Fine settimana all'insegna del protagonismo ecclesiale.
A Tempio Pausania, il locale vescovo -chiesto di una delucidazione da un fedele divorziato sulle possibilità di una revisione della dottrina morale sulla comunione ai separati risposati o conviventi con altro partner- ha suggerito al predetto fedele di avvalersi delle sue prerogative attuali di Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana per far sì che, in futuro, le cose possano cambiare ...
Una bella risposta, non c'è che dire. Oltre che un significativo sintomo della comunione con Pietro del prefato episcopo, a livelli tali da suggerire ad un semplice fedele, per quanto prestigioso, di sgomitare nelle alte sfere affinchè muti la prospettiva etica cattolica sull'eucarestia ai divorziati.
Più consolatorio -non certo nella prospettiva di certo mieloso buonismo ecclesiale- l'episodio che ha visto protagonista l'arcivescovo di Padova, il quale ha letteralmente accompagnato alla porta della chiesa (prima che iniziasse la Messa) il giornalista che pubblicò ed alimentò il ben noto affaire del "prete innamorato".
Il quale ha protestato, oltre che da cronista (col solito corteo di solidarità castali), anche da "cattolico", quale egli si è definito.
Sto, in questo caso, col tosto Pastore padovano: da "cattolico", infatti, il giornalista dovrebbe sapere che sono due i modi di dare scandalo. Il primo è comportarsi scandalosamente, il secondo è diffondere lo scandalo, amplificarlo, estenderlo in modo che faccia più danno possibile a chi lo subisce (e chi lo ha subito qui è proprio la Chiesa) ....
Senza dire che, sempre da "cattolici", non ci sarebbe dato servire due padroni: Dio e la notizia.
sebastianomallia | Permalink | commenti (2)
etica, fede, media, attualitĂ , cristianesimo
![]()



