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giovedì, 03 luglio 2008

Come non condividere i tre flashes dell'inviato in America latina del Corriere, Rocco Cotroneo, a margine della liberazione di Ingrid Betancourt, in questo post del suo blog, "Americas"?

In particolare, sferza parecchio questo passaggio, da incorniciare (magari in casa di qualche esponente di sinistra, al posto del ritratto del Che):

"Già vedo le facce perplesse di alcuni "osservatori": ma come, le cose non erano che Uribe è un narcoterrorista guerrafondaio mentre Chavez, insieme alla famiglia Betancourt, l'unica soluzione per risolvere il conflitto colombiano? Come spesso accade in America Latina, i fatti smontano le teorie che vanno forte tra Parigi e Roma" 

Fino a qualche ora fa, comunque, dal coro degli alleluiah e delle "esultazioni", mancava un grande protagonista -sempre a modo suo..- del caso Betancourt: Hugo Chavez.

Il quale, stavolta, ha preso il telefono non in diretta fiume televisiva, per sproloquiare su tutto e tutti, ma per congratularsi (dopo ben 24 ore di agghiacciante silenzio, almeno per uno come lui....) con il suo acerrimo nemico, il presidente colombiano Alvaro Uribe...

Il quale, se magari qualcuno non l'ha notato, ha un merito doppio: ha appena liberato colei che, a furor di popolo, potrebbe batterlo da avversaria alle prossime elezioni presidenziali... Alla faccia di tutte le analisi e di tutti gli analisti, oltre che dei soliti pregiudizi.

Eh si!, questa è davvero una bella storia di democrazia e di umanità. Specie se la paragoniamo alle trovate che qualcun altro -sempre quello- cerca di mettere in piedi per sbarazzarsene, dei suoi oppositori!....

p.s. il titolo è il mio personale pensiero sul silenzio del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela....

martedì, 27 maggio 2008

Ma certo...

Perchè, inserire un link alle immagini di una scultura raffigurante una rana (o, sarebbe meglio dire, una tartaruga ninja, spogliata del suo guscio) crocifissa con un boccale di birra in mano?

Perchè -in questo modo- fare pubblicità ad un artista (?) defunto ed al museo che ha deciso di "onorarlo", associandolo solo a questa "opera" (l'ensamble fra il pezzo di un giocattolo Mattel ed una croce di legno)?

No, niente link: sarebbe già troppa energia sprecata cliccare non per indignarsi ma, meglio, per ricavare una sempre più crescente sensazione di stanchezza (più che di sconforto) per la banalità di certe operazioni; per l'indifferenza con la quale il circuito mediatico le veicola, ormai quasi automaticamente, al solo fine di riempire le pagine di giornali e web che si leggono ormai solo per mantenersi nelle proprie posizioni, aggiungendo all'elenco un nuovo episodio per scavare di più il fossato separatore.

E' questo l'ultimo esito -se non del male- della cattiveria: l'infantile uso, con annesso serioso dibattito tanto più infantile anch'esso quanto ripetitivo e stantio, di sberleffi al talento prima che alla religione?  

Ma certo....

Ad una cosa è servito, questo nulla che compone l'abisso "che richiama l'abisso": a decidersi, finalmente, di non occuparsene più, qui come altrove.

mercoledì, 21 maggio 2008

Quando Maurizio Blondet merita, è sempre il benvenuto. Anche in questa modestissima magione.

Ma questi citati nell'articolo linkato, non dovrebbero essere per il "rientro dolce"?

Ah, che sbadato!: meglio morire abortiti che sballotolati da un ciclone fra le capanne di paglia....

giovedì, 27 marzo 2008

Mi fa piacere constatare che c'è una Chiesa cattolica (con tanto di adorazione perpetua!) persino a.... Gotham City.

Chissà cosa ne penserebbero i radicali.... 

sebastianomallia | Permalink | commenti (9)
films, media, tempi, spunti

lunedì, 17 marzo 2008

L'ho già detto: è stato metabolizzato in fretta -dopo essere stato declassato a trascurabile segmento del logorroico fiume massmediatico- quanto Benedetto XVI ha predicato nel suo discorso al Pontificio Consiglio per la Cultura (nella sezione di quest'ultimo del sito del Vaticano, sotto il link dei Discorsi del Santo Padre , non lo troviamo ancora...), una settimana fa.

Eppure, il richiamo incoscio di queste parole sembra duplice ed impegnativo: se, da un lato, infatti, l'occasione è sembrata anch'essa "accademica", tanto da risuonare Ratisbona, dall'altro è assai singolare trovare -e nella parte finale, quella della sintesi- un richiamo all'Apocalisse ( "Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza ... Ho, però, da rimproverarti che hai abbandonato il tuo primo amore" Ap 2,2.4) che colpisce in un sereno ragionatore come Papa Ratzinger, tanto da sembrar più acconcio in bocca al suo "venerato predecessore".

E, per essere magari un po' maliziosi, colpisce che un simile richiamo ("hai abbandonato il tuo primo amore") sia stato espresso proprio in quella sede.

E' vero: chi scrive qui, per primo, s'è sentito cucite addosso certe parole ("Etsi Deus non daretur"), leit motiv di un'esistenza ripetitiva e grama, nel suo crogiolarsi in certe dinamiche che di dinamico non hanno nulla, grondando piuttosto passività....

Ma il profondo, per quanto profondo sia (anche in virtù della quantità di sabbia che ci buttiamo sopra..), ha sempre un suo richiamo che, anche flebilmente, si fa sentire. E questa di Papa Benedetto, sarà per il tempo, assomiglia moltissimo alla faccenda della sporcizia di quella ormai famosa Via Crucis, anteprima di un Pontificato che ancora doveva iniziare, sotto gli occhi di un altro Regnante.

Non è solo questione di forme e di tempi, o di slogans voluti o meno.

(I credenti)  vivono nel mondo e sono spesso segnati, se non condizionati, dalla cultura dell’immagine che impone modelli e impulsi contraddittori, nella negazione pratica di Dio: non c’è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui. Inoltre, la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale.

Non c'è più bisogno di Dio: come non vederlo nella pratica di mille cose, la principale delle quali è la ricerca nevrotica dello svago quotidiano?  Di pensare a Lui: per una mente occupata da banalità ed effimeri progetti, o da solipisistiche soap operas o regolamenti di conti, da trepidazioni inutili; di ritornare a Lui: per noi che siamo proiettati sempre verso un futuro da riempire con gadgets, novità discografiche o televisive, manovre di calciomercato....

Superficialità ed egocentrismo, poi...

Valga, per quanto ingeneroso e duro, il pezzullo di anteprima a questo post: da intendersi, però, come un grido di aiuto, una sveglia per chi è stato chiamato a vedersi impegnato in un'opera di Salvezza che non passa attraverso media e giornali, rotocalchi, agganci a personalità sovraesposte.

Valga questa domanda polemica e sarcastica, da chi però la pone nella consapevolezza che simili piazzate, in bocca ai Pastori, accrescono il senso di impotenza, di trascinamento, di deriva di noi povere pecore, sorpassate a grandi bracciate da chi dovrebbe venire a tirarci fuori dalle rapide....

Valga come fatto-limite: sappiamo, infatti, che sotto sotto, questo trastullarsi con le faccende di una cantante non va demonizzato se non in quanto sintomo del resto: perchè la superficialità e l'egocentrismo sono diventati pane quotidiano -da decenni se non di più- di molto ragionare "profondo", di molti discorsi alti sui valori, attorno alla politica, la liturgia, la società e l'antropologia.   

Diciamolo pure, a scusante nostra e loro: l'edonismo è davvero l'ultima ideologia. L'edonismo è l'ideologia di chi non ha l'ideologia, di chi non l'ha mai avuta come di chi non ce l'ha più, come di chi rischia -un giorno o l'altro- di perderla.

E' l'ideologia della chiusura degli sportelli del tempo (che devi attraversare per forza, se vuoi accedere a quelli dell'Eternità); il pensare di chi ha serrato il proprio spazio, rendendo "stretta" l'unica porta: quella d'ingresso nella propria vita di tutto il resto.... è il pensare di chi non vuole pensare; è il soffrire di chi non vuole soffrire; l'amore di chi non vuole amare....

L'edonismo è la "soluzione finale" di chi le ha tentate tutte; ed è pericoloso anche per questo, perchè ci si sente in diritto di rispondere di averle provate tutte. Ci si sente in diritto di consolarci come vogliamo, senza bisogno di seguire i tempi e i ritmi di un Consolatore.

Nella Chiesa stessa di ogni giorno e di ogni ora -se vogliamo chiamare Chiesa anche quanto, volendo autoconsolarci, tentiamo di costruire in famiglia ed altrove- ci vengono riconosciute "le opere, la fatica e la costanza".

Qualcosa -e, dieci giorni fa, Qualcuno- ha voluto ricordarci però che rischiamo sempre di abbandonare il nostro "primo amore".