolersi, tuttavia, di simili argomenti -in fondo banali- ma del più sottile insegnamento che lo scrittore triestino vorrebbe impartirci sulla prospettiva cattolica e/o cristiana in merito alla corporeità (sia essa deceduta) ed all’unità dell’essere umano.

Per introdurre la sua lezione, quindi, Magris contrappone quelli, fra i devoti, che “preferiscono pregare sulla sua tomba, lasciandolo riposare e decomporsi in pace sino alla resurrezione promessa dalla fede” a quegli altri, i quali “vogliono esibire e rispettivamente frugare con gli occhi ciò che rimane fisicamente di lui e che non è più lui, o quantomeno non è tutto lui, ma solo la sua spoglia, cristianamente peritura sino alla fine dei tempi; una parte di ciò che fu ed è Padre Pio, la sua tibia, il suo teschio o i suoi tegumenti, non la sua persona nella cristiana unità di anima e corpo”.

A parole, la dicotomia costruita dal saggista sull’apparente spartitraffico del “rispetto” e della “pietà” per le “spoglie”, tuttavia, nasconde il perdurante e consueto disprezzo per la materia, tipico del Magris e di questa ed altre generazioni del ridondante gnosticismo.

Un dissimulato disprezzo “tradito” da quel cenno al “decomporsi in pace”, ed esplodente nel disgusto di Magris per la sola idea di un distacco di parti delle salme dei santi da affidare alla pietà ed alla venerazione dei fedeli, disgusto veicolato neanche troppo elegantemente, con richiami biliosi alle partizioni della pornografia, con indignazione verso altre forme espressive della pietà popolare ed accenni alle immancabili “Madonne di gesso che piangono”.

È la materia attuale, decomposta o meno che sia nella figura di una salma, esibita così come essa è per essere sottratta all’oblio di chi vorrebbe dimenticarsi di esserne composto -ovviamente, per decomporsi sempre più- oggi, ovvero forgiata con il gesso con le fattezze del Volto di una Madre; è la materia -insomma- a far problema a quelli come l’elzevirista del Corriere.

Il quale sospira per la presunta perdita d’unità di un corpo e di uno spirito che fatti del genere (come la richiesta del clero polacco di uno stralcio per il cuore di Giovanni Paolo II, a mio modo di vedere, il vero fattore scatenante di queste sciabolate di Magris) contribuirebbero a mettere in dubbio, corrompendo la “vera fede”, il retto intendere del credente riguardo alla morte.

Dispiace -ma neanche tanto- smentirlo: temo abbiano ragione proprio quelli che, in un solco che ci riporta ad un altrettanto -e non a caso- vituperato Medio Evo, cercano tibie, lingue, muscoli cardiaci, resti di nasi, schegge di croce, appassionandosi -annualmente- per il ribollire o meno di ematomi raccolti in ampolle.

Per quanto si “decompongano” nel loro “riposo”, i corpi dei santi restano lì -come sono rimasti tutti quelli che ci hanno preceduto- proprio a confermare, e non a smentire, l’unità che Magris ritiene ferita ed offesa.

Che è un’unità di tempo e non solo di spazio. Di più: è l’unità e del tempo che oggi viviamo (incluso il tempo in cui siamo morti) con il tempo che non è tempo e che verrà quando il tempo sarà finito.

Inerpicarsi sugli scalini della cattedrale di Padova per vedere la lingua di Sant’Antonio, per poter accostare la mano sul vetro quasi a lambirla, è farsi partecipi di una scommessa profonda tanto quanto rischiosa: quella dei santi come lui in un “dopo” da guadagnarsi con un “ora” tutto votato a perdersi (magari fino a “decomporsi").

“Sapere” -anche per poter “assaporare” con i sensi, e non solo elucubrare in un formale ossequio al Logos- che prodigiose conservazioni ci sono concesse proprio perché nulla, neanche le briciole, siano perdute di noi e del nostro presente, in Colui che è tutto in tutti.

Conservazioni come quella che, per una coincidenza (magari poco acconcia alla ragione, quale la intendono i Magris, ma davvero efficace), proprio oggi la liturgia ci chiama a ricordare.

Sì, proprio quella di una Bernardette Soubirous, intatta nella sua chasse trasparente a Nevers, nascosta eppure esposta, ma nient’affatto “decomposta” nel suo fiducioso riposo.

Che si fa -nella sua figura e per tutti noi- attesa, nel corpo, di uno Sposo che ama sorprenderci con le luci della stanza ben accese.