Il Papa "ossessivo"
A loro modo, ne hanno parlato -per un verso- Sivan e Gino, per l'altro: certo è che, da Regensburg in poi, l'esasperazione mediatica su Benedetto XVI si è fatta più tambureggiante ed ansimante, segno che il Papa aveva colto uno dei suoi tanti bersagli.
La sparizione, cioè, anche dall'orizzonte mediatico, del Logos, della razionalità.
Credo anche io -in tutta e sincera umiltà- che noi cattolici dovremmo essere i primi ad anteporre alla tracimazione giornaliera d'informazioni (per quanto anticonformistiche e in controtendenza esse siano), più serenità di riflessione: in fondo, il luogo privilegiato di Colui che è la Parola è proprio il silenzio.
In campo laico, la furia informativa porta a conseguenze tristemente esilaranti: presa dall'andare addosso a Mel Gibson per il suo Apocalypto, una giornalista di Sky News 24 ha riferito che il capolavoro del regista, The Passion, era stato recitato in sanscrito: il link qui accanto basta a spiegare la confusione con l'aramaico.
Ritornando al Papa, siccome, giorni addietro, il Pontefice ha dedicato alcuni significativi passaggi diretti alla questione, giornali e tv infuriano, sotto il segno di una ben precisa strategia: portare la gente a scancarsi di questo Papa e di quello che dice, specie in campo morale.In fondo, la Polonia non è così poi tanto lontana: anche da noi i poteri "alternativi" si alleano per andare "contro".
Il quadro è un po' più chiaro da stamani: con quel suo fare spesso assai "affabile", il vicepresidente del Senato, Gavino Angius ha denunciato l' "invadenza ossessiva" del Papa.
Peccato però che il pezzullo di Repubblica sia stato richiamato dalla home page del giornale on.line per qualche oretta appena: quelli dell'altro potere hanno capito subito che, a qualcun altro, le parole "invadenza" ed "ossessiva" potevano far riflettere qualcuno sul fatto che, se in realtà, Ratzinger appare "ossessivo" è perchè, in fondo, qualcun'altro è interessato a farlo apparire così....
Altezze profonde
Bellissimo, davvero, il post di Claudio LXXXI, sul libero arbitrio.
Una concreta applicazione del -fin qui misconosciuto da troppi- amore per il Logos: una spiegazione pacata, precisa ed tempo semplice sul rapporto fra tempo ed eternità, con implicazioni nella libertà dell'uomo.
Dall'immagine esemplificativa dei fotogrammi del film (rimando al post per capire) riprendo il concetto di profondità: ogni nostro attimo di vita, compresso nella sua limitatezza, nella sua esiguità, è presente una profondità inconmensurabile che solo accostandoci a Dio è possibile sondare o, quanto meno, intravedere.
Mi piacerebbe chiamarla, però, "altezza": dà l'idea dell'Infinito in cui, guardando verso l'Alto, ci si può dolcemente perdere, mentre il concetto di profondità lo utilizzerei per il nostro essere, in fondo all'intimità più nascosta del quale troviamo, ancora una volta, il Tu che ci fonda e che ci ama.
Ecco la più vera, la più estesa ed illimitata delle libertà: quella nella quale ogni attimo della nostra vita s'innalza vero il cielo, portado con sè noi stess, nella nostra interezza, in ciò che di noi stessi spesso neanche sappiamo, rimanendo spesso in superficie.
"Assenza" reale
Ci pensavo oggi: perchè questa irriducibile avversità del Sud alle "regole", alle "leggi"?
La "colpa", penso, è "anche" del cattolicesimo.
Prima che si pensi che la troppa enfasi mi ha fatto un brutto scherzo, mi spiego: è il proprium delle realtà segnate dalla Riforma, da un lato il ritorno all'Antico Testamento e, dall'altro, dal definitivo smarrimento di tre entità "concretamente personali": in ordine di dignità, il Cristo eucaristico, Maria Santissima e, infine, il Papa.
Eppure, la rivoluzione di Gesù nei confronti della religione ebraica consisteva anche, se non soprattutto, nella sostituzione della presenza personale di un Mediatore alla presenza dello scritto, come luogo del confronto con Dio. meglio, più che sostituzione, secondo la Parola del Cristo, completamento e compimento.
Da Lutero in poi, la cassazione della dimensione della "personalità concreta", dello scavalcamento del confronto diretto, caldo, personale, portano ad un ritorno al passato: con l'idea di affidare a tutti la Parola da leggere e da interpretare si finisce, eterogenesi dei fini, per renderla di nuovo "ostaggio" dei sapienti, di coloro i quali sanno interpretarla, elaborarla, veicolarla.
Al prete cattolico, ai vescovi, portatori dei sacramenti e della loro mediazione "calda", "tattile", si sostituiscono i teologi, gli esperti, i "dottori" che hanno nella punta del "manico della veste" la giusta interpretazione della Parola di Dio.
Cosa c'entra questo con la "legalità"? E' intuitivo: il regresso porta a quella che noi giuristi chiamiamo "iperfetazione" delle norme e che non è una conquista, ma un ritorno all'indietro.
Al tempo, cioè, in cui tutto era regolato da cavilli ed articoli, fin quasi a soffocare.
La mediazione cattolica, fedele al "personalismo caldo" introdotto da Gesù, "affida" gli esiti della norma all'amore verso una -o più persone- l'amore per Cristo, per la Madonna, per il Papa, con quel che segue in termini di autorevolezza, di volontà, di affetto. Di cose, che spesso smuovono le coscienze ben più dei deterrenti e delle sanzioni.
Da qui la diffidenza del Sud verso leggi sempre più numerose e stringenti e, azzardo, la diffidenza di queste ultime verso un Sud ancora troppo legato al calore dell'incontro.
Infine, ma solo come accenno: il venir meno della dimensione "calda" nel protestantesimo è forse una della cause della secolarizzazione.
Provocatoriamente, mi rendo conto, verrebbe quasi da dire che, "espunto" o "sfrattato" il Cristo eucaristico, il tempio protestante si sia inesorabilmente condannato, nel tempo, a "perdere" anche la Parola scritta dei due Testamenti: "perderla" sia nel senso di sfumerla, spezzetterla, disintegrarla (nell'esasperazione esegetica, ad esempio), sia nel senso di "smarrirla", del che -appunto- la secolarizzazione inevitabile e sempre più selvaggia.
Quasi che, mandato via un Testamento, si sia finito con il perdere anche l'altro.