Stamani, su Il Giornale (anche on line), Andrea Tornielli ha raccolto l'opinione di Vittorio Messori sulla moratoria sull'aborto proposta da Giuliano Ferrara.
Questi i links dal sito del Giornale e dal blog di Tornielli (in cui è riportato il core dell'intervista).
Quest'ultima riporta la -già nota- preoccupazione di Messori: la religione cattolica come instrumentum regni e viceversa, in tempi di magra ideale ed ideologica come quelli che stiamo vivendo. Preoccupazione non peregrina, se si sta all'esempio offerto da Gianfranco Fini il quale, presentando di recente l'ennesimo restyling di AN, sembra essersi deciso a mutuare un po' più di magistero cattolico rispetto al passato....
E' ovvio: nessuno può sottoporre a critica le intenzioni di Ferrara, se non altro perchè nessuno è in grado -salvo divinazioni o confidenze intime che, forse, il solo Antonio Socci potrebbe avere ricevuto- di dire, se "dietro" alla fascinazione culturale subita dall'Elefantino, ci sia davvero un processo spirituale di conversione al cattolicesimo.
Qui mi riallaccio, comunque (e chiudo), a quanto Messori dice sulla fede-chiodo sul quale "appendere" la morale cattolica: non ci è stato spiegato come -concretamente- questa benedetta moratoria dovrebbe essere attuata al livello che più conta, quello di chi "decide" sul campo se abortire o meno. E di chi lo fa (non so se dire "purtroppo" o "per fortuna") impippandosene di quello che dicono gli intellettuali o i chierici.
Di chi, insomma, non ha un chiodo (o ha un chiodo piuttosto piantato male) al quale aggrapparsi quando la disperazione -anche quella che gli deriva dalla sazietà, biffianamente- lo coglie in presenza di una nuova vita alla quale dover lasciare il proprio spazio.