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giovedì, 17 aprile 2008

Ritenuto quanto scrive oggi Maurizio Blondet su Effedieffe, a proposito della visita del Papa negli USA e di quanto detto dallo stesso Pontefice all'arrivo, mi piace proporre ai lettori il seguente quiz, a mo' di interludio, con una piccola -ma non vincolante- rosa di risposte:

"Al ritorno del Papa in Italia, come commenterà Maurizio Blondet i possibili accenni che il Pontefice farà -in occasione di incontri bilaterali con il nuovo Governo Italiano- ai valori ed alla storia del nostro Paese?"

A) si riporterà, sine glossa, alla monnezza italiota;

B) citerà un episodio di ordinario fancazzismo nel settore pubblico;

C) si limiterà a dire che siamo stati capaci di far eleggere in Parlamento Fiamma Nirenstein;

D) non dirà nulla: noi non siamo gli USA.

lunedì, 17 marzo 2008

L'ho già detto: è stato metabolizzato in fretta -dopo essere stato declassato a trascurabile segmento del logorroico fiume massmediatico- quanto Benedetto XVI ha predicato nel suo discorso al Pontificio Consiglio per la Cultura (nella sezione di quest'ultimo del sito del Vaticano, sotto il link dei Discorsi del Santo Padre , non lo troviamo ancora...), una settimana fa.

Eppure, il richiamo incoscio di queste parole sembra duplice ed impegnativo: se, da un lato, infatti, l'occasione è sembrata anch'essa "accademica", tanto da risuonare Ratisbona, dall'altro è assai singolare trovare -e nella parte finale, quella della sintesi- un richiamo all'Apocalisse ( "Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza ... Ho, però, da rimproverarti che hai abbandonato il tuo primo amore" Ap 2,2.4) che colpisce in un sereno ragionatore come Papa Ratzinger, tanto da sembrar più acconcio in bocca al suo "venerato predecessore".

E, per essere magari un po' maliziosi, colpisce che un simile richiamo ("hai abbandonato il tuo primo amore") sia stato espresso proprio in quella sede.

E' vero: chi scrive qui, per primo, s'è sentito cucite addosso certe parole ("Etsi Deus non daretur"), leit motiv di un'esistenza ripetitiva e grama, nel suo crogiolarsi in certe dinamiche che di dinamico non hanno nulla, grondando piuttosto passività....

Ma il profondo, per quanto profondo sia (anche in virtù della quantità di sabbia che ci buttiamo sopra..), ha sempre un suo richiamo che, anche flebilmente, si fa sentire. E questa di Papa Benedetto, sarà per il tempo, assomiglia moltissimo alla faccenda della sporcizia di quella ormai famosa Via Crucis, anteprima di un Pontificato che ancora doveva iniziare, sotto gli occhi di un altro Regnante.

Non è solo questione di forme e di tempi, o di slogans voluti o meno.

(I credenti)  vivono nel mondo e sono spesso segnati, se non condizionati, dalla cultura dell’immagine che impone modelli e impulsi contraddittori, nella negazione pratica di Dio: non c’è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui. Inoltre, la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale.

Non c'è più bisogno di Dio: come non vederlo nella pratica di mille cose, la principale delle quali è la ricerca nevrotica dello svago quotidiano?  Di pensare a Lui: per una mente occupata da banalità ed effimeri progetti, o da solipisistiche soap operas o regolamenti di conti, da trepidazioni inutili; di ritornare a Lui: per noi che siamo proiettati sempre verso un futuro da riempire con gadgets, novità discografiche o televisive, manovre di calciomercato....

Superficialità ed egocentrismo, poi...

Valga, per quanto ingeneroso e duro, il pezzullo di anteprima a questo post: da intendersi, però, come un grido di aiuto, una sveglia per chi è stato chiamato a vedersi impegnato in un'opera di Salvezza che non passa attraverso media e giornali, rotocalchi, agganci a personalità sovraesposte.

Valga questa domanda polemica e sarcastica, da chi però la pone nella consapevolezza che simili piazzate, in bocca ai Pastori, accrescono il senso di impotenza, di trascinamento, di deriva di noi povere pecore, sorpassate a grandi bracciate da chi dovrebbe venire a tirarci fuori dalle rapide....

Valga come fatto-limite: sappiamo, infatti, che sotto sotto, questo trastullarsi con le faccende di una cantante non va demonizzato se non in quanto sintomo del resto: perchè la superficialità e l'egocentrismo sono diventati pane quotidiano -da decenni se non di più- di molto ragionare "profondo", di molti discorsi alti sui valori, attorno alla politica, la liturgia, la società e l'antropologia.   

Diciamolo pure, a scusante nostra e loro: l'edonismo è davvero l'ultima ideologia. L'edonismo è l'ideologia di chi non ha l'ideologia, di chi non l'ha mai avuta come di chi non ce l'ha più, come di chi rischia -un giorno o l'altro- di perderla.

E' l'ideologia della chiusura degli sportelli del tempo (che devi attraversare per forza, se vuoi accedere a quelli dell'Eternità); il pensare di chi ha serrato il proprio spazio, rendendo "stretta" l'unica porta: quella d'ingresso nella propria vita di tutto il resto.... è il pensare di chi non vuole pensare; è il soffrire di chi non vuole soffrire; l'amore di chi non vuole amare....

L'edonismo è la "soluzione finale" di chi le ha tentate tutte; ed è pericoloso anche per questo, perchè ci si sente in diritto di rispondere di averle provate tutte. Ci si sente in diritto di consolarci come vogliamo, senza bisogno di seguire i tempi e i ritmi di un Consolatore.

Nella Chiesa stessa di ogni giorno e di ogni ora -se vogliamo chiamare Chiesa anche quanto, volendo autoconsolarci, tentiamo di costruire in famiglia ed altrove- ci vengono riconosciute "le opere, la fatica e la costanza".

Qualcosa -e, dieci giorni fa, Qualcuno- ha voluto ricordarci però che rischiamo sempre di abbandonare il nostro "primo amore".

mercoledì, 12 marzo 2008

Pochi giorni fa, Benedetto XVI, apostrofava la Chiesa tutta con queste parole.

Che bisogno c'era, dopo l'imbarazzato silenzio con il quale il tutto è stato seppellito, di dar vita a tutto questo?

mercoledì, 06 febbraio 2008

Andrea Tornielli, riportando l'ufficialità della notizia da lui stesso diffusa tempo fa, conferma oggi i cambiamenti alla preghiera per gli Ebrei che, con le altre, viene ripetuta ogni Venerdì Santo.

Lo stesso vaticanista de Il Giornale riporta la reazione del rabbino Giuseppe Laras, presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia, che -per comodità- sotto riproduco:

«La nuova versione non è molto diversa dalla precedente Il fatto che si preghi perché Dio “illumini” gli ebrei, significa in sostanza che essi non sono nella luce, dunque accecati, anche se è stata tolta la parola più forte. Ciò che mi preoccupa è però la seconda parte della formula, quella in cui è rimasta la preghiera per il riconoscimento di Gesù da parte degli ebrei. Temo che porterà indietro, se non bloccherà, il dialogo ebraico-cristiano, dato che ci sono alcune componenti del mondo ebraico che temono che il dialogo sia in realtà finalizzato a convertire al cristianesimo».

Una ben curiosa preoccupazione, questa, se pensiamo che -in realtà- ogni cattolico, e non solo nel memoriale della Passione e Morte di Cristo ma ogni giorno, in fondo dovrebbe pregare per riconoscerLo sempre più come Signore e Dio della propria vita.

Tanto più curioso, poi, è l'aggancio di un simile passaggio liturgico (ricaduta, oltretutto, quasi inevitabile della lettura dei Vangeli sulla Passione che si effettua in quella celebrazione) ad un processo -quale è il "dialogo" appunto- che potrebbe benissimo lasciare, come spesso lascia, ognuno della propria opinione (e nella propria fede).

O Laras vorrebbe dirci che, per "alcune componenti del mondo ebraico" il dialogo deve essere a senso unico, cioè solo su quello che aggrada alle stesse "componenti"?

Tanto per riportare l'opposta "campana", e per far capire quanta "pazienza" ci venga richiesta, ecco pervenirmi -con l'idea di questo post- la newsletter dei Sedevacantisti, donde -nell'accusare Benedetto XVI di aver, ovviamente, come sopra "edulcorato" la preghiera per i Giudei- si rincara la dose affermando che sarebbe stato in tal guisa tradita pure la Parola di Dio:

"La nuova orazione prevista per chi userà il messale "del 1962" dev'essere giudicata non solo per quello che dice, ma per quello che si rifiuta di dire: si rifiuta cioè di ammettere con San Paolo che il popolo eletto - rifiutando Gesù Cristo - è come accecato e nelle tenebre. San Paolo lo sapeva bene, lui che - da fariseo uccisore di cristiani qual era - convertito dal Signore sulla via di Damasco, fu colpito da una misteriosa cecità fino a che, col battesimo, fu liberato dalle tenebre del giudaismo e vide la Luce vera che illumina splende nelle tenebre, Gesù Cristo il Verbo di Dio.
La nuova orazione ratzingeriana chiede per i giudei la luce di Cristo, ma nega che essi si trovino nella le tenebre del rifiuto di Cristo, vergognandosi della parola rivelata (2 Cor 3, 15-16), come se i Giudei dovessero solo progredire nella via di Dio e non anche uscire dall'errore".

Ma, se non ricordiamo male, l'Apostolo diventò cieco all'improvviso, dopo la caduta, non certo "progredendo" man mano e negli anni nel suo fariseismo, sentendo la voce di Gesù proprio subito dopo aver perso la vista...

Dettagli? Non ci pare.

Ci sembra piuttosto che la cecità "sia servita" o, quanto meno, che sia stata "procurata" e che, pertanto, il passo citato meriti una lettura un po' più approfondita e complessa.

Proprio come il nostro rapporto con gli Ebrei, da consegnare, prima di tutto, alle nostre preghiere di tutti i giorni e, perchè no?, anche di ogni Venerdì Santo.

sabato, 19 gennaio 2008

"La Chiesa viene attaccata perchè vince" direbbe qualcuno.

C'è una parte di vero: "siamo più che vincitori in Colui che ci ha amato"; più che altro, credo, Qualcuno ha già vinto per noi....

Ma -se proprio devo "vincere"- preferisco farlo così.