Adesso che è finita, è possibile ed opportuno parlarne qui: mi è successa, insomma, questa cosa e, non volendo vivere -per quanto possibile- una vita a compartimenti stagni, è giusto (e forse utile, lascio ad altri giudicare), parlarne qui.
Sono stato, quindi, candidato alle ultime amministrative siciliane in quella che ritengo sia la migliore collocazione politica possibile per me, per la mia storia, per le mie idee, per la prospettiva in cui credo.
Ma non intendo certo parlare di questa scelta, almeno per adesso: basterà dire che non è stata una scelta solitaria ma condivisa (quindi, tendenzialmente e molto più propriamente, politica).
Credo possa essere di qualche giovamento testimoniare che -senza ricorrere a mega-cene elettorali, a valanghe di manifesti, alla collaborazione di gente che non conosci e vorresti, per vari motivi, evitare, oltre che a promesse che sai di non poter mantenere- è possibile, in una realtà che ha un fortissimo rigetto per la politica, prendere 790 voti.
Pochi, si dirà, a fronte degli oltre 3.000 che servivano per essere eletti nella mia lista: così pochi da far apparire una magra consolazione che, dietro quei voti, non solo vi sia stato un lavoro pulito (e poco costoso: appena cinquemila euro, di cui solo tremila spesi dal sottoscritto), ma -spesso- l'espressione di una stima da parte di tanta gente che, in Sicilia, ha reso un optional la segretezza del voto.
Che, ed è la prima lezione, serve a salvaguardarti da quei casi in cui la promessa della preferenza ti viene estorta (oltre che quando non vuoi troppe seccature), ma che non potrà mai divenire habitus di un popolo abituato a relazionarsi direttamente e concretamente, senza troppi rimandi ai principi generali.
Il calore dei nostri rapporti, infatti, ha portato tanti -amici e conoscenti- a fare (in presenza spesso esclusivamente del qui scrivente candidato) un elogio umano ed elettorale personale che non può che portarti a pensare quanto, davvero, sia triste l'idea stessa del voto: dietro un solo atto, neutro, arido ed impersonale (per quanto si tenti di identificarlo...), come l'espressione della preferenza c'è spesso la stima di ciascuno, la speranza di molti, la gratitudine di alcuni, l'apprezzamento di parecchi, la scelta del male minore di quasi tutti....
Ovviamente, vale il contrario: dietro il voto di molti ci sono anche tante storie poco raccontabili, preferibilmente segretate, inconfessabili, anche di piccoli o grandi tradimenti, di evidenti o subdole costrizioni.
Mi piace pensare che tutto ciò sia, in questo modo, una sorta di offertorio al potere temporale che, naturalmente, non può che trarne -per essere temporale, appunto- i frutti conseguenti, sotto gli occhi -per quanto cerchino di voltarsi dall'altra parte- di tutti.
Ma non posso che testimoniare -con queste pensate magari un po' superficiali- anche altre storie, meno confacenti a quello che intendiamo per politica, ma che pure con essa hanno a che fare.
Penso, in primo luogo, agli amici con i quali ho condiviso quindici giorni intensi ed esaltanti dopo due anni circa di lontananza dalla politica attiva: le amicizie vere, forgiate nel crogiolo delle difficoltà, delle persecuzioni (chè tali sono -con altre squisitezze- i luoghi comuni e le invidie), sono quelle che sempre si accenderanno anche dopo anni di pause o lontananze.
Ma penso anche alla signora che -hai voglia di stare lì a spiegarle che "era la prima volta che ti presentavi", etc.- era certa che, una volta che sarei "salito", avrei senz'altro assestato a lei ed a tutti la metaforica pedata retrotergale. Metafora reale della rassegnazione come antidoto preventivo alla delusione, se non scusa preconfezionata -chissà- in vista del do ut des da proporre a qualchedun'altro maggiormente smaliziato....
E penso, soprattutto, a vicende molto concrete -raccontate in un comizio conclusivo fatto alle nove di sera ai soli amici, in una piazza piena solo dei ricordi dei volti e delle figure che la riempivano fino a sette, otto anni fa- di gente che reagisce a tante crisi (simili, azzardo, alle piaghe dell'Egitto) nell'unico modo vero, concreto e commovente: con il sacrificio, cioè, della giovane donna che lascia i figli alla madre per fare le mattinate nelle serre del pomodorino con il marito, in modo da risparmiare sui -peraltro bassi- costi dell'extracomunitario, sempre più disoccupato; o con quello del pescatore che, per non consumare un gasolio due volte più caro, resta in mare non per una notte ma per un giorno e due notti, lasciando sempre più spesso da sola la famiglia.
Questo e solo questo merita di essere raccontato: mi si perdoni quindi lo sfogo edonistico di un sito che in pochi hanno visto e che presto toglierò. Serve -in questi giorni che gli restano- a far vedere il volto di uno che ha ricevuto da questa esperienza ben più dei soli 790 voti dei suoi concittadini (867 provinciali), certificati dalla schermata di un arido computer.