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giovedì, 03 luglio 2008

Come non condividere i tre flashes dell'inviato in America latina del Corriere, Rocco Cotroneo, a margine della liberazione di Ingrid Betancourt, in questo post del suo blog, "Americas"?

In particolare, sferza parecchio questo passaggio, da incorniciare (magari in casa di qualche esponente di sinistra, al posto del ritratto del Che):

"Già vedo le facce perplesse di alcuni "osservatori": ma come, le cose non erano che Uribe è un narcoterrorista guerrafondaio mentre Chavez, insieme alla famiglia Betancourt, l'unica soluzione per risolvere il conflitto colombiano? Come spesso accade in America Latina, i fatti smontano le teorie che vanno forte tra Parigi e Roma" 

Fino a qualche ora fa, comunque, dal coro degli alleluiah e delle "esultazioni", mancava un grande protagonista -sempre a modo suo..- del caso Betancourt: Hugo Chavez.

Il quale, stavolta, ha preso il telefono non in diretta fiume televisiva, per sproloquiare su tutto e tutti, ma per congratularsi (dopo ben 24 ore di agghiacciante silenzio, almeno per uno come lui....) con il suo acerrimo nemico, il presidente colombiano Alvaro Uribe...

Il quale, se magari qualcuno non l'ha notato, ha un merito doppio: ha appena liberato colei che, a furor di popolo, potrebbe batterlo da avversaria alle prossime elezioni presidenziali... Alla faccia di tutte le analisi e di tutti gli analisti, oltre che dei soliti pregiudizi.

Eh si!, questa è davvero una bella storia di democrazia e di umanità. Specie se la paragoniamo alle trovate che qualcun altro -sempre quello- cerca di mettere in piedi per sbarazzarsene, dei suoi oppositori!....

p.s. il titolo è il mio personale pensiero sul silenzio del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela....

venerdì, 20 giugno 2008

Adesso che è finita, è possibile ed opportuno parlarne qui: mi è successa, insomma, questa cosa e, non volendo vivere -per quanto possibile- una vita a compartimenti stagni, è giusto (e forse utile, lascio ad altri giudicare), parlarne qui.

Sono stato, quindi, candidato alle ultime amministrative siciliane in quella che ritengo sia la migliore collocazione politica possibile per me, per la mia storia, per le mie idee, per la prospettiva in cui credo.

Ma non intendo certo parlare di questa scelta, almeno per adesso: basterà dire che non è stata una scelta solitaria ma condivisa (quindi, tendenzialmente e molto più propriamente, politica).

Credo possa essere di qualche giovamento testimoniare che -senza ricorrere a mega-cene elettorali, a valanghe di manifesti, alla collaborazione di gente che non conosci e vorresti, per vari motivi, evitare, oltre che a promesse che sai di non poter mantenere- è possibile, in una realtà che ha un fortissimo rigetto per la politica, prendere 790 voti.

Pochi, si dirà, a fronte degli oltre 3.000 che servivano per essere eletti nella mia lista: così pochi da far apparire una magra consolazione che, dietro quei voti, non solo vi sia stato un lavoro pulito (e poco costoso: appena cinquemila euro, di cui solo tremila spesi dal sottoscritto), ma -spesso- l'espressione di una stima da parte di tanta gente che, in Sicilia, ha reso un optional la segretezza del voto.

Che, ed è la prima lezione, serve a salvaguardarti da quei casi in cui la promessa della preferenza ti viene estorta (oltre che quando non vuoi troppe seccature), ma che non potrà mai divenire habitus di un popolo abituato a relazionarsi direttamente e concretamente, senza troppi rimandi ai principi generali.

Il calore dei nostri rapporti, infatti, ha portato tanti -amici e conoscenti- a fare (in presenza spesso esclusivamente del qui scrivente candidato) un elogio umano ed elettorale personale che non può che portarti a pensare quanto, davvero, sia triste l'idea stessa del voto: dietro un solo atto, neutro, arido ed impersonale (per quanto si tenti di identificarlo...), come l'espressione della preferenza c'è spesso la stima di ciascuno, la speranza di molti, la gratitudine di alcuni, l'apprezzamento di parecchi, la scelta del male minore di quasi tutti....

Ovviamente, vale il contrario: dietro il voto di molti ci sono anche tante storie poco raccontabili, preferibilmente segretate, inconfessabili, anche di piccoli o grandi tradimenti, di evidenti o subdole costrizioni.

Mi piace pensare che tutto ciò sia, in questo modo, una sorta di offertorio al potere temporale che, naturalmente, non può che trarne -per essere temporale, appunto- i frutti conseguenti, sotto gli occhi -per quanto cerchino di voltarsi dall'altra parte- di tutti.

Ma non posso che testimoniare -con queste pensate magari un po' superficiali- anche altre storie, meno confacenti a quello che intendiamo per politica, ma che pure con essa hanno a che fare.

Penso, in primo luogo, agli amici con i quali ho condiviso quindici giorni intensi ed esaltanti dopo due anni circa di lontananza dalla politica attiva: le amicizie vere, forgiate nel crogiolo delle difficoltà, delle persecuzioni (chè tali sono -con altre squisitezze- i luoghi comuni e le invidie), sono quelle che sempre si accenderanno anche dopo anni di pause o lontananze.

Ma penso anche alla signora che -hai voglia di stare lì a spiegarle che "era la prima volta che ti presentavi", etc.- era certa che, una volta che sarei "salito", avrei senz'altro assestato a lei ed a tutti la metaforica pedata retrotergale. Metafora reale della rassegnazione come antidoto preventivo alla delusione, se non scusa preconfezionata -chissà- in vista del do ut des da proporre a qualchedun'altro maggiormente smaliziato....

E penso, soprattutto, a vicende molto concrete -raccontate in un comizio conclusivo fatto alle nove di sera ai soli amici, in una piazza piena solo dei ricordi dei volti e delle figure che la riempivano fino a sette, otto anni fa- di gente che reagisce a tante crisi (simili, azzardo, alle piaghe dell'Egitto) nell'unico modo vero, concreto e commovente: con il sacrificio, cioè, della giovane donna che lascia i figli alla madre per fare le mattinate nelle serre del pomodorino con il marito, in modo da risparmiare sui -peraltro bassi- costi dell'extracomunitario, sempre più disoccupato; o con quello del pescatore che, per non consumare un gasolio due volte più caro, resta in mare non per una notte ma per un giorno e due notti, lasciando sempre più spesso da sola la famiglia.

Questo e solo questo merita di essere raccontato: mi si perdoni quindi lo sfogo edonistico di un sito che in pochi hanno visto e che presto toglierò. Serve -in questi giorni che gli restano- a far vedere il volto di uno che ha ricevuto da questa esperienza ben più dei soli 790 voti dei suoi concittadini (867 provinciali), certificati dalla schermata di un arido computer.

martedì, 27 maggio 2008

Ma certo...

Perchè, inserire un link alle immagini di una scultura raffigurante una rana (o, sarebbe meglio dire, una tartaruga ninja, spogliata del suo guscio) crocifissa con un boccale di birra in mano?

Perchè -in questo modo- fare pubblicità ad un artista (?) defunto ed al museo che ha deciso di "onorarlo", associandolo solo a questa "opera" (l'ensamble fra il pezzo di un giocattolo Mattel ed una croce di legno)?

No, niente link: sarebbe già troppa energia sprecata cliccare non per indignarsi ma, meglio, per ricavare una sempre più crescente sensazione di stanchezza (più che di sconforto) per la banalità di certe operazioni; per l'indifferenza con la quale il circuito mediatico le veicola, ormai quasi automaticamente, al solo fine di riempire le pagine di giornali e web che si leggono ormai solo per mantenersi nelle proprie posizioni, aggiungendo all'elenco un nuovo episodio per scavare di più il fossato separatore.

E' questo l'ultimo esito -se non del male- della cattiveria: l'infantile uso, con annesso serioso dibattito tanto più infantile anch'esso quanto ripetitivo e stantio, di sberleffi al talento prima che alla religione?  

Ma certo....

Ad una cosa è servito, questo nulla che compone l'abisso "che richiama l'abisso": a decidersi, finalmente, di non occuparsene più, qui come altrove.

mercoledì, 21 maggio 2008

Quando Maurizio Blondet merita, è sempre il benvenuto. Anche in questa modestissima magione.

Ma questi citati nell'articolo linkato, non dovrebbero essere per il "rientro dolce"?

Ah, che sbadato!: meglio morire abortiti che sballotolati da un ciclone fra le capanne di paglia....

giovedì, 17 aprile 2008

Ritenuto quanto scrive oggi Maurizio Blondet su Effedieffe, a proposito della visita del Papa negli USA e di quanto detto dallo stesso Pontefice all'arrivo, mi piace proporre ai lettori il seguente quiz, a mo' di interludio, con una piccola -ma non vincolante- rosa di risposte:

"Al ritorno del Papa in Italia, come commenterà Maurizio Blondet i possibili accenni che il Pontefice farà -in occasione di incontri bilaterali con il nuovo Governo Italiano- ai valori ed alla storia del nostro Paese?"

A) si riporterà, sine glossa, alla monnezza italiota;

B) citerà un episodio di ordinario fancazzismo nel settore pubblico;

C) si limiterà a dire che siamo stati capaci di far eleggere in Parlamento Fiamma Nirenstein;

D) non dirà nulla: noi non siamo gli USA.