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lunedì, 30 giugno 2008

L'anno paolino non poteva iniziare meglio, almeno sul web.

La competenza, la sensibilità e la cattolicità "giuste" (con un pizzico di sana ed entusiasta gioventù) sono tutte in letterepaoline.it.

Da visitare e tenere d'occhio. Oltre che da linkare. E non solo per amicizia....

lunedì, 23 giugno 2008

Fine settimana all'insegna del protagonismo ecclesiale.

A Tempio Pausania, il locale vescovo -chiesto di una delucidazione da un fedele divorziato sulle possibilità di una revisione della dottrina morale sulla comunione ai separati risposati o conviventi con altro partner- ha suggerito al predetto fedele di avvalersi delle sue prerogative attuali di Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana per far sì che, in futuro, le cose possano cambiare ...

Una bella risposta, non c'è che dire. Oltre che un significativo sintomo della comunione con Pietro del prefato episcopo, a livelli tali da suggerire ad un semplice fedele, per quanto prestigioso, di sgomitare nelle alte sfere affinchè muti la prospettiva etica cattolica sull'eucarestia ai divorziati.

Più consolatorio -non certo nella prospettiva di certo mieloso buonismo ecclesiale- l'episodio che ha visto protagonista l'arcivescovo di Padova, il quale ha letteralmente accompagnato alla porta della chiesa (prima che iniziasse la Messa) il giornalista che pubblicò ed alimentò il ben noto affaire del "prete innamorato".

Il quale ha protestato, oltre che da cronista (col solito corteo di solidarità castali), anche da "cattolico", quale egli si è definito.

Sto, in questo caso, col tosto Pastore padovano: da "cattolico", infatti, il giornalista dovrebbe sapere che sono due i modi di dare scandalo. Il primo è comportarsi scandalosamente, il secondo è diffondere lo scandalo, amplificarlo, estenderlo in modo che faccia più danno possibile a chi lo subisce (e chi lo ha subito qui è proprio la Chiesa) ....

Senza dire che, sempre da "cattolici", non ci sarebbe dato servire due padroni: Dio e la notizia. 

lunedì, 17 marzo 2008

L'ho già detto: è stato metabolizzato in fretta -dopo essere stato declassato a trascurabile segmento del logorroico fiume massmediatico- quanto Benedetto XVI ha predicato nel suo discorso al Pontificio Consiglio per la Cultura (nella sezione di quest'ultimo del sito del Vaticano, sotto il link dei Discorsi del Santo Padre , non lo troviamo ancora...), una settimana fa.

Eppure, il richiamo incoscio di queste parole sembra duplice ed impegnativo: se, da un lato, infatti, l'occasione è sembrata anch'essa "accademica", tanto da risuonare Ratisbona, dall'altro è assai singolare trovare -e nella parte finale, quella della sintesi- un richiamo all'Apocalisse ( "Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza ... Ho, però, da rimproverarti che hai abbandonato il tuo primo amore" Ap 2,2.4) che colpisce in un sereno ragionatore come Papa Ratzinger, tanto da sembrar più acconcio in bocca al suo "venerato predecessore".

E, per essere magari un po' maliziosi, colpisce che un simile richiamo ("hai abbandonato il tuo primo amore") sia stato espresso proprio in quella sede.

E' vero: chi scrive qui, per primo, s'è sentito cucite addosso certe parole ("Etsi Deus non daretur"), leit motiv di un'esistenza ripetitiva e grama, nel suo crogiolarsi in certe dinamiche che di dinamico non hanno nulla, grondando piuttosto passività....

Ma il profondo, per quanto profondo sia (anche in virtù della quantità di sabbia che ci buttiamo sopra..), ha sempre un suo richiamo che, anche flebilmente, si fa sentire. E questa di Papa Benedetto, sarà per il tempo, assomiglia moltissimo alla faccenda della sporcizia di quella ormai famosa Via Crucis, anteprima di un Pontificato che ancora doveva iniziare, sotto gli occhi di un altro Regnante.

Non è solo questione di forme e di tempi, o di slogans voluti o meno.

(I credenti)  vivono nel mondo e sono spesso segnati, se non condizionati, dalla cultura dell’immagine che impone modelli e impulsi contraddittori, nella negazione pratica di Dio: non c’è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui. Inoltre, la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale.

Non c'è più bisogno di Dio: come non vederlo nella pratica di mille cose, la principale delle quali è la ricerca nevrotica dello svago quotidiano?  Di pensare a Lui: per una mente occupata da banalità ed effimeri progetti, o da solipisistiche soap operas o regolamenti di conti, da trepidazioni inutili; di ritornare a Lui: per noi che siamo proiettati sempre verso un futuro da riempire con gadgets, novità discografiche o televisive, manovre di calciomercato....

Superficialità ed egocentrismo, poi...

Valga, per quanto ingeneroso e duro, il pezzullo di anteprima a questo post: da intendersi, però, come un grido di aiuto, una sveglia per chi è stato chiamato a vedersi impegnato in un'opera di Salvezza che non passa attraverso media e giornali, rotocalchi, agganci a personalità sovraesposte.

Valga questa domanda polemica e sarcastica, da chi però la pone nella consapevolezza che simili piazzate, in bocca ai Pastori, accrescono il senso di impotenza, di trascinamento, di deriva di noi povere pecore, sorpassate a grandi bracciate da chi dovrebbe venire a tirarci fuori dalle rapide....

Valga come fatto-limite: sappiamo, infatti, che sotto sotto, questo trastullarsi con le faccende di una cantante non va demonizzato se non in quanto sintomo del resto: perchè la superficialità e l'egocentrismo sono diventati pane quotidiano -da decenni se non di più- di molto ragionare "profondo", di molti discorsi alti sui valori, attorno alla politica, la liturgia, la società e l'antropologia.   

Diciamolo pure, a scusante nostra e loro: l'edonismo è davvero l'ultima ideologia. L'edonismo è l'ideologia di chi non ha l'ideologia, di chi non l'ha mai avuta come di chi non ce l'ha più, come di chi rischia -un giorno o l'altro- di perderla.

E' l'ideologia della chiusura degli sportelli del tempo (che devi attraversare per forza, se vuoi accedere a quelli dell'Eternità); il pensare di chi ha serrato il proprio spazio, rendendo "stretta" l'unica porta: quella d'ingresso nella propria vita di tutto il resto.... è il pensare di chi non vuole pensare; è il soffrire di chi non vuole soffrire; l'amore di chi non vuole amare....

L'edonismo è la "soluzione finale" di chi le ha tentate tutte; ed è pericoloso anche per questo, perchè ci si sente in diritto di rispondere di averle provate tutte. Ci si sente in diritto di consolarci come vogliamo, senza bisogno di seguire i tempi e i ritmi di un Consolatore.

Nella Chiesa stessa di ogni giorno e di ogni ora -se vogliamo chiamare Chiesa anche quanto, volendo autoconsolarci, tentiamo di costruire in famiglia ed altrove- ci vengono riconosciute "le opere, la fatica e la costanza".

Qualcosa -e, dieci giorni fa, Qualcuno- ha voluto ricordarci però che rischiamo sempre di abbandonare il nostro "primo amore".

lunedì, 03 dicembre 2007

Se, però, non posto da qualche tempo è perchè sono un po' indeciso su una cosa da fare in questo spazio: linkare Effedieffe, il sito delle omonime edizioni diretto da Maurizio Blondet.

Leggo da mesi (se non da qualche anno), ogni giorno, quanto va pubblicando l'ex giornalista di Avvenire, divenuto recentemente "famoso" per essere annoverato fra i c.d. "complottisti" che ritengono l'undici settembre il frutto di una cospirazione degli attuali vertici dell'amministrazione americana (o meglio, di quella parte dei suddetti vertici che si definisce teocon e si lega ad alcuni predicatori evangelici) in combutta con quelli dello Stato di Israele.

Sarebbe però "ingeneroso" ridurre Blondet ed Effedieffe, aldilà di alcuni distinguo che pure vanno fatti e non solo rispetto alla suddetta teoria del complotto, solo a quanto vanno affermando sull'undici/nove: c'è molto d'altro, e molto altro di buono.

I "punti a favore di Blondet" sono quindi tanti.

Per il momento, eccone dunque uno, molto buono, su una polemica che allora fece tanto scalpore: il cosiddetto "Vangelo di Giuda".

martedì, 02 ottobre 2007

Davvero deprimente l’intervista rilasciata ad Alberto Bobbio da Francesco Diani, lo “storico” curatore della Lista dei siti cattolici italiani, pubblicata su Famiglia Cristiana.

Non per quello che Diani e Bobbio dicono né per il tono che utilizzano, ma per il modo con il quale la blogosfera cattolica (che essi danno quasi per inesistente) viene dipinta: morta (o moribonda) cioè prima di nascere ovvero -se emittente vagiti per una qualche ventura- venuta alla luce malata di “tradizionalismo” e “devozionalismo sentimentale”, dedita a “forme di preghiere intercessorie che rasentano la magia e la superstizione”.

L’uso di questi termini rende già evidente il taglio ideologico dell’intervista: Bobbio -inviato anche di Jesus- e Diani “stanno ancora aspettando” che i “cattolici” (quelli “veri”, cioè, in quanto sensibili al “confronto tra esperienze religiose”) approdino “in rete” e che, in particolare, si diano da fare -senza dar vita ad “esperienze sconfortanti” quali quelle che essi citano- nella blogosfera.

Essi, “i cattolici”, starebbero insomma riproponendo nel nuovo millennio il loro consueto ritardo epocale, lasciando che lo spazio venga occupato da blogs di dubbia provenienza in cui -per la maggior parte- il logo di riferimento è il “cavaliere templare con la spada sguainata”, immagine cara a chi si raffigura “gli altri” credenti come ambiguamente contigui ad ambienti leghisti se non di peggio (come è dato apprendere dalla precedente stilettata dei paolini sul Jesus del novembre 2000).

E -a conforto di questa idea del ritardo (e, verrebbe da pensare, dei “ritardati”)- Diani ci rimprovera (e già, perché mi sento rimbrottato pure io) di non occuparci delle esternazioni di Beppe Grillo -“il dibattito più clamoroso della rete”- quasi che sia doveroso per noi cattolici dividerci fra mastelliani e grillini, senza che però sia lecito -secondo Scrittura- appartenere a Paolo o ad Apollo…

E, confortato dai titolini del Bobbio (“il profilo è basso”, “patologica impreparazione”), Diani ammonisce il lettore di Famiglia Cristiana su come non dovrebbe essere la nuova presenza dei cattolici in rete, redigendo una seconda lista: di proscrizione.

Lista nella quale nereggiano i “bloggers teocon” e nella quale egli include -scandalizzato dall’appropriazione della figura di La Pira (o, meglio, del La Pira che egli si è raffigurato) da parte dell’omonimo Circolo umbro- anche il sito di Antonio Socci che, in realtà, non ha mai inteso aprire un blog.

Tale è -verrebbe da ricordare a Diani che pure, secondo Bobbio, è un “vero e proprio segugio dell’agorà internettiana, insomma, un’autorità nel suo campo”- un diario aperto ai commenti (moderati o meno) dei lettori, non certo un sito nel quale vengono riportati (senza possibilità di glosse altrui) solo gli articoli di un giornalista o di uno scrittore come Socci.

Blog, insomma, è quello di Luigi Accattoli, additato ad esempio, con gli altri vaticanisti che pure troverete nel blogroll qui accanto, che però -contrariamente a molti di noi, che scriviamo solo per passione- si occupano da tempo delle cose di Chiesa anche per mestiere.

Senza che ciò impedisca al vaticanista del Corriere, tuttavia, di postare (com’è nel suo diritto e nello stile di un diario che non è né deve essere una raccolta di soli articoli) cose come questa che però, a Diani s’intende, potrebbero suonare intrise di “sentimentalismo”, anche se non “devozionale”.

Non manca, infine, il solito accenno al Motu proprio (che pure sarebbe un argomento di attualità,  anche se su un piano un po’ diverso dal V-day), sul quale apprendiamo -sia pure nel consueto modo “obliquo”- l’opinione del curatore della Lista dei siti cattolici.

Fin qui dunque l’intervista di questa “autorità nel suo campo”.

Alla sensazione di amarezza che ci pervade (ed alla convinzione che, da parte di Diani come di Famiglia Cristiana, si sia persa l’ennesima occasione per evidenziare su un medium tradizionale una presenza che è ben più vasta e complessa) si unisce la consapevolezza che il curatore di Siticattolici -che pure ha il merito di aver messo su una lista in cui, tuttavia, spesso è dato trovare di tutto- abbia omesso forse per dimenticanza, indirizzi di blogs che pure (ad una sommaria ricerca) vi risultano segnalati, e che hanno un grande spessore culturale, propositivo e dialogico (così come, crediamo, li intenda Diani).

Pensiamo -tra i tantissimi altri- a Zaccheo o a Sivan, a SecoloXX e dintorni, Berlicche e, perché no?, a Pescevivo incredibilmente segnalata da Diani con un “segnale stradale di pericolo”, quasi “spacci” non saggezza, equilibrio, amore per tutta la cultura (e non solo quella cattolica), ma idee sovversive della correctness (quale la intendono lui e Bobbio).

Insomma caro Diani e se mi è lecito un consiglio: prima della prossima intervista da “autorità” e della prossima comparsata nell’invisibile TV dei vescovi italiani, si faccia un giro più attento della sua lista e magari cerchi un po’ oltre quest’ultima: troverà qualche altro centinaio di blogs che le daranno un’idea diversa della vitalità della blogosfera cattolica (ma lei, se mi è lecito chiederglielo, dov’era all’epoca del referendum sulla legge 40?); una vitalità che esiste, sebbene non sia come lei la vorrebbe.

Update 4/10/2007 ore 22.02

Non ho avuto tempo prima: segnalo lo splendido post di Berlicche sul tema: Gli insignificanti

Update 5/10/2007 ore 14.56

Su quanto scritto in Famiglia Cristiana voglio segnalare altresì un'altro importante contributo: quello odierno di Pesce Vivo.

Update 7/10/2007 ore 21.26

Ancora un'altra voce, stavolta "multipla" Samizdatonline.