L'ho già detto: è stato metabolizzato in fretta -dopo essere stato declassato a trascurabile segmento del logorroico fiume massmediatico- quanto Benedetto XVI ha predicato nel suo discorso al Pontificio Consiglio per la Cultura (nella sezione di quest'ultimo del sito del Vaticano, sotto il link dei Discorsi del Santo Padre , non lo troviamo ancora...), una settimana fa.
Eppure, il richiamo incoscio di queste parole sembra duplice ed impegnativo: se, da un lato, infatti, l'occasione è sembrata anch'essa "accademica", tanto da risuonare Ratisbona, dall'altro è assai singolare trovare -e nella parte finale, quella della sintesi- un richiamo all'Apocalisse ( "Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza ... Ho, però, da rimproverarti che hai abbandonato il tuo primo amore" Ap 2,2.4) che colpisce in un sereno ragionatore come Papa Ratzinger, tanto da sembrar più acconcio in bocca al suo "venerato predecessore".
E, per essere magari un po' maliziosi, colpisce che un simile richiamo ("hai abbandonato il tuo primo amore") sia stato espresso proprio in quella sede.
E' vero: chi scrive qui, per primo, s'è sentito cucite addosso certe parole ("Etsi Deus non daretur"), leit motiv di un'esistenza ripetitiva e grama, nel suo crogiolarsi in certe dinamiche che di dinamico non hanno nulla, grondando piuttosto passività....
Ma il profondo, per quanto profondo sia (anche in virtù della quantità di sabbia che ci buttiamo sopra..), ha sempre un suo richiamo che, anche flebilmente, si fa sentire. E questa di Papa Benedetto, sarà per il tempo, assomiglia moltissimo alla faccenda della sporcizia di quella ormai famosa Via Crucis, anteprima di un Pontificato che ancora doveva iniziare, sotto gli occhi di un altro Regnante.
Non è solo questione di forme e di tempi, o di slogans voluti o meno.
(I credenti) vivono nel mondo e sono spesso segnati, se non condizionati, dalla cultura dell’immagine che impone modelli e impulsi contraddittori, nella negazione pratica di Dio: non c’è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui. Inoltre, la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale.
Non c'è più bisogno di Dio: come non vederlo nella pratica di mille cose, la principale delle quali è la ricerca nevrotica dello svago quotidiano? Di pensare a Lui: per una mente occupata da banalità ed effimeri progetti, o da solipisistiche soap operas o regolamenti di conti, da trepidazioni inutili; di ritornare a Lui: per noi che siamo proiettati sempre verso un futuro da riempire con gadgets, novità discografiche o televisive, manovre di calciomercato....
Superficialità ed egocentrismo, poi...
Valga, per quanto ingeneroso e duro, il pezzullo di anteprima a questo post: da intendersi, però, come un grido di aiuto, una sveglia per chi è stato chiamato a vedersi impegnato in un'opera di Salvezza che non passa attraverso media e giornali, rotocalchi, agganci a personalità sovraesposte.
Valga questa domanda polemica e sarcastica, da chi però la pone nella consapevolezza che simili piazzate, in bocca ai Pastori, accrescono il senso di impotenza, di trascinamento, di deriva di noi povere pecore, sorpassate a grandi bracciate da chi dovrebbe venire a tirarci fuori dalle rapide....
Valga come fatto-limite: sappiamo, infatti, che sotto sotto, questo trastullarsi con le faccende di una cantante non va demonizzato se non in quanto sintomo del resto: perchè la superficialità e l'egocentrismo sono diventati pane quotidiano -da decenni se non di più- di molto ragionare "profondo", di molti discorsi alti sui valori, attorno alla politica, la liturgia, la società e l'antropologia.
Diciamolo pure, a scusante nostra e loro: l'edonismo è davvero l'ultima ideologia. L'edonismo è l'ideologia di chi non ha l'ideologia, di chi non l'ha mai avuta come di chi non ce l'ha più, come di chi rischia -un giorno o l'altro- di perderla.
E' l'ideologia della chiusura degli sportelli del tempo (che devi attraversare per forza, se vuoi accedere a quelli dell'Eternità); il pensare di chi ha serrato il proprio spazio, rendendo "stretta" l'unica porta: quella d'ingresso nella propria vita di tutto il resto.... è il pensare di chi non vuole pensare; è il soffrire di chi non vuole soffrire; l'amore di chi non vuole amare....
L'edonismo è la "soluzione finale" di chi le ha tentate tutte; ed è pericoloso anche per questo, perchè ci si sente in diritto di rispondere di averle provate tutte. Ci si sente in diritto di consolarci come vogliamo, senza bisogno di seguire i tempi e i ritmi di un Consolatore.
Nella Chiesa stessa di ogni giorno e di ogni ora -se vogliamo chiamare Chiesa anche quanto, volendo autoconsolarci, tentiamo di costruire in famiglia ed altrove- ci vengono riconosciute "le opere, la fatica e la costanza".
Qualcosa -e, dieci giorni fa, Qualcuno- ha voluto ricordarci però che rischiamo sempre di abbandonare il nostro "primo amore".