Caro Friedrich,
eccolo maturato, lo spunto per riprendere a scrivere.
Per reagire -scrivendo- a momenti in cui, nonostante la vita intorno aumenti (riproponendosi con l’unica veste vera, quella del reale), senti il peso di un pessimismo cosmico, tocchi con mano la nostra inadeguatezza, osservi la lucida follia dei tuoi fratelli in umanità i quali, in ogni campo dello scibile e del fattibile, danno prova -spesso assieme a noi, ovviamente- di una superficialità, di una voglia di fuggire dalla realtà, di un carpe diem in cui è il dies a carpere loro (ed un po’ anche noi) senza posa e senza rimedio più o meno apparente.
Lo spunto è quello che, in questi casi ed in queste condizioni psicologiche, può venire solo da un amico.
da te che -da solo- festeggi la vittoria della libertà, diciassette anni dopo il crollo del muro.
Non potevo commentare da te, ora, ma (ripassando più e più volte, per vedere se qualcuno avesse raccolto l’invito alla memoria), si aperto uno squarcio e da questo squarcio viene fuori un barlume.
Ora come allora la nostra libertà è minacciata: il cristiano sa e crede che, a metterla in pericolo, ugualmente concorrono la violenza e la seduzione. E, aggiungo io, la libertà è ancor più minacciata, oggi, dall’indifferenza militante, dalla superficialità, dal desiderio smodato di divertimento, da quel morbo -insomma- che sembra portarci a dissolvere noi stessi in un torrente in piena, senza una direzione.
Ora come allora –ma in una forma che non ci ripugna subito come quella che elevò, a Berlino, quel muro- pare impossibile scavalcare la parete che sembra formarsi attorno a noi, dentro di noi.
È tutto coerente, in fondo, amico mio.
È coerente che gli eredi di quel sistema disumano, perverso, che sfiancava ed opprimeva gli oppressi come gli oppressori, oggi sgattaiolino nelle mille forme dell’unico nichilismo che costituisce la loro sorte: era un sistema fatto per i furbi e che odiava, come odia oggi, le intelligenze libere.
Ecco, allora, vedere un ministro della Repubblica che si preoccupa di impedire, per legge, le sfilate delle ragazze troppo magre (ultimo rigurgito di una schizofrenia che ci porterà, probabilmente, a sbandare -dal precedente- verso un’altro eccesso).
Ecco allora imbatterci in un altro ministro che “vota contro”, immiserendosi in un clichet che deve prevalere su tutto, persino sul bisogno -per una nazione- di rifiatare durante l’infinito tiro alla fune fra i suoi vecchi ed i suoi giovani.
Ecco, infine, assistere allo sconcertante fatto di un altro ministro che sfila contro un provvedimento del governo di cui fa parte e per il quale ha magari votato.
Tutti costoro sono gli eredi di quella corrente di pensiero che, finita dove doveva finire, nella più amara delle delusioni; di quella ideologia che -se avesse dato spazio ad una coscienza che ha, però, sempre brutalizzato- si sarebbe disperata per aver seminato senza riposo disperazione e morte.
Quell’ideologia che, nata con la pretesa di aver carpito la chiave della Storia, è stata sbaragliata essa stessa dalla Storia, fermando il tempo, il progresso, il miglioramento, laddove essa, od i suoi grotteschi simulacri, continuano ancora oggi a rimanere al potere.
Tutti costoro ed altri -inclusi coloro che vorrebbero rifondare ciò che, per definizione, dovrebbe essere un progresso inarrestabile, l’ “orizzonte insuperabile”, un non ritornare mai indietro- tutti costoro pullulano come bolle nella schiuma di un mare che s’infrange di continuo sul giorno che volge al termine e che di notte risacca per ritornare a sbattere, magari in altre parti della riva, il giorno seguente.
Avrebbero potuto capire, avrebbero dovuto capire, da quando crollò quel muro, cosa significasse.
Ma sono rimasti coerenti, in fondo, con il nulla a cui avrebbero voluto condurre (e vogliono, in fondo, ancora condurre) anche noi.
Ma quel muro è crollato e, con le sue macerie, sta lì a dire a chi crede della libertà (che è vera solo se è reale e di quella realtà che non la tocchi se non la senti dappertutto ed innanzitutto dentro te stesso) che solamente il vero Signore della Storia, inclusa la nostra, è in grado di sbriciolare ogni prigione, squarciandolo con il segno di una croce.
Non è finita, ovviamente, allora.
Ma ciò che sembrò inspiegabile, perché avvenne senza sangue, senza rese dei conti, senza purghe (come avrebbero fatto, insomma, quegli altri), ciò è “segno dei tempi” che, in quanto tale, è rimasto oscuro a tanti.
Segno di una realtà non ancora compiuta, segno di speranza in Chi non ha deluso.
Speranza nel fatto che, amico mio, certi muri crollano, prima o poi.