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martedì, 15 gennaio 2008

Dal sito di Repubblica:

L'Osservatore romano pubblica in prima pagina un lungo intervento di Giorgio Israel, professore ordinario di matematiche complementari dell'ateneo romano. Il docente, di fede ebraica, ricorda una conferenza del 1990 del professor Ratzinger definendo

''sorprendente che quanti hanno scelto come motto la celebre frase attribuita a Voltaire - "Mi batterò fino alla morte perchè tu possa dire il contrario di quel che penso" - si oppongano a che il Papa tenga un discorso all'universita' di Roma La Sapienza''.

Con un simile maestro -caro Israel- le conseguenze non potevano essere che queste...

P.S. Come sempre, a cose fatte, arriva l'intervento di Prodi.

Ma, si sà, essendo "adulto", ha avuto altro da fare....

lunedì, 03 dicembre 2007

Poco tempo per il blog, ma non è una novità....

Nel frattempo gli spunti si susseguono. Un tratto in macchina mi consente di sentire il semone domenicale di Marco Pannella su Radio Radicale. Non chiedetemi come abbia fatto, ma è passato da Veltroni e Berlusconi al Trattato ("clerico-fascista", ovviamente) del 1929 in meno di cinque secondi.

In questo contesto, il nostro si fa acuto giurista rimarcando la possibilità (che sarebbe concessa ai Segretari di Stato vaticani e preclusa alla Conferenza Episcopale Italiana) di intervenire nelle vicende italiane, prendendo parola. Paradossale l'aggettivo ultilizzato per "denunciare" le "ingerenze" della CEI: "atti delinquenziali".

Ora, volendo per un momento sorvolare sul fatto che i Vescovi italiani sono, appunto, cittadini italiani come me (ma comincio a dubitarne) e come il Giacinto e, probabilmente, parlano pubblicamente per tale loro appartenza, varrà la pena riflettere su quel "delinquenziale".

Non viene -cotale epiteto- da chi si va vanto di promuovere la soppressione di feti ed embrioni umani prima che nascano; da chi parteggia per la dolce morte di moribondi e paralizzati purchè consenzienti; da chi -direbbe Guido da Cocconato- è per il "macete dolce" e per una drastica riduzione della pressione antropica (nel senso di abbassamento programmato della popolazione mondiale); da chi parteggia per la droga libera o, meglio, per il suo libero spaccio?

Mi sfugge qualcosa o, alla fine della fiera, parlare di politica indossando il talare suona forse meno "delinquenziale" rispetto a troppi obiettivi di Pannella e dei suoi amici?

lunedì, 25 giugno 2007

Stiamo parlando, è ovvio, di Padre Giancarlo Bossi, il missionario italiano finito nelle mani dei fondamentalisti islamici flippini settimane fa.

Sì, lo so: non è afgano, ma italiano.

Ma i media italiani, non ci hanno -giustamente fino ad un certo punto, direi- tambureggiato (allarmatissimi) con la vicenda di Ramatullah Hanefi, il mediatore amico di Emergency, che aveva lavorato per la liberazione di Mastrogiacomo, per poi finire sotto inchiesta dal Governo di Karzai (quello stesso governo, per intenderci, che "sicuramente" -stando a certi media e politici nostrani- lo avrebbe poi giustiziato), liberato qualche tempo dopo da un giudice afgano dello stesso regime-voluto-ed-imposto-dagli-americani?

Il pericolo di Hanefi, insomma, era più un bollone di sapone, gonfiato dal patetico sospetto di certi ambientini nostrani. Quello in cui ancora si trova Padre Bossi -affidato dal nostro governo alla rinomata, direi quasi leggendaria, efficacia e prontezza dei servizi di sicurezza filippini...- pare molto più serio e concreto.

Insomma, per i media italiani, i missionari italiani sono cittadini.... afgani di secondo livello.

mercoledì, 09 maggio 2007

Mi rendo conto: il post qui sotto, tralasciando qualche lieve ironia, è stato un po' catastrofista.

E rischia soprattutto di toccare di striscio l'evento di sabato 12 maggio, contro il quale sarà imbastito -non ne ricordo altri- uno di quei pochi eventi nei quali ad una manifestazione s'intende contrapporre ad un'altra così, per il gusto di farlo.

Per i DICO, infatti, gauchistes e radicals hanno già manifestato con gran fragore, trovando persono il modo di bisticciare tra loro (si ricordi la piazzata del suddetto Paone contro l'Arcigay).

Così le cose, il corteo laicista -cui hanno aderito personalità di vario genere, come un Candido Cannavò, un Massimo Dapporto (che pure, vestito da prete, s'è beccato ai suoi tempi qualche notorietà oggi dissoltasi) e un Don Gallo, che è sempre e comunque "contro"- quel corteo, insomma, non proporrà niente di nuovo ma si contrapporrà a quell'altro.

E poi dicono che non vogliono mettere in pericolo, nè contestare la famiglia: se non è odio questo....

giovedì, 18 gennaio 2007

Sono già in ritardo nell'impegno preso con un nuovo amico: un professore che abita nell'isola Margarita, in Venezuela.

Le sue e.mails, toccanti per la sua storia personale, mi invitavano a fare mio e diffondere in Italia questo appello di alcuni cattolici di questa meravigliosa isola dei Caraibi.

Naturalmente, il tono della missiva va capito e contestualizzato: solo al "calduccio" della nostra libertà ci possiamo permettere di ricordare che Chavez....

Mah, meglio lasciar perdere. Per ora.

ALL’ECCELLENTISSIMO SIGNOR PRESIDENTE

HUGO CHAVEZ FRIAS

PRESIDENTE DE LA REPUBLICA BOKLIVARIANA DE VENEZUELA

PALACIO DE MIRAFLORES

SU DESPACHO.

 

Ci dirigiamo alla sua cortese attenzione con animo pieno d’amore e con il rispetto dovuto alla sua persona e all’alta carica di Presidente della repubblica bolivariana del Venezuela per manifestarle il nostro dolore e la nostra sorpresa per le parole da Lei espresse il giorno 8 di gennaio del 2007 nel teatro Teresa Carreño di Caracas durante la cerimonia per il giuramento del nuovo gabinetto.

Noi, sottoscritti, nell’esprimere il nostro rammarico e la nostra preghiera all’Altissimo, affinchè illumini con la sua misericordia l’azione politica e sociale del suo governo, non possiamo non manifestare il nostro dissenso per le parole offensive con le quali Lei ha chiesto a nostro Signor Gesù Cristo di condannare i vescovi del Venezuela.

Nel ricordarle il nostro profondo rispetto e la nostra solidarietà per la battaglia che Ella, Signor Presidente, conduce nel suo paese per mitigare gli effetti della povertà di milioni di esseri umani nel suo paese, e la nostra trepida attesa per il suo programma ideologico basato sul così da Lei chiamato “socialismo del secolo XXI, che ci auguriamo risolva le grandi questioni irrisolte del suo paese,  in un clima di libertà e di rispetto alla dignità della persona umana, inclusi per coloro che dissentono dalla sua impostazione ideologica, non possiamo non deplorarela gravissima affermazione da lei profferita, durante la citata cerimonia di giuramento dei ministri del suo gabinetto.

Con profonda amarezza, osserviamo che non è la prima volta che Ella lancia accuse contro i vescovi del suo paese, che possono sbagliare come tutti gli esseri umani di questo mondo, quando esprimono considerazioni che esulano dalla missione dottrinale e morale della gerarchia della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, ed entrano in un campo squisitamente politico.

Però consideriamo anche che non è la prima volta che Ella, tenta in maniera surrettizia di dividere il Mistero e l’Insegnamento di Gesù dall’insegnamento della Chiesa Universale.

Le rammentiamo che nostro Signor Gesù Cristo si fece carne e abitò in mezzo agli uomini per la salvezza di tutta l’umanità e dunque anche dei vescovi del Venezuela, incluso il defunto Cardinale Monsignor Velasco Ibarra, che non può difendersi dalle sue accuse e contro il quale Ella tiene una particolare avversione.

Gesù ci insegna l’amore di Dio e l’amore verso il prossimo e verso i propri nemici, mentre osserviamo con molta tristezza che dalle sue espressioni non appare l’osservanza di questo fondamentale comandamento.

La invitiamo ,con molta umiltà, di riflettere sulle nostre considerazioni, perchè il continuo richiamarsi a Cristo in numerosi dei suoi discorsi non significa che Lei ne sia l’interprete autentico, avendo nostro Signore lasciato questo ruolo al trono di Pietro e ai Vescovi, supremi pastori della comunità ecclesiale.

Ci allegriamo del suo ripetuto richiamo allo spirito del messaggio del Salvatore, però Le ricordiamo anche che l’amore, la giustizia e la carità sono virtù indispensabili per adempiere al suo mandato.

Tutti noi abbiamo il dovere cristiano di proclamare nelle nostre azioni, ma soprattutto nei nostri cuori il Regno di Dio in questa terra, ma siamo anche consapevoli, secondo l’insegnamento di Gesù che siamo in questo mondo ma non apparteniamo a questo mondo nè al suo principe, per cui tentare di dare del suo messaggio un’interpretazione puramente sociologica, è contraria alla sua dottrina, che si realizzerà sicuramente nella patria celeste a cui tutti noi siamo chiamati, mediante la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù.

Nell’esprimere l’augurio di successo per la sua missione a favore dei poveri, Le riconfermiamo il nostro amore e il nostro rispetto, augurandoci che il Venezuela possa vivere sempre in un clima di libertà e di giustizia e di amore, obbedienti al sublime messaggio di Gesù nostro Signore.